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26 febbraio 2023

La riunione di quartiere

Un gioco che ho creato per promuovere la riflessione sui valori civici fondamentali come il rispetto reciproco, la capacità di ascolto e di empatia, il dialogo e la tolleranza. 

Il gioco si chiama La riunione di Quartiere.

I gruppi (giovani, genitori, commercianti...) dovranno scegliere una situazione tra le categorie proposte e scrivere un testo per presentare in modo efficace il proprio problema agli altri gruppi (ad esempio, mancanza di spazi per i giovani), proponendo una soluzione che possa apparire accettabile. 

Durante il gioco, ogni gruppo avrà l'opportunità di presentare i propri "problemi" e le proprie idee su come affrontarli. Gli altri gruppi dovranno ascoltare attentamente e, nel rispetto delle opinioni degli altri, formulare obiezioni o chiedere chiarimenti.

L'obiettivo del gioco è quello di trovare soluzioni condivise, in modo che il quartiere possa diventare un posto migliore per tutti. Testo e soluzione saranno valutati per eleganza e correttezza del testo, verosimiglianza della situazione presentata, efficacia della soluzione proposta. 

I gruppi approveranno o respingeranno le proposte e potranno guadagnare punti con suggerimenti e critiche costruttive. 

Il pdf con le regole del gioco La riunione di quartiere.

28 gennaio 2023

Habeas corpus

Con l'espressione latina Habeas corpus si indica il mandato emesso da un giudice con cui ordina che un prigioniero sia portato al proprio cospetto, per verificarne le condizioni personali e evitare una detenzione senza concreti elementi di accusa. È quindi una norma che garantisce la salvaguardia della libertà individuale contro l'azione arbitraria dello Stato.

Giovanni d'Inghilterra

Fa la sua prima comparsa nella Magna Charta (1215, Re Giovanni Senzaterra) «Nessun uomo libero può essere arrestato, imprigionato o danneggiato in alcun modo, in assenza di un giudizio legale».

Guglielmo III d'Orange

L'Habeas Corpus Act - emanato nel 1679 da Carlo II d'Inghilterra, figlio del Carlo I decapitato nel 1649 - ha codificato l'emissione del writ e il diritto all'Habeas corpus è stato poi consacrato dal Bill of Rights, alla conclusione della Gloriosa Rivoluzione inglese, firmato nel 1689 dal nuovo re, Guglielmo III d'Orange. 

Il principio si diffuse poi in tutte le costituzioni liberali occidentali.

27 gennaio 2023

27 gennaio 2023 - Sami Modiano al Senato con gli studenti

Venerdì 20 gennaio 2023, a Palazzo Giustiniani, nella Sala dove venne firmata la Costituzione, Sami Modiano, un superstite della Shoah, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, ha incontrato gli studenti del Liceo scientifico Morgagni di Roma e ha risposto alle domande di SenatoTV. 
Quando portato nel campo nazista di Birkenau, nel 1944, aveva 14 anni. 

24 gennaio 2023

Costituzione e religione

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L'articolo 3 della Costituzione italiana stabilisce i principi di uguaglianza formale e sostanziale. Affida allo Stato il compito di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale" (ossia ridurre le disuguaglianze tra i cittadini). L'uguaglianza è intesa come "pari dignità sociale" per ogni persona, ottenuta escludendo ogni forma di discriminazione (si consideri che l'Italia usciva da due decenni di dittatura fascista).

Articolo 7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

L'art. 7 della Costituzione Italiana interviene sul rapporto tra Stato e Chiesa Cattolica, riconoscendo alla Chiesa una posizione differente dalle altre confessioni religiose. Conferma la validità dei Patti Lateranensi del 1929 e ribadisce che i rapporti tra lo Stato e la Chiesa devono essere regolati da intese concordate.

Articolo 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

L'art. 8 riconosce la libertà di tutte le confessioni ponendo il limite del rispetto delle leggi e prevedendo intese con le relative rappresentanze. Secondo alcuni commentatori c'è ancora una disparità di trattamento tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni.

Articolo 19

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

L'articolo 19 della Costituzione Italiana riconosce la libertà religiosa dei cittadini ma non fa espliciti riferimenti alla libertà di coscienza e alla libertà di cambiare religione. 

