28 giugno 2017

Crabas e la religione

Michela Murgia descrive il pantheon del paese di Crabas (dal romanzo L'incontro).

Il paese viveva di un respiro comune ritmato dal suono delle campane: la chiesa parrocchiale di Santa Maria era il suo polmone, ma più per questioni di organizzazione cittadina che per aneliti di fede. Il primo regolatore della vita civile erano infatti i santi di categoria, celesti protettori sindacali di questo o quel gruppo di lavoratori, le cui celebrazioni erano anche un’occasione per fare il bilancio dell’anno produttivo trascorso.
I pescatori avevano come patrono Santu Pedru, il pescatore di uomini, e i suoi festeggiamenti erano costituiti da una processione, una messa in pompa magna con predicatore a pagamento venuto da fuori, e soprattutto quintali di muggini arrosto cucinati in piazza durante i balli. L’odore del pesce arrostito si sentiva dai paesi vicini e Maurizio lo associava per istinto alle occasioni speciali di Crabas, che per i suoi muggini era famosa fino a Cagliari.
I contadini, che erano appena meno numerosi dei pescatori, erano protetti autorevolmente da Santu Sidoru, un nume spagnolo che pare avesse fatto il contadino e che chiudeva con la sua festa il lavoro della trebbiatura del grano a fine luglio.
I muratori – che erano pochi ma si festeggiavano come se fossero gli unici a lavorare a Crabas – veneravano Santa Lughìa, non tanto perché in vita sua la santa avesse mai fatto il muratore, ma in quanto protettrice degli occhi, senza i quali nessun muro sarebbe mai venuto a piombo.
Oltre al pantheon delle categorie professionali c’erano poi i santi davvero potenti, quelli efficaci per tutti e in tutte le occasioni, confidenzialmente denominati il Santo e la Santa. La Santa era Maria Assunta in cielo in anima e corpo, patrona del paese. Il Santo era Sarbadori, il Salvatore, ovvero Gesù Cristo stesso, onorato con una processione maschile lunga nove chilometri fatta correndo a piedi nudi dal centro di Crabas fino alla chiesa campestre in mezzo agli sterrati del Sinis.
Nei paesi del circondario si guardava con invidia manifesta al fatto che Crabas
avesse così tanti soldi da poter celebrare un santo quasi ogni due mesi, e i crabrarissi dal canto loro amavano ribadire la propria supremazia bombardando il cielo notturno con fuochi artificiali a ogni festa più spettacolari e visibili.
(pp. 12-13) 

Nel passo che segue spiega l'Incontro.

L’Incontro era un avvenimento atipico anche per le complesse abitudini religiose sarde: a differenza delle normali processioni dei santi non c’era solo una statua a girare per il paese con la folla al seguito come orante serpentone, ma due simulacri e due cortei distinti: uno trasportava la statua di Gesú appena risorto che andava simbolicamente in cerca di sua madre, l’altro recava la statua di Maria Santissima in gramaglie che andava incontro al figlio.
(pp. 70-71)

Michela Murgia, L'incontro, Einaudi, 2012

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