11 luglio 2017

Michela Murgia - Accabadora

Maria si è appena trasferita a casa di Bonaria Urrai e... fatica ad ambientarsi
Tzia Bonaria le diede un letto solo suo e una camera
piena di santi, tutti cattivi. Lì Maria capì che il paradiso
non era un posto per bambini. Due notti stette zitta vegliando
con gli occhi tesi nel buio per cogliere lacrime di
sangue o scintille dalle aureole. La terza notte si fece vincere
dalla paura del sacro cuore col dito puntato, reso visibilmente
minaccioso dal peso di tre rosari sul petto zampillante.
Non resistette più, e gridò.
Tzia Bonaria aprì la porta dopo nemmeno un minuto,
trovando Maria in piedi accanto al muro che stringeva il
cuscino di lana irsuta eletto a cucciolo difensore. Poi
guardò la statua sanguinante, più vicina al letto di quanto
fosse sembrata mai. Prese sottobraccio la statua e la portò
via senza una parola; il giorno dopo sparirono dalla credenza
anche l’acquasantiera con santa Rita disegnata dentro
e l’agnello mistico di gesso, riccio come un cane randagio,
feroce come un leone. Maria ricominciò a dire l’Ave
solo dopo un po’, ma a bassa voce, perché la Madonna non
sentisse e la prendesse sul serio nell’ora della nostra morte
amen.

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