3 febbraio 2016

Proclama della marcia su Roma

Benito Mussolini con alcuni dei quadrunviri: da sinistra Emilio De Bono, Cesare Maria De Vecchi e Italo Balbo

Siamo agli inizi dell'avventura fascista (anche se le squadre fasciste erano già ben note). Il discorso evidenzia quelli che furono gli aspetti su cui Mussolini fece leva: la memoria della "vittoria mutilata" e la promessa di sanare la grave situazione di crisi che caratterizzava l'Italia del primo dopoguerra.

La borghesia capitalista, la monarchia, gli ambienti militari ed ecclesiastici non intervennero: speravano che il fascismo bloccasse quelle trasformazioni sociali che, garantendo diritti alla popolazione, avrebbero ridotto i privilegi delle classi più agiate.

Il testo è ridotto ed adattato.

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Proclama della marcia su Roma
Benito Mussolini
27 ottobre 1922


Fascisti di tutta Italia!
L'ora della battaglia decisiva è suonata. Quattro anni fa, l'esercito nazionale scatenò di questi giorni la suprema offensiva che lo condusse alla vittoria [sta alludendo al 1918 e, in particolare, a Vittorio Veneto ovvero richiama con un paragone un fatto "glorioso" della storia italiana recente]: oggi, l'esercito delle camicie nere riafferma la vittoria mutilata [...] La legge marziale del fascismo entra in pieno vigore. Dietro ordine del Duce [dal latino DVX che indica il capo militare - in questo caso si rifà al periodo di maggior splendore dell'Italia, quello in cui Roma estendeva il suo dominio su buona parte del mondo conosciuto] i poteri militari, politici e amministrativi della direzione del partito vengono riassunti da un quadrumvirato segreto d'azione, con mandato dittatoriale [sia quadrumvirato sia dittatura sono termini che rimandano all'esperienza dell'antica Roma. Quadrumvirato indica una magistratura formata da quattro persone, nella fattispecie si trattava di Italo Balbo, Michele Bianchi, Emilio De Bono e Cesare Maria De Vecchi].


L'esercito, riserva e salvaguardia suprema della nazione, non deve partecipare alla lotta [...] Né contro gli agenti della forza pubblica marcia il fascismo, ma contro una classe politica di imbelli e di deficienti che da quattro anni non ha saputo dare un governo alla nazione. Le classi che compongono la borghesia produttrice sappiano che il fascismo vuole imporre una disciplina sola alla nazione e aiutare tutte le forze che ne aumentino l'espansione economica ed il benessere. Le genti del lavoro, quelle dei campi e delle officine, quelle dei trasporti e dell'impiego, nulla hanno da temere dal potere fascista. Saremo generosi con gli avversari inermi; saremo inesorabili con gli altri [...]


un solo impulso ci spinge, una sola volontà ci accoglie, una passione sola c'infiamma: contribuire alla salvezza ed alla grandezza della patria.


Fascisti di tutta Italia! Tendete romanamente [con atteggiamento analogo a quello che mosse gli antichi romani che seppero estendere il dominio di Roma su buona parte del mondo conosciuto] gli spiriti e le forze. Bisogna vincere. Vinceremo! [vincere e vinceremo sarà anche lo slogan che accompagnerà la disastrosa avventura dell'Italia nella seconda guerra mondiale, al fianco dei nazisti di Hitler]

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