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2 gennaio 2025

Calendari in uso nel mondo

Calendario del X sec.

La maggior parte delle nazioni adotta un calendario ufficiale, che spesso convive con altri utilizzati per motivi religiosi, culturali o liturgici. Questi sono i principali.


Calendario Gregoriano 
È il calendario solare ufficiale adottato dalla maggior parte dei paesi (anche dall'Italia) e dalle organizzazioni internazionali (ad esempio l'ONU).
Origine: Introdotto da papa Gregorio XIII nel 1582 come correzione del calendario giuliano.
Anno corrente: 2025.

Calendario Islamico
Calendario lunare usato nei paesi musulmani. Si basa sul moto della Luna.
Origine: Ha inizio il 1° Muharram dell’anno 1 (corrispondente al 16 luglio 622 d.C.), data dell’Egira di Maometto.
Anno corrente: 1446.

Calendario Ebraico
Calendario lunisolare usato in Israele e per motivi religiosi dagli ebrei in tutto il mondo.
Origine: Calcolato sulla base di cicli lunari e solari, con anni di 12 o 13 mesi.
Anno corrente: 5785.

Calendario Cinese 
Calendario lunisolare usato in Cina fino al 1912, ma ancora importante per festività tradizionali come il Capodanno Cinese.
Origine: Incorporava elementi sia solari sia lunari.
Anno corrente: 4722.

Calendario Nazionale Indiano (Saka) 
Calendario civile ufficiale in India, usato assieme al gregoriano per scopi governativi.
Origine: La sua epoca inizia nel 78 d.C. del calendario gregoriano.
Anno corrente: 1947.

Calendario Buddhista 
Calendario usato in Thailandia e in altre regioni di influenza buddhista.
Origine: Basato sul calendario lunisolare e calcolato a partire dalla morte del Buddha.
Anno corrente: 2568.

Calendario Persiano 
Calendario solare utilizzato in Iran e Afghanistan, basato sul ciclo delle stagioni.
Origine: Riformato nel 1079 d.C. dall’astronomo Omar Khayyam.
Anno corrente: 1403.

Calendario Giuliano 
Predecessore del calendario gregoriano, è ancora utilizzato per scopi religiosi da alcune Chiese ortodosse.
Origine: Introdotto da Giulio Cesare nel 45 a.C.
Anno corrente: 2025 (con uno scarto di -13 giorni rispetto al gregoriano).



28 gennaio 2023

Habeas corpus

Con l'espressione latina Habeas corpus si indica il mandato emesso da un giudice con cui ordina che un prigioniero sia portato al proprio cospetto, per verificarne le condizioni personali e evitare una detenzione senza concreti elementi di accusa. È quindi una norma che garantisce la salvaguardia della libertà individuale contro l'azione arbitraria dello Stato.

Giovanni d'Inghilterra

Fa la sua prima comparsa nella Magna Charta (1215, Re Giovanni Senzaterra) «Nessun uomo libero può essere arrestato, imprigionato o danneggiato in alcun modo, in assenza di un giudizio legale».

Guglielmo III d'Orange

L'Habeas Corpus Act - emanato nel 1679 da Carlo II d'Inghilterra, figlio del Carlo I decapitato nel 1649 - ha codificato l'emissione del writ e il diritto all'Habeas corpus è stato poi consacrato dal Bill of Rights, alla conclusione della Gloriosa Rivoluzione inglese, firmato nel 1689 dal nuovo re, Guglielmo III d'Orange. 

Il principio si diffuse poi in tutte le costituzioni liberali occidentali.

27 gennaio 2023

27 gennaio 2023 - Sami Modiano al Senato con gli studenti

Venerdì 20 gennaio 2023, a Palazzo Giustiniani, nella Sala dove venne firmata la Costituzione, Sami Modiano, un superstite della Shoah, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, ha incontrato gli studenti del Liceo scientifico Morgagni di Roma e ha risposto alle domande di SenatoTV. 
Quando portato nel campo nazista di Birkenau, nel 1944, aveva 14 anni. 

18 maggio 2022

Angela Davis - violenza e rivoluzione

Questo video è tratto da un'intervista del 1972.
Un giornalista chiede ad Angela Davis, all'epoca rinchiusa nella cella di una prigione statale della California, cosa pensa del ricorso alla violenza da parte delle organizzazioni rivoluzionarie afroamericane.

