Molto spesso nei documenti che si leggono in giro o che si trovano via WWW si legge al di sotto del titolo Giorno della memoria una sorta di sottotitolo esplicativo con valore finale, a sottolinearne lo scopo: per non dimenticare. Ferma la constatazione del suo carattere pleonastico credo che si possa specificare meglio quale debba essere il passo successivo. Quello che, pena l'inciampo, deve seguire questo "non dimenticare".
Noi ricordiamo, la storia studia i resti del passato e "ricorda", perché alla diagnosi possa seguire una prognosi, un'indicazione sul nostro stato di salute, una riflessione sul perché si è lasciato che accadesse e sul come evitarlo.
Una delle reazioni più comuni, ad esempio, è quella di ripetersi che non si sapeva.
In realtà si sapeva. Il Corriere della sera titolava, ad esempio, in occasione di una delle pagine più vergognose della nostra storia, Il Gran Consiglio presieduto dal Duce prende una serie di vitali decisioni per la difesa della razza. Si sapeva, visto che tutta una serie di norme vessatorie escludeva i cittadini italiani di origine ebraica dalle amministrazioni militari e civili, dagli enti locali, dalle scuole. Si sapeva e addirittura c'erano riviste come La difesa della razza. C'erano qui da noi, tutto quello che sto dicendo è successo qui da noi.
Del resto, la legge italiana che invita alla memoria della tragedia delle deportazioni e dei campi di concentramento e sterminio è una legge recente. Tanto recente che si fatica a non provare un certo senso di imbarazzo.
Su questo blog ci sono altri materiali sul tema della shoah.
In particolare, a mo' di invito alla lettura, alcuni brani tratti da I sommersi e i salvati, di Primo Levi.
[...] un post dedicato alla Giornata della Memoria del 2012 sottolineavo l’attualità di queste tematiche. Nel dubbio, domani, si legga qualche [...]
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