18 febbraio 2019

Nella Piazza di San Petronio – G. Carducci

La poesia è parte delle Odi barbare.
Metrica: Distici elegiaci (nella metrica classica sono distici formati da un esametro e da un pentametro; Carducci cercò di ricrearli nella metrica italiana combinando settenari con novenari e settenari con ottonari).

Surge nel chiaro inverno la fosca turrita Bologna,
e il colle sopra bianco di neve ride.

È l’ora soave che il sol morituro1 saluta
le torri e ’l tempio, divo Petronio, tuo;

le torri i cui merli tant’ala di secolo2 lambe3,
e del solenne tempio la solitaria cima4.

Il cielo in freddo fulgore adamàntino5 brilla;
e l’aër come velo d’argento giace6

su ’l fòro7, lieve sfumando a torno le moli8
che levò cupe il braccio clipeato9 de gli avi.

Su gli alti fastigi10 s’indugia il sole guardando
con un sorriso languido di vïola,

che ne la bigia11 pietra nel fósco vermiglio mattone
par che risvegli l’anima de i secoli,

e un desio mesto12 pe ’l rigido aëre sveglia
di rossi maggi, di calde aulenti13 sere,

quando le donne gentili14 danzavano in piazza
e co’ i re vinti15 i consoli tornavano.

Tale la musa ride16 fuggente al verso in cui trema
un desiderio vano de la bellezza antica17.
6-7 febbraio 1877

1 Che sta per morire (latinismo).
2 Così ampia porzione di passato (soggetto di “lambe”).
3 Sfiora (da lambire).
4 Campanile.
5 Di diamante, brillante.
6 La nebbia si posa come un velo d'argento (C. usa la stessa espressione in Presso una Certosa, da Rime e ritmi)
7 Piazza, latinismo.
8 Palazzi e torri.
9 Armato di scudo (clìpeo).
10 Tetti, cime.
11 Grigia.
12 Triste.
13 Profumate.
14 Nobili, come in Tanto gentile e tanto onesta pare.
15 I re sconfitti (e catturati). Si riferisce alla battaglia di Fossalta avvenuta nel maggio del 1249. I bolognesi catturarono re Enzo, il figlio di Federico II, e lo tennero prigioniero nel palazzo che ancora porta il suo nome.
16 Sorride.
17 Il desiderio di rievocare il glorioso passato si intreccia alla volontà di ricreare la metrica classica.

Parafrasi: Si erge nella chiarezza della luce invernale la cupe e turrita Bologna e il colle che le sta sopra le sorride ricoperto di neve. È l'ora dolce in cui il sole che sta per tramontare saluta le torri e la chiesa di San Petronio; quelle torri i cui merli, così come il campanile della chiesa solenne, sono sfiorati da una così grande ala di passato. Il cielo brilla in un freddo splendore di diamante e la nebbia si posa sulla piazza come un velo di argento, sfumando lievemente i contorni dei palazzi e delle torri che furono innalzati dal braccio, armato di scudo, degli avi. Sugli alti tetti indugia il sole guardando con un sorriso di languida luce violacea che sembra risvegliare l'anima del passato nella grigia pietra e nel mattone rosso scuro, e sveglia così, nell'area rigida, un desiderio incolmabile di maggi arrossati e di sere calde e profumate, quando le donne nobili danzavano in piazza e i consoli tornavano in città con i re catturati in battaglia. Allo stesso modo la musa sorride in modo sfuggente ala poesia in cui trema un vano desiderio di bellezza antica.

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