16 marzo 2022

Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie

Legge 8 marzo 2017, n. 20

  Art. 1 

  1. La Repubblica riconosce  il  giorno  21  marzo  quale  «Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie». 

[...]

  3. In occasione della Giornata nazionale di cui  al  comma 1, gli istituti scolastici di ogni ordine e  grado  promuovono [...] iniziative volte alla sensibilizzazione sul valore storico, istituzionale e  sociale  della lotta alle mafie e sulla memoria delle vittime delle mafie.  Al  fine di conservare, rinnovare e costruire una memoria storica condivisa in difesa  delle  istituzioni  democratiche,  possono essere altresì organizzati [...]  momenti comuni di ricordo dei fatti  e  di  riflessione,  nonché  iniziative finalizzate alla costruzione, nell'opinione pubblica e nelle  giovani generazioni, di  una  memoria  delle  vittime  delle  mafie  e  degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia recente [...].



Due o tre informazioni per comprendere meglio il film La mafia uccide solo d'estate (Pierfrancesco Diliberto, 2013).

La strage di viale Lazio, avvenuta a Palermo il 10 dicembre 1969, fu uno dei primi e  dei più cruenti regolamenti di conti della storia di Cosa nostra (5 morti).

Salvatore Riina (1930-2017), è un criminale italiano, legato a Cosa Nostra e considerato il capo dell'organizzazione dal 1982 fino al suo arresto (1993).

Rocco Chinnici (1925 – 1983) è stato un magistrato italiano, una delle vittime di Cosa Nostra. È divenuto famoso per l'idea dell'istituzione del "pool antimafia", che diede una svolta decisiva nella lotta alla mafia.

Giulio Andreotti (1919 – 2013) è stato un politico italiano, uno dei principali esponenti della DC. Protagonista della vita politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo ha ricoperto diversi importanti incarichi di governo (vari ministeri) ed è stato sette volte presidente del Consiglio. Subì un processo per concorso esterno in associazione mafiosa che stabilì che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all'associazione per delinquere» (Cosa Nostra) anche se fu dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Giorgio Boris Giuliano (1930 – 1979) è stato un poliziotto italiano, ufficiale e investigatore della Polizia, capo della Squadra Mobile di Palermo, assassinato da cosa nostra. Diresse le indagini con metodi innovativi e determinazione. Fu ucciso da Leoluca Bagarella, che gli sparò sette colpi di pistola alle spalle.

Pio La Torre (1927 – 1982) è stato un politico e sindacalista italiano. Fu ucciso da Cosa Nostra perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di "associazione mafiosa" e la confisca dei patrimoni mafiosi.

Carlo Alberto dalla Chiesa (1920 – 1982) è stato un generale e prefetto italiano. Fondatore del Nucleo Speciale Antiterrorismo, fu vicecomandante generale dell'Arma dei carabinieri e prefetto di Palermo.

Salvo Lima (1928 – 1992), è stato un politico italiano, parlamentare siciliano della DC. Ebbe rapporti con Cosa nostra ma fu ucciso, forse, perché non riuscì ad intervenire a favore di alcuni boss nel maxiprocesso di Palermo.

Giovanni Falcone (1939 – 1992) è stato un magistrato italiano. Fu assassinato con la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta nella strage di Capaci per opera di Cosa nostra. Assieme all'amico e collega Paolo Borsellino è considerato uno fra gli eroi simbolo della lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

Paolo Emanuele Borsellino (1940 – 1992) è stato un magistrato italiano. Fu assassinato da Cosa nostra con cinque agenti della sua scorta nella strage di via d'Amelio. È considerato uno degli eroi simbolo della lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale, insieme a Giovanni Falcone, di cui fu amico e collega.

Mafia - organizzazione criminale originaria della Sicilia e sorta nell'Ottocento, sotto il governo borbonico. Esercita un controllo parassitario sulle attività economiche e produttive o su attività illecite come il traffico di stupefacenti.
Per estensione si utilizza il termine anche per indicare qualsiasi organizzazione criminale simile alla mafia: mafia cinese, russa.

Omertà - forma di solidarietà propria della malavita, per cui si mantiene il silenzio su un delitto o sulle sue circostanze in modo da ostacolare la ricerca e la punizione del colpevole. Il comportamento omertoso, in genere, è motivato dalla paura di ritorsioni.

Cupola - struttura di vertice dell’organizzazione mafiosa formata dai capi delle cosche più potenti, che concorda le strategie generali e decide e ordina le più rilevanti operazioni criminali.



13 marzo 2022

Alessandro Barbero: l'importanza della storia a scuola

Video datato e audio pessimo. Ma può essere un interessante spunto di riflessione.




30 dicembre 2021

L’Italia dopo la guerra greco-gotica

 Nel 553 Giustiniano riuscì a chiudere vittoriosamente la guerra contro gli ostrogoti e quindi a riconquistare l’Italia. La penisola era stata però devastata da un ventennio di guerra, cui erano seguite carestie e pestilenze.

In questo brano possiamo leggere la descrizione, particolarmente cruda, delle misere condizioni dell’Italia di quegli anni. Ci viene offerta da un testimone oculare, lo storico Procopio di Cesarea, nella Storia delle guerre di Giustiniano.
L’anno avanzava verso l’estate e già il grano cresceva spontaneo, non in tale quantità però come prima, ma assai minore: poiché non essendo stato interrato nei solchi con l’aratro, né con mano d’uomo, ma rimasto alla superficie, la terra non poté fecondarne che una piccola parteNé essendovi alcuno che lo mietesse, passata la maturità, ricadde giù e niente poi più ne nacque.
La stessa cosa avvenne pure nell’Emilia; perciò le genti di quei paesi, lasciate le loro case, si recarono nel Piceno pensando che quella regione, essendo marittima, non dovesse essere totalmente afflitta dalla carestia.
Né meno visitati dalla fame per la stessa ragione furono i toscani, dei quali quelli che abitavano i monti, macinando ghiande di quercia come grano, ne facevano pane, che mangiavano. Ne avveniva naturalmente che venissero colti da malattie di ogni sorta, solo alcuni uscendone salvi. Nel Piceno si dice che non meno di cinquantamila contadini romani morissero di fame, ed anche molti di più al di là del golfo ionico. Tutti divenivano emaciati e pallidi, e la loro carne, mancando di alimenti, secondo l’antico adagio consumava se stessa [...]. Vi furono alcuni che sotto la violenza della fame si mangiarono l’un l’altro. Ben molti travagliati dal bisogno della fame, se mai trovavano qualche erba, avidamente vi si gettavano sopra, e appuntate le ginocchia cercavano di strapparla dalla terra, ma non riuscendo, perché esausta era in loro ogni forza, cadevano morti su quell’erba e sulle proprie mani. Né v’era alcuno che li seppellisse, perché a dar sepoltura nessuno pensava; non erano però toccati da alcun uccello dei molti che sogliono pascersi di cadaveri, non essendovi nulla per questi, poiché, come ho già detto, tutte le carni la fame stessa aveva già consumato.
da Procopio di Cesarea, Storia delle guerre di Giustiniano

I Germani nella descrizione di Cesare

Giulio Cesare, oltre ad essere stato un grande condottiero romano e ad aver svolto un ruolo molto importante nel passaggio dalla fase repubblicana alla fase imperiale, fu anche uno scrittore.


La sua opera più famosa è intitolata La guerra Gallica (il titolo originale è De bello Gallico).

È stata scritta fra il 58 e il 50 a.C., quindi durante la conquista della Gallia, ed è composta di otto libri. Nel libro IV Cesare ci parla dei "barbari", descrivendo le abitudini di vita degli Svevi.

Gli Svevi, tra tutti i Germani, sono il popolo più numeroso ed agguerrito in assoluto. Si dice che siano formati da cento tribù: ognuna fornisce annualmente mille soldati, che vengono portati a combattere fuori dai loro territori contro i popoli vicini. Chi è rimasto a casa, provvede a mantenere sé e gli altri; l'anno seguente si avvicendano: questi ultimi vanno a combattere, i primi rimangono in patria. Così non tralasciano né l'agricoltura, né la teoria e la pratica delle armi.Non hanno terreni privati o divisi, nessuno può rimanere più di un anno nello stesso luogo per praticare l'agricoltura.
Si nutrono poco di frumento, vivono soprattutto di latte carne ovina, praticano molto la caccia. Il tipo di alimentazione, l'esercizio quotidiano e la vita libera che conducono accrescono le loro forze e li rendono uomini dal fisico imponente.
Sono abituati a lavarsi nei fiumi e a portare come vestito, in quelle regioni freddissime, solo delle pelli che, piccole come sono, lasciano scoperta gran parte del corpo.

Concedono libero accesso ai mercanti, più per aver modo di vendere il loro bottino di guerra che per desiderio di comprare prodotti.

 

(Tradotto ed adattato da Gaio Giulio Cesare, De bello Gallico, IV, 1-2.)

26 dicembre 2021

Stupor Mundi

Ghibellini, ricordate di festeggiare l'anniversario della nascita di Federico II


Federico Ruggero di Hohenstaufen, re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, nacque infatti  a Jesi, nella Marca anconitana, il giorno 26 dicembre del 1194. Tra le tante cose, si ricordi almeno il ruolo fondamentale della Scuola poetica siciliana.

19 giugno 2021

La scrittura è l'invenzione più importante

 Mi sono appena imbattuto in un sondaggio del canale You Tube Alessandro Barbero - La storia siamo noi (si tratta di un canale dove pubblicano interviste e conferenze di Barbero). 

Anche il popolo di YT (quella parte che ha partecipato al sondaggio) è concorde nel ritenere che la scrittura sia l'invenzione più importante della nostra storia. 



1 giugno 2021

Gli anni del boom: la società e la cultura

Un breve documentario che analizza gli anni del Boom economico soffermandosi sul ruolo della TV e del cinema. 

4 aprile 2021

La Guerra Civile Spagnola

La città di Guernica dopo i bombardamenti nazisti e fascisti del 26 aprile 1937

Fra il 1936-1939 la Spagna fu sconvolta da una drammatica guerra civile che si caricò anche di forti valori ideologici dal momento che si scontrarono forze democratiche e forze antidemocratiche.

In questo scheda una sintesi di quanto accadde:

→ La guerra civile spagnola 1936–1939

Un bel film, su questo tema, è Terra e libertà. Si tratta di un film di Ken Loach tratto da Omaggio alla Catalogna di George Orwell. 

Ken Loach è un regista molto stimato dalla critica, ma molto lontano dallo stile dei film holliwoodiani (vi ho avvertito). 

George Orwell è uno scrittore inglese ricordato per i romanzi La fattoria degli animali e 1984.  Orwell partecipò alla guerra civile come membro del Partito Operaio di Unificazione Marxista (POUM, Partido Obrero de Unificación Marxista).

13 marzo 2021

Memorial Tablet - una poesia di Siegfried Sassoon


Una poesia tratta da The War Poems of Siegfried Sassoon  (1919) di Siegfried Sassoon. 

Ovviamente la war di cui si parla è la Grande Guerra. 

In particolare si ricorda la battaglia di Passchendaele (nota anche come Terza battaglia di Ypres), combattuta sul fronte occidentale tra il 31 luglio e il 6 novembre del 1917. 

Le passerelle da trincea (si veda la foto a lato) erano dei rudimentali pianali, costruiti con assi di legno, che servivano a rendere "agevole" il passaggio dei soldati.

Il Lord Derby che viene citato è Edward Stanley, XVII conte di Derby. Il suo programma di arruolamento entrò in vigore nel 1915.


Memorial Tablet

Squire nagged and bullied till I went to fight

(Under Lord Derby's scheme). I died in hell -

(They called it Passchendaele); my wound was slight,

And I was hobbling back, and then a shell

Burst slick upon the duck-boards; so I fell

Into the bottomless mud, and lost the light.


In sermon-time, while Squire is in his pew,

He gives my gilded name a thoughtful stare;

For though low down upon the list, I'm there:

"In proud and glorious memory"-that's my due.

Two bleeding years I fought in France for Squire;

I suffered anguish that he's never guessed;

Once I came home on leave; and then went west.

What greater glory could a man desire?


Targa a ricordo dei Caduti della Grande Guerra

Umiliato e vessato dal padrone finché non andai al fronte,

(grazie alla legge sull’arruolamento di Lord Derby). Morii nell’inferno ‒

(Però lo chiamavano Passchendaele). Avevo ferite leggere,

e stavo trascinandomi dietro le linee, quando una granata

esplose proprio sopra la improvvisata passerella: così caddi

nel fango senza fondo, e resi l’anima a Dio.


All’ora della predica, mentre il padrone siede alla sua panca,

gli cade lo sguardo pensoso sul mio nome a lettere d’oro;

perché, anche se verso il fondo della lista, ci sono anch’io;

«Alla memoria gloriosa e imperitura...» è quanto mi spetta.

Due terribili anni in Francia ho combattuto, per il padrone:

ne ho passate tante che lui neanche immagina.

Una sola volta a casa in licenza: e poi il gran salto…

Quale gloria più alta può mai desiderare un uomo?


Siegfried Sassoon (trad. Giorgio Miglior)

19 gennaio 2021

La canzone del Piave

Conosciuta anche con il titolo La Leggenda del Piave, è una famosa canzone patriottica italiana, composta nel 1918 da Giovanni Gaeta.


Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio

dei primi fanti il ventiquattro Maggio.

L'esercito marciava per raggiunger la frontiera,

per far contro il nemico una barriera.

Muti passaron quella notte i fanti:

tacere bisognava e andare avanti.

S'udiva intanto dalle amate sponde

sommesso e lieve il tripudiar dell'onde.

Era un presagio dolce e lusinghiero:

il Piave mormorò "Non passa lo straniero!".


Ma in una notte triste si parlò di un fosco evento

e il Piave udiva l'ira e lo sgomento.

Ahi, quanta gente ha vista venir giù, lasciare il tetto

poiché il nemico irruppe a Caporetto.

Profughi ovunque dai lontani monti

venivano a gremir tutti i suoi ponti!

S'udiva allor dalle violate sponde

sommesso e triste il mormorio dell'onde.

Come un singhiozzo in quell'autunno nero

il Piave mormorò "Ritorna lo straniero!".


E ritornò il nemico per l'orgoglio e per la fame:

voleva sfogar tutte le sue brame.

Vedeva il piano aprico di lassù, voleva ancora

sfamarsi e tripudiare come allora.

"No!" disse il Piave, "No!" dissero i fanti,

"Mai più il nemico faccia un passo avanti!".

Si vide il Piave rigonfiar le sponde,

e come i fanti combattevan l'onde.

Rosso del sangue del nemico altero,

il Piave comandò "Indietro va', straniero!".


Indietreggiò il nemico fino a Trieste, fino a Trento,

e la vittoria sciolse le ali al vento.

Fu sacro il patto antico, fra le schiere furon visti

risorgere Oberdan, Sauro e Battisti.

Infranse alfin l'italico valore

le forche e l'armi dell'impiccatore.

Sicure l'Alpi, libere le sponde,

e tacque il Piave, si placaron l'onde.

Sul patrio suolo, vinti i torvi imperi,

la pace non trovò né oppressi né stranieri.

6 ottobre 2020

Che cos’è per te la storia?

Un brano tratto da Carlo Greppi, La storia ci salverà.

«Che cos’è per te la storia?» mi ha chiesto una volta uno studente di diciassette anni, durante un incontro. Ci ho pensato qualche secondo e poi ho risposto.

«L’eterna lotta tra il bene e il male, forse.»

D’istinto mi è venuto da citare Il Signore degli Anelli e Harry Potter, che non è che parlino di storia anche se un legame con la storia - come ogni cosa - ce l’hanno, per poi aggiungere subito che ovviamente anche nel bene ci sono porzioni di male, e viceversa.

Sempre d’istinto, mi è venuto da specificare che quella è la storia che interessa a me, mentre ci sono interi periodi in cui questa lotta non esiste. O forse non smette mai di esistere, mi viene da chiarire ora, solo che a volte non si vede.

Sicuramente non mi sarebbe mai venuto da definire la storia "uno degli argomenti che spesso annoiano i ragazzi", come avrebbe fatto in mia presenza tre anni dopo un’altra studentessa, benché io sia del tutto consapevole del fatto che, per molti la storia è esattamente quella roba lì. Non il modo per scoprire come siamo arrivati fin qui, ma qualcosa di tremendamente noioso, una litania di biografie di uomini e donne (ma per lo più uomini) illustri e delle loro imprese, una sfilza di eventi e date con pochi appigli logici - eventi e date che noi dovremmo imparare non si sa bene perché.

E allora vi dico subito come va a finire: la storia non è una cosa positiva di per sé. E non perché sia zeppa di male, e cioè di meschinità umane, di tragedie e di massacri. Quelli, ahinoi, sono già avvenuti. Viaggiare nel tempo per impedire Auschwitz, Hiroshima e Nagasaki, la "tratta" degli schiavi, lo sterminio dei nativi americani o quello messo in atto dall’impero mongolo non si può. La storia non è una cosa positiva di per sé perché la storia come mera esposizione di fatti che in quanto tali dovrebbero tornarci utili nel presente, sostanzialmente, non esiste. E se potesse esistere sarebbe davvero poco interessante.

La storia è quello che vediamo se guardiamo indietro, è vero anche questo - e quello che vediamo dipende innanzitutto da quello che è emerso. Ma quando lo facciamo è per capire se dal passato a noi vicino o lontano possiamo trarre degli insegnamenti, se grazie a quel passato possiamo diventare persone migliori, presenti a se stesse e al mondo. Dipende tutto da come vogliamo farlo: è questo "come" a rendere la storia un qualcosa su cui vale la pena spendere il nostro tempo, le nostre energie. Oppure no.

La storia è positiva solo se, anche per vie tortuose, arriva a farci capire come siamo fatti, cosa possiamo essere e cosa rischiamo di diventare. Questa è la prima cosa che vorrei dire: la storia è l’eterna lotta tra il bene e il male, forse - fuori e dentro di noi.

16 giugno 2020

PRIMO SECONDO TERZO di Michela Murgia

PRIMO SECONDO TERZO è una delle storie di Noi siamo tempesta di Michela Murgia.
È una storia raccontata a tre voci. Quello che segue è un accenno del racconto di Peter Norman

"[...] sono arrivato secondo tra loro due e mentre lo stadio esultava ho pensato che ero proprio dove avrei voluto essere. Purtroppo quella sensazione è durata un istante solo, perché poi li ho guardati – simili nella pelle e nello sguardo – e mi sono sentito un punto di domanda bianco tra due punti esclamativi neri, qualcosa di infiltrato che non doveva essere lì. Nello spogliatoio è stato peggio ancora. Loro non pensavano già più alla vittoria, erano già qualcosa di diverso dai due corridori contro cui avevo corso pochi minuti prima. Si sono tolti le scarpe, John si è infilato una collana di pietre ed entrambi hanno indossato una spilla con un simbolo. L’ho riconosciuto: è quello del Progetto Olimpico per i Diritti Umani. Ecco cosa sono: attivisti per i diritti dei neri! E io che cosa sono? Non lo so, so soltanto che questa era la mia gara, ma quella lotta appartiene soltanto a loro. Io non sono niente per questi due uomini. Prima di entrare nello spogliatoio non avevamo nemmeno mai parlato. Non so perché hanno deciso di dirmi cosa stavano per fare, ma si sono fidati e io mi sono sentito parte di qualcosa come non mi era mai accaduto prima. ‘Ne hai un’altra di quelle spille?’, gli ho chiesto con una voce che non sembrava nemmeno la mia. Tommie me l’ha data e io l’ho messa su anche se so che ora saranno guai, perché forse non so cosa può fare il mondo a due neri che lottano per i neri, ma so benissimo cosa può succedere a un bianco che li aiuta".

PREMIAZIONE OLIMPICA
200 METRI PIANI
CITTÀ DEL MESSICO 16 OTTOBRE 1968
Il fatto storico al quale la Murgia fa riferimento è di quelli di cui ancora oggi si fa fatica a parlare senza commuoversi. Il 16 ottobre 1968 gli atleti statunitensi Tommie Smith e John Carlos corsero la finale dei 200 metri piani alle Olimpiadi. Smith vinse l'oro. Dietro di lui l'australiano Peter Norman. Carlos si aggiudicò il bronzo.
Smith e Carlos, non appena l'inno statunitense risuonò nello stadio, alzarono il pugno chiuso, in sostegno del movimento denominato Olympic Project for Human Rights e, più in generale, delle rivendicazioni degli afroamericani. La foto fu scattata da John Dominis.
Smith e Carlos furono immediatamente sospesi dalla squadra statunitense ed espulsi dal villaggio olimpico.
Peter Norman, espresse la sua solidarietà indossando lo stemma dell'Olympic Project for Human Rights. Per questo motivo fu aspramente criticato dai media australiani e gli fu impedito di partecipare ai Giochi olimpici di Monaco di Baviera 1972 (nonostante si fosse qualificato).
Morì nel 2006 e le scuse arriveranno solo sei anni più tardi, nel 2012 quando il parlamento australiano ne riabilitò la memoria con queste parole:
Questo Parlamento:
  1. riconosce lo straordinario risultato atletico di Peter Norman, che vinse la medaglia d'argento nella gara dei 200 metri piani ai giochi Olimpici di Città del Messico del 1968, in un tempo di 20.06, ancora oggi record australiano;
  2. riconosce il coraggio di Peter Norman nell'indossare sul podio uno stemma del “Progetto Olimpico per i Diritti Umani”, in solidarietà con gli atleti afro-americani Tommie Smith e John Carlos, che effettuarono il saluto di “potere nero”;
  3. si scusa con Peter Norman per non averlo mandato ai Giochi di Monaco 1972, nonostante si fosse qualificato ripetutamente; e
  4. riconosce tardivamente il significativo ruolo che Peter Norman ebbe nel promuovere l'uguaglianza di razza.

Ecco il link al documento ufficiale.

11 giugno 2020

Il termine Risorgimento

Simbolo dell’esperienza politica che conduce alla costruzione di uno Stato unitario, il termine Risorgimento ha – in origine – un significato essenzialmente religioso. Nel Vocabolario degli Accademici della Crusca, nell’edizione del 1806, il lemma è così definito: «Risorgimento. Il risorgere. Risurrezione. [...]» (Crusca 1806, p. 436), voce ripetuta nell’edizione del 1838 (Crusca 1838, p. 916). Nel Vocabolario Universale della lingua italiana, pubblicato a Mantova nel 1852, oltre al consueto significato religioso si aggiunge anche una nuova definizione, di taglio politico-culturale: «Risorgimento. Il risorgere. (V. Risurrezione). [...] 2 – Detto Di città vale del suo rialzarsi e tornare in buono stato» (Vocabolario 1852, p. 900). Infine, a siglare uno spostamento semantico ormai già in atto da qualche decennio, il Dizionario di Tommaseo e Bellini del 1872 offre – oltre alla consueta – anche questa definizione: «risorgimento della nazione a vita civile migliore» [...]. 
Il raddoppio semantico suggerisce uno spostamento simbolico dal religioso al politico, che è poi uno degli aspetti essenziali dell’esperienza risorgimentale, un’esperienza nella quale si celebra la sacralizzazione della politica e del suo fondamento, la nazione: e in effetti il termine, che nel corso della prima metà dell’Ottocento entra pienamente a far parte del lessico della propaganda politica, allude alla «risurrezione» della patria, caduta sotto i colpi delle invasioni straniere e delle divisioni intestine.
[...]
È a partire dal terzo decennio dell’Ottocento [...] che lo slogan entra definitivamente nel lessico politico. Assai più tardi, negli anni Ottanta dello stesso secolo, il lemma fa il suo ingresso ufficiale anche nel lessico storiografico attraverso la Storia critica del Risorgimento italiano di Carlo Tivaroni (1888) [...]. L’istituzionalizzazione del termine – e del corrispondente spazio accademico – si fissa definitivamente nel 1925 e 1936, quando vengono istituite le prime cattedre universitarie di Storia del Risorgimento.


da Risorgimento di Alberto Mario Banti, in AA.VV., Atlante culturale del Risorgimento. Lessico del linguaggio politico dal Settecento all'Unità, Laterza, 2011