Articolo 20

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

L’art. 20 ribadisce le garanzie espresse dall’art.19 e spiega che non possono essere introdotti trattamenti discriminatori verso le associazioni e gli enti religiosi.


16 marzo 2022

Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie

Legge 8 marzo 2017, n. 20

  Art. 1 

  1. La Repubblica riconosce  il  giorno  21  marzo  quale  «Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie». 

[...]

  3. In occasione della Giornata nazionale di cui  al  comma 1, gli istituti scolastici di ogni ordine e  grado  promuovono [...] iniziative volte alla sensibilizzazione sul valore storico, istituzionale e  sociale  della lotta alle mafie e sulla memoria delle vittime delle mafie.  Al  fine di conservare, rinnovare e costruire una memoria storica condivisa in difesa  delle  istituzioni  democratiche,  possono essere altresì organizzati [...]  momenti comuni di ricordo dei fatti  e  di  riflessione,  nonché  iniziative finalizzate alla costruzione, nell'opinione pubblica e nelle  giovani generazioni, di  una  memoria  delle  vittime  delle  mafie  e  degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia recente [...].



Due o tre informazioni per comprendere meglio il film La mafia uccide solo d'estate (Pierfrancesco Diliberto, 2013).

La strage di viale Lazio, avvenuta a Palermo il 10 dicembre 1969, fu uno dei primi e  dei più cruenti regolamenti di conti della storia di Cosa nostra (5 morti).

Salvatore Riina (1930-2017), è un criminale italiano, legato a Cosa Nostra e considerato il capo dell'organizzazione dal 1982 fino al suo arresto (1993).

Rocco Chinnici (1925 – 1983) è stato un magistrato italiano, una delle vittime di Cosa Nostra. È divenuto famoso per l'idea dell'istituzione del "pool antimafia", che diede una svolta decisiva nella lotta alla mafia.

Giulio Andreotti (1919 – 2013) è stato un politico italiano, uno dei principali esponenti della DC. Protagonista della vita politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo ha ricoperto diversi importanti incarichi di governo (vari ministeri) ed è stato sette volte presidente del Consiglio. Subì un processo per concorso esterno in associazione mafiosa che stabilì che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all'associazione per delinquere» (Cosa Nostra) anche se fu dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Giorgio Boris Giuliano (1930 – 1979) è stato un poliziotto italiano, ufficiale e investigatore della Polizia, capo della Squadra Mobile di Palermo, assassinato da cosa nostra. Diresse le indagini con metodi innovativi e determinazione. Fu ucciso da Leoluca Bagarella, che gli sparò sette colpi di pistola alle spalle.

Pio La Torre (1927 – 1982) è stato un politico e sindacalista italiano. Fu ucciso da Cosa Nostra perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di "associazione mafiosa" e la confisca dei patrimoni mafiosi.

Carlo Alberto dalla Chiesa (1920 – 1982) è stato un generale e prefetto italiano. Fondatore del Nucleo Speciale Antiterrorismo, fu vicecomandante generale dell'Arma dei carabinieri e prefetto di Palermo.

Salvo Lima (1928 – 1992), è stato un politico italiano, parlamentare siciliano della DC. Ebbe rapporti con Cosa nostra ma fu ucciso, forse, perché non riuscì ad intervenire a favore di alcuni boss nel maxiprocesso di Palermo.

Giovanni Falcone (1939 – 1992) è stato un magistrato italiano. Fu assassinato con la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta nella strage di Capaci per opera di Cosa nostra. Assieme all'amico e collega Paolo Borsellino è considerato uno fra gli eroi simbolo della lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

Paolo Emanuele Borsellino (1940 – 1992) è stato un magistrato italiano. Fu assassinato da Cosa nostra con cinque agenti della sua scorta nella strage di via d'Amelio. È considerato uno degli eroi simbolo della lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale, insieme a Giovanni Falcone, di cui fu amico e collega.

Mafia - organizzazione criminale originaria della Sicilia e sorta nell'Ottocento, sotto il governo borbonico. Esercita un controllo parassