11 luglio 2017

Anafora

L'anàfora (dal greco ἀναφορά che significa ripetizione) è una figura retorica che consiste nel ripetere la stessa parola o la stessa espressione all'inizio di frasi o di versi consecutivi

Un esempio assai noto è rappresentato da Inferno III, 1-3
Per me si va ne la città dolente,
per me si va nell’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente
Un altro esempio famoso è in Inferno V, 100-107
Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
prese costui de la bella persona
che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
mi prese del costui piacer sì forte,
che, come vedi, ancor non m'abbandona.
Amor condusse noi ad una morte:
Caina attende chi vita ci spense. 
Un ultimo esempio è nel celebre sonetto di Cecco Angiolieri:
S'i' fosse foco, arderei 'l mondo;
s'i' fosse vento, lo tempesterei;
s'i' fosse acqua, i' l'annegherei;
s'i' fosse Dio, mandereil'en profondo;
Si tratta di una figura basata sul meccanismo della ripetizione e ha lo scopo di evidenziare un particolare concetto o una particolare espressione. Compare spesso anche nel linguaggio comune, nelle preghiere, nelle filastrocche o nei ritornelli delle canzoni pop.

Un esempio da Quello che non ho di Fabrizio De André:
Quello che non ho è una camicia biancaquello che non ho è un segreto in bancaquello che non ho sono le tue pistoleper conquistarmi il cielo, per guadagnarmi il sole


→ Esercizio interattivo su anafora (cloze)


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