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10 gennaio 2019
La Grande Guerra
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Italiano,
narrativa,
Storia
postato da
Stefano Maroni
La grande guerra è un film del 1959 diretto da Mario Monicelli, prodotto da Dino De Laurentiis e interpretato da Alberto Sordi e Vittorio Gassman.
La vicenda raccontata inizia nel 1916. Il romano Oreste Jacovacci (Sordi) e il milanese Giovanni Busacca (Gassman) si incontrano presso un distretto militare durante la chiamata alle armi.
Il film è interessante soprattutto per l'accuratezza della ricostruzione storica. Come abbiamo visto per altri tipi di narrazione, a partire ad esempio da I Promessi sposi di Alessandro Manzoni, l'autore crea in maniera precisa l'ambientazione storico-geografica (la Prima guerra mondiale e il fronte del Carso) all'interno della quale sviluppa la storia dei due protagonisti, Jacovacci e Busacca. Si può notare - ad esempio - il modo in cui venivano reclutati i militari, il modo in cui combattevano, il modo in cui cercavano riparo all'interno delle trincee e, infine, il modo in cui erano costretti ad attaccare le postazioni nemiche... anche se spesso questo si trasformava in una inutile carneficina.
È interessante anche notare come il film sia privo di di quella retorica patriottica che cercava di dipingere la Grande Guerra come un momento eroico della nostra storia. Spesso sono gli stessi ufficiali a criticare gli ordini dei Generali perché li reputano assurdi, disumani e controproducenti.
Interessante infine, dal punto di vista umano, la vicenda dei due protagonisti interpretati da Alberto Sordi e Vittorio Gassman, che cominciano la guerra all'insegna del continuo tentativo di sottrarsi ai propri doveri e la concludono invece immolandosi per evitare di dover rivelare informazioni segrete al nemico, tutelando in questo modo i propri compagni.
È considerato uno dei migliori film italiani sulla guerra e uno dei capolavori della storia del cinema. Vincitore del Leone d'oro al Festival del Cinema di Venezia e nominato all'Oscar quale miglior pellicola straniera, si aggiudicò anche tre David di Donatello e due Nastri d'argento.
15 ottobre 2018
Happiness di Steve Cutts
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Classe III,
educazione civica,
narrativa
postato da
Stefano Maroni
L'inarrestabile ricerca delle felicità in una storia breve che finisce malissimo.
L'autore è Steve Cutts, l'autore di Man.
L'autore è Steve Cutts, l'autore di Man.
28 settembre 2018
I B - mappa testo narrativo
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Classe I,
Italiano,
mappa concettuale,
narrativa,
testo
postato da
Stefano Maroni
Ecco la mappa che abbiamo realizzato stamattina
Il software che abbiamo utilizzato si chiama Cmap. In particolare ci siamo serviti della versione online: Cmapclouds.
Una scheda più completa, anche se estremamente spartana, può essere scaricata da questo indirizzo: http://www.sentascusiprof.it/italiano/testo-narrativo-sk01.pdf
Il software che abbiamo utilizzato si chiama Cmap. In particolare ci siamo serviti della versione online: Cmapclouds.
Una scheda più completa, anche se estremamente spartana, può essere scaricata da questo indirizzo: http://www.sentascusiprof.it/italiano/testo-narrativo-sk01.pdf
6 ottobre 2014
Momò scopre il doppiaggio
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La vita davanti a sé,
narrativa,
Romain,
scrittura
postato da
Stefano Maroni
Un breve brano da La vita davanti a sé di Romain Gary.
Si tratta del momento in cui il protagonista e voce narrante Momò scopre il lavoro di Nadine.
