13 settembre 2017

Sineddoche - retorica

La sinèddoche è una figura semantica (cioè una figura di significato) che si basa sul trasferimento di significato da una parola all'altra, in maniera analoga a quanto avviene per la metafora. Si basa però su una relazione di contiguità e, in particolare, su un rapporto di tipo quantitativo (si differenzia dalla metonimia che si basa su una relazione di carattere qualitativo).
La sineddoche si utilizza per indicare la parte per il tutto e viceversa, il genere per la specie e viceversa, il singolare per il plurale e viceversa. Più in generale possiamo dire (lo dice Heinrich Lausberg nel suo Elementi di retorica) che possiamo avere un passaggio da parola di significato più ampio ad una di significato più ristretto o, viceversa, un passaggio da parola di significato più ristretto e particolare ad una di significato più ampio e generico.

Alcuni esempi da brani che abbiamo letto:
  • se da lunge i miei tetti saluto (In morte del fratello Giovanni, Ugo Foscolo)
  • le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue (Ho sceso dandoti il braccio, Eugenio Montale)
  • gentil ramo ove piacque [...] a lei di fare al bel fianco colonna (Chiare, fresche e dolci acque, Francesco Petrarca)
  • Invano cerchi tra la polvere (Milano, agosto 1943, Salvatore Quasimodo)
  • le nubi estive e i zeffiri sereni (Alla Sera, Ugo Foscolo)
  • O animal grazioso e benigno (Inferno, V, Dante Alighieri)

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