15 settembre 2015

Qualche appunto sulle fonti storiche


Tutto ciò che ci può fornire una testimonianza utile per conoscere il passato può diventare una fonte (o un documento).

I termini “fonte” e “documento” sono qui usati come sinonimi. All’origine di entrambi c’è quella che potremmo definire “traccia”, ovvero qualsiasi segno che ci sia stato lasciato dagli uomini vissuti nel passato. Il termine “tracce” indica generalmente la massa sterminata di “cose”, che è a disposizione di chi ha bisogno di informazioni sul passato

Quello che ci interessa è che la traccia non è utile di per sé: bisogna che lo storico la riconosca come fonte, cioè che riconosca la sua capacità di rispondere alle domande che egli si pone. Occorre quindi che la scelga, tra tutte le tracce disponibili, e che decida di interrogarla: solo così la traccia diviene “fonte” e diviene utile al progresso della conoscenza storica.

TRACCIA ==> SELEZIONE DELLO STORICO ==> FONTE

Dal punto di vista del loro aspetto le tracce del passato possono essere classificate in molti modi. Ad esempio possiamo distinguere i resti (fossili, ossa), tracce strumentali (utensili, abitazioni, armi, tombe, monete, modificazioni dell’ambiente e del paesaggio), monumenti, narrazioni (diari, cronache, biografie), documenti iconografici (graffiti, quadri, disegni, carte geografiche), testimonianze documentarie (leggi, costituzioni, atti pubblici o privati, registri, bilanci), testimonianze orali, materiali audiovisivi (filmati, registrazioni).

Le fonti storiche vengono tradizionalmente suddivise in:
  • primarie, ovvero le fonti che risalgono all’epoca indagata;
  • secondarie, quelle che appartengono a un’epoca successiva al fatto indagato ma sono a questo inerenti (ad esempio, opere storiche).


Un’altra distinzione importante è quella tra:
  • fonti intenzionali, cioè costruite con lo scopo di tramandare un certo ricordo (ad esempio i monumenti che alcuni imperatori hanno fatto costruire per celebrare e tramandare le loro gesta) – queste fonti devono essere utilizzate con attenzione perché sono l’espressione del punto di vista di chi le ha volute;
  • fonti non intenzionali, cioè quelle da cui si possono ricavare informazioni non volutamente elaborate per essere tramandate.

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