L'ingresso del palazzo portava a un secondo palazzo più piccolo, all'interno, e non appena sono entrato, ho sentito degli spari, dei freni che stridevano, una donna che urlava e un uomo che supplicava: "Non mi ammazzate! Non mi ammazzate!" e ho perfino fatto un salto tanto era vicino. Poi c'è stata subito dopo una raffica di mitra e l'uomo ha gridato "No!" come succede sempre quando uno muore controvoglia. Poi c'è stato un silenzio ancora più tremendo e a questo punto non mi crederete. Tutto è ricominciato come prima, con lo stesso tipo che non voleva essere ammazzato perché aveva le sue buone ragioni e il mitra che non lo stava a sentire. Ha ricominciato per tre volte a morire suo malgrado come se fosse un porco che più porco non ce n'è e bisognasse farlo morire tre volte per dare l'esempio. C'è stato un altro silenzio durante il quale lui è rimasto morto e poi si sono accaniti su di lui una quarta volta e una quinta e alla fine mi faceva perfino pietà perché in fin dei conti... Dopo lo hanno lasciato tranquillo e c'è stata una voce di donna che ha detto: "Amore mio, povero amore mio", ma con una voce così commossa e coi sentimenti più sinceri che ci sono rimasto di stucco anche se non so nemmeno cosa vuol dire. Sulla porta non c'era nessuno, a parte io e una lampadina rossa accesa. Mi sono appena riavuto dall'emozione che loro hanno ripreso tutto il casino con "amore mio, amore mio", ma ogni volta su un altro tono, e poi hanno ricominciato e poi ancora. Il tipo ha dovuto morire cinque o sei volte tra le braccia della sua tizia da tanto gli dava gusto sentire che c'era qualcuno che gli dispiaceva. Ho pensato a Madame Rosa che non ci aveva nessuno per dirle "amore mio, povero amore mio" perché non aveva per così dire più capelli e pesava sui novantacinque chili, uno più brutto dell'altro. A questo punto la tizia si è ammutolita per lanciare un tale grido di disperazione che mi sono precipitato verso la porta e all'interno come un sol uomo. Merda, era una specie di cinema, solo che tutto andava all'indietro. Quando sono entrato la tizia sullo schermo è caduta sul corpo del cadavere per agonizzarci sopra e subito dopo si è alzata, ma alla rovescia, facendo tutto a ritroso come se all'andata fosse stata viva e al ritorno una bambola. Poi s'è spento tutto e si è accesa la luce.
La tizia che mi aveva scaricato stava davanti al microfono in mezzo alla sala, davanti alle poltrone, e quando si è acceso tutto mi ha visto. In un angolo c'erano tre o quattro tipi, ma non erano armati. Dovevo stare come un fesso a bocca aperta perché tutti mi guardavano così . La bionda mi ha riconosciuto e mi ha fatto un immenso sorriso, e questo mi ha un po' risollevato il morale, le avevo fatto colpo.
18 maggio 2014
Due racconti horror
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scrivere,
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Stefano Maroni
Lunedì. Laboratorio.
I lavori qui raccolti sono stati realizzati in circa sei ore di attività di laboratorio, nel corso di tre lunedì, dagli alunni della II B a.s. 2013-2014.
Prima di questo, oltre alle “normali” attività, si erano confrontati con compiti quali metagrammi, tautogrammi, lipogrammi e altri tipi di scrittura à contrainte. La comparsa dei vincoli, sia pure in una dimensione ludica, ha il grosso vantaggio di mettere in chiaro che scrivere è faticoso, che per scrivere occorre comprendere il funzionamento del gioco, che è utile allenarsi a dovere. Nel contempo libera la dimensione creativa da quelli che potrebbero configurarsi come ostacoli insormontabili, soprattutto per i ragazzi meno estroversi: in assenza di una reale urgenza comunicativa il bisogno di rispettare il vincolo può rappresentare la maschera che ridimensiona timori e perplessità.
In questo caso i vincoli sono stati fissati sfruttando una piccola web app per assegnare, via random, alcune indicazioni sull'ambientazione, sulla complicazione e sul protagonista.
Ingredienti per il lavoro di gruppo sul racconto "di paura".
I lavori qui raccolti sono stati realizzati in circa sei ore di attività di laboratorio, nel corso di tre lunedì, dagli alunni della II B a.s. 2013-2014.
Prima di questo, oltre alle “normali” attività, si erano confrontati con compiti quali metagrammi, tautogrammi, lipogrammi e altri tipi di scrittura à contrainte. La comparsa dei vincoli, sia pure in una dimensione ludica, ha il grosso vantaggio di mettere in chiaro che scrivere è faticoso, che per scrivere occorre comprendere il funzionamento del gioco, che è utile allenarsi a dovere. Nel contempo libera la dimensione creativa da quelli che potrebbero configurarsi come ostacoli insormontabili, soprattutto per i ragazzi meno estroversi: in assenza di una reale urgenza comunicativa il bisogno di rispettare il vincolo può rappresentare la maschera che ridimensiona timori e perplessità.
In questo caso i vincoli sono stati fissati sfruttando una piccola web app per assegnare, via random, alcune indicazioni sull'ambientazione, sulla complicazione e sul protagonista.
Ingredienti per il lavoro di gruppo sul racconto "di paura".
- Ambientazione per racconto "di paura"
https://www.sentascusiprof.it/random-vari/testo-horror/ambienti - Complicazione per racconto "di paura"
https://www.sentascusiprof.it/random-vari/testo-horror/complicazioni - Prot-antagonisti per racconto "di paura"
https://www.sentascusiprof.it/random-vari/testo-horror/prot-antagonisti
In un primo momento i componenti di ogni gruppo si sono confrontati per individuare la modalità narrativa più consona e per cercare di abbozzare una storia che permettesse di rispettare le indicazioni date. Hanno poi cercato di dare una struttura al proprio lavoro e di organizzare la ripartizione tra i vari componenti del gruppo. Hanno provveduto autonomamente alla prima stesura delle singole parti. Si sono infine confrontati per ricomporle in un’unità coesa e coerente ed hanno effettuato la revisione conclusiva.
Per realizzare il lavoro hanno potuto usare alcuni netbook, che sono stati utili soprattutto nella fase finale. Per condividere informazioni via web abbiamo fatto ricorso a Pen.io, un tool per il publishing che consente di pubblicare una pagina in modo molto rapido e senza bisogno di registrazione.
Ecco il file:
Per realizzare il lavoro hanno potuto usare alcuni netbook, che sono stati utili soprattutto nella fase finale. Per condividere informazioni via web abbiamo fatto ricorso a Pen.io, un tool per il publishing che consente di pubblicare una pagina in modo molto rapido e senza bisogno di registrazione.
Ecco il file:
9 febbraio 2014
La formica e l'elefante
La formica e l'elefante, una bella favola di Luca Poggioli, alunno della I B dell'I.C. di Argelato.
26 dicembre 2013
Il racconto mitologico - riepilogo
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Stefano Maroni
17 settembre 2013
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare
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sepulveda
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Stefano Maroni
Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare è un romanzo per ragazzi di Luis Sepúlveda, pubblicato nel 1996.
10 aprile 2013
Una favola di Gianni Rodari
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Stefano Maroni
IL GIOVANE GAMBERO
Un giovane gambero pensò: - Perché nelle mia famiglia tutti camminano all’indietro? Voglio imparare a camminare in avanti, come le rane, e mi caschi la coda se non ci riesco.
Cominciò a esercitarsi di nascosto, tra i sassi del ruscello natio, e i primi giorni l’impresa gli costava moltissima fatica: Urtava dappertutto, si ammaccava la corazza e si schiacciava una zampa con l’altra. Ma un po’ alla volta le cose andarono meglio, perché tutto si può imparare, se si vuole.
Quando fu ben sicuro di sé, si presentò alla sua famiglia e disse: - State a vedere.- E fece una magnifica corsetta in avanti.
- Figlio mio,- scoppiò a piangere la madre, - ti ha dato di volta il cervello? Torna in te, cammina come i tuoi fratelli che ti vogliono tanto bene.
- I suoi fratelli però non facevano che sghignazzare.
Il padre lo stette a guardare severamente per un pezzo, poi disse : - Basta così. Se vuoi restare con noi, cammina come gli altri gamberi. Se vuoi fare di testa tua , il ruscello è grande : vattene e non tornare più indietro.-
Il bravo gamberetto voleva bene ai suoi, ma era troppo sicuro di essere nel giusto per avere dei dubbi: abbracciò la madre, salutò il padre e i fratelli e si avviò per il mondo.
Il suo passaggio destò subito la sorpresa di un crocchio di rane che da brave comari si erano radunate a far quattro chiacchiere intorno a una foglia di ninfea.
- Il mondo va a rovescio, - disse una rana, - guardate quel gambero e datemi torto, se potete.-
- Non c’è più rispetto, - disse un’altra rana.
- Ohibò ohibò, -disse un terza.
Ma il gamberetto proseguì diritto, è proprio il caso di dirlo, per la sua strada. A un certo punto si sentì chiamare da un vecchio gamberone dall’espressione malinconica che se ne stava tutto solo accanto ad un sasso. – Buon giorno, - disse il giovane gambero.
Il vecchio lo osservò a lungo, poi disse: - Cosa credi di fare? Anch’io, quando ero giovane, pensavo di insegnare ai gamberi a camminare in avanti. Ed ecco cosa ci ho guadagnato: vivo tutto solo, e la gente si mozzerebbe la lingua, piuttosto che rivolgermi la parola: Fin che sei in tempo, da’ retta a me: rassegnati a fare come gli altri e un giorno mi ringrazierai del consiglio.-
Il giovane gambero non sapeva cosa rispondere e stette zitto. Ma dentro di sé pensava:
- Ho ragione io.-
E salutato gentilmente il vecchio riprese fieramente il suo cammino.
Andrà lontano? Farà fortuna? Raddrizzerà tutte le cose storte di questo mondo? Noi non lo sappiamo, perché egli sta ancora marciando con il coraggio e la decisione del primo giorno. Possiamo solo augurargli, di tutto cuore: - Buon viaggio! –
(Gianni Rodari)
Questa favola è un po' più complessa delle varie favole classiche che abbiamo studiato, ma anche questa ha una sua morale:
perché il giovane gambero rifiuta di rispettare la tradizione che lo costringe a camminare all’indietro?
Qual è la tua opinione sul suo comportamento?
2 aprile 2013
Volevamo la poesia, abbiamo raccattato i malanni
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letteratura,
narrativa,
Sorrentino,
Tony Pagoda
postato da
Stefano Maroni
Complice il terremoto e quel che ne è seguito, mi trovo nuovamente tra le mani Hanno tutti ragione di Paolo Sorrentino.
20 novembre 2012
Giacomo Leopardi - Introduzione
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Classe III,
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Leopardi,
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narrativa,
poesia
postato da
Stefano Maroni
N.B. sono due facciate di A4 pensate per bimbi di terza media.
Per un approccio più serio i link sono questi:
Sempre su questo blog sono disponibili anche:
7 luglio 2012
Letturette per l'estate
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Classe I,
Classe II,
Classe III,
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letteratura,
narrativa
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Stefano Maroni
Intanto una lista, da migliorare, di classici dell'avventura (tutti i titoli di questo post sono appoggiati qui pensando ai miei bimbi di seconda media, ma quasi tutti i titoli sono adeguati anche a bimbi più grandi o molto più grandi).
Aggiungerei anche la serie di Kamo, di Daniel Pennac, a partire da L'agenzia di Babele.
Romanzi con protagoniste (colla -e finale)
Hanna, Fou e il mistero delle saline di Beatrice Masella.
Matilda corri o Matildacity di Simona Vinci.
Che stress! Diario scoppiato di una teenager, di Christine Nöstlinger
Momo, di Michael Ende
- I viaggi di Gulliver
- L'isola del tesoro
- Robinson Crusoe
- Le avventure di Tom Sawyer
- Le avventure di Huckelberry Finn Ventimila leghe sotto i mari
- Viaggio al centro della terra
- Il giro del mondo in 80 giorni
- Le tigri di Mompracem
- Il visconte dimezzato
- Il cavaliere inesistente
- Il barone rampante
Aggiungerei anche la serie di Kamo, di Daniel Pennac, a partire da L'agenzia di Babele.
Romanzi con protagoniste (colla -e finale)
Hanna, Fou e il mistero delle saline di Beatrice Masella.
Matilda corri o Matildacity di Simona Vinci.
Che stress! Diario scoppiato di una teenager, di Christine Nöstlinger
Momo, di Michael Ende
20 aprile 2012
Calandrino e l’elitropia - Boccaccio
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letteratura,
narrativa,
novella
postato da
Stefano Maroni
In realtà questo testo è un adattamento del testo originale, pensato per studenti della secondaria di I grado. Ho inserito, tra parentesi quadre, alcune brevi note per facilitare la lettura.
Il testo originale della novella è disponibile a questo indirizzo:http://it.wikisource.org/wiki/Decameron/8a_giornata/Novella_Terza
Decameron
Giornata ottava, novella terza
Calandrino e l’elitropia
Nella nostra città, che è sempre stata ricca di persone di ogni genere, visse un pittore chiamato Calandrino, un uomo semplice che stava quasi sempre con due altri pittori chiamato Bruno e Buffalmacco. Questi ultimi erano due tipi allegri ma anche saggi. Stavano volentieri in compagnia di Calandrino perché spesso si divertivano a spese della sua semplicità.
Il testo originale della novella è disponibile a questo indirizzo:http://it.wikisource.org/wiki/Decameron/8a_giornata/Novella_Terza
Decameron
Giornata ottava, novella terza
Calandrino e l’elitropia
Nella nostra città, che è sempre stata ricca di persone di ogni genere, visse un pittore chiamato Calandrino, un uomo semplice che stava quasi sempre con due altri pittori chiamato Bruno e Buffalmacco. Questi ultimi erano due tipi allegri ma anche saggi. Stavano volentieri in compagnia di Calandrino perché spesso si divertivano a spese della sua semplicità.
4 aprile 2012
Foscolo - Ultime lettere di Jacopo Ortis
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Classe III,
Foscolo,
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letteratura,
narrativa,
Ortis,
romanzo epistolare,
Storia,
Storia Contemporanea
postato da
Stefano Maroni
Ultime lettere di Jacopo Ortis: Al lettore
Pubblicando queste lettere, io tento di erigere un monumento alla virtù sconosciuta; e di consecrare alla memoria del solo amico mio quelle lagrime, che ora mi si vieta di spargere su la sua sepoltura. E tu, o Lettore, se uno non sei di coloro che esigono dagli altri quell'eroismo di cui non sono eglino stessi capaci, darai, spero, la tua compassione al giovine infelice dal quale potrai forse trarre esempio e conforto.
Lorenzo Alderani
25 marzo 2012
Pereira si mise a pensare alla morte, sostiene
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Tabucchi
postato da
Stefano Maroni
Antonio Tabucchi è uno dei principali scrittori italiani contemporanei. È morto il 25 marzo 2012. Questo è l'incipit di Sostiene Pereira, forse il più noto dei suoi lavori.
Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte. Quel bel giorno d'estate, con la brezza atlantica che accarezzava le cime degli alberi e il sole che splendeva, e con una città che scintillava, letteralmente scintillava sotto la sua finestra, e un azzurro, un azzurro mai visto, sostiene Pereira, di un nitore che quasi feriva gli occhi, lui si mise a pensare alla morte. Perché?
Questo a Pereira è impossibile dirlo. Sarà perché suo padre, quando lui era piccolo, aveva un'agenzia di pompe funebri che si chiamava Pereira La Dolorosa, sarà perché sua moglie era morta di tisi qualche anno prima, sarà perché lui era grasso, soffriva di cuore e aveva la pressione alta e il medico gli aveva detto che se andava avanti così non gli restava più tanto tempo, ma il fatto è che Pereira si mise a pensare alla morte, sostiene.
26 agosto 2011
Due esempi di testo descrittivo
Un bell'esempio di come un uso sapiente degli aggettivi possa contribuire a rendere una descrizione viva, realistica ed efficace.
Un altro esempio famoso
Un giorno fra la gente corse voce che da poco tempo qualcuno era venuto ad abitare nelle rovine. Molto giovane, una bambina, si supponeva. Non si poteva dirlo con esattezza perché vestiva in modo abbastanza bizzarro. Si chiamava Momo o qualcosa di simile.
L’aspetto di Momo era davvero insolito e forse poteva allarmare quelle persone che danno molta importanza all’ordine e alla pulizia. Era piccola e magrolina, di modo che, anche con la migliore buona volontà, non si poteva decidere se avesse otto oppure dieci anni. Aveva una testa ricciuta nera come la pece, palesemente mai sfiorata da pettini o forbici.
Aveva grandi vividi meravigliosi occhi del pari neri come la pece, e i piedi dello stesso colore perché andava quasi sempre scalza. Soltanto in inverno, e non sempre, portava scarpe, spaiate di colore e di forma e per di più troppo larghe. Perché Momo non possedeva niente all’infuori di quel che trovava qua e là o che le regalavano.
La sottana, che le arrivava alle caviglie, era un complesso di toppe variopinte di tessuti d’ogni genere.
E sopra la gonna portava una vecchia giacca maschile lunga e larga, con le maniche di molto rimboccate ai polsi: Momo non voleva accorciarle perché era previdente e sapeva che sarebbe cresciuta ancora. E chissà se mai avrebbe potuto trovare un’altra giacca così bella e con tante tasche così pratiche.
(M. Ende, Momo)
LA MONACA DI MONZA
Il suo aspetto, che poteva dimostrar venticinque anni, faceva a prima vista un' impresssione di bellezza, ma d'una bellezza sbattuta, sfiorita e, direi quasi, scomposta. Un velo nero, sospeso e stirato orizzontalmente sulla testa, cadeva dalle due parti, discosto alquanto dal viso; sotto il velo, una bianchissima benda di lino cingeva, fino al mezzo, una fronte di diversa, ma non di inferiore bianchezza; un'altra benda a pieghe circondava il viso, e terminava sotto il mento in un soggolo, che si stendeva alquanto sul petto, a coprire lo scollo d' un nero saio. Ma quella fronte si raggrinzava spesso, come per una contrazione dolorosa; e allora due sopraccigli neri si ravvicinavano , con un rapido movimento. Due occhi, neri neri anch' essi, si fissavano talora in viso alle persone, con un' investigazione superba; talora si chinavano in fretta, come per cercare un nascondiglio; in certi momenti, un attento osservatore avrebbe argomentato che chiedessero affetto, corrispondenza, pietà; altre volte avrebbe creduto coglierci la rivelazione istantanea d' un odio inveterato e compresso, un non so che di minaccioso e di feroce: quando restavano immobili e fissi senza attenzione, chi ci avrebbe immaginata una svogliatezza orgogliosa, chi avrebbe potuto sospettarci il travaglio di un pensiero nascosto, d' una preoccupazione familiare all' animo, e più forte su quello che gli oggetti circostanti. Le gote pallidissime scendevano con un contorno delicato e grazioso, ma alterato e reso mancante da una lenta estenuazione. Le labbra, quantunque appena tinte d' un roseo sbiadito, pure spiccavano in quel pallore: i loro moti erano, come quelli degli occhi, subitanei, vivi, pieni d' espressione e di mistero. La grandezza ben formata della persona scompariva in un certo abbandono del portamento, o compariva sfigurata in certe mosse repentine, irregolari e troppo risolute per una donna, nonchè per una monaca. Nel vestire stesso c'era qua e là qualcosa di studiato e di negletto, che annunziava una monaca singolare: la vita era attillata con una certa cura secolaresca e dalla benda usciva sur una tempia una ciocchettina di neri capelli; cosa che dimostrava o dimenticanza o disprezzo della regola, che prescriveva di tenerli sempre corti, da quando erano stati tagliati, nella cerimonia solenne del vestimento.
Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi
28 maggio 2011
Il piccolo principe
Il piccolo principe di Antoine de Saint Exupéry.
Le Petit Prince è l'opera più conosciuta di Antoine de Saint Exupéry. Pubblicato nel 1943, è una sorta di educazione sentimentale in cui, attraverso l’espediente fiabesco dell’incontro con un petit bonhomme tout à fait extraordinaire, l’autore affronta temi profondi come l'amore, l'amicizia, il rapporto con il mondo degli adulti, l'importanza della fantasia.
Il romanzo di Saint Exupéry, oltre che per le tematiche affrontate e per i valori trasmessi, può venire "adottato" per il suo offrirsi alle esigenze didattiche come un ottimo e semplice esempio di testo allegorico, paradigmatico della necessità di un intervento cooperativo del lettore nel processo di interpretazione.
Le Petit Prince è l'opera più conosciuta di Antoine de Saint Exupéry. Pubblicato nel 1943, è una sorta di educazione sentimentale in cui, attraverso l’espediente fiabesco dell’incontro con un petit bonhomme tout à fait extraordinaire, l’autore affronta temi profondi come l'amore, l'amicizia, il rapporto con il mondo degli adulti, l'importanza della fantasia.
Il romanzo di Saint Exupéry, oltre che per le tematiche affrontate e per i valori trasmessi, può venire "adottato" per il suo offrirsi alle esigenze didattiche come un ottimo e semplice esempio di testo allegorico, paradigmatico della necessità di un intervento cooperativo del lettore nel processo di interpretazione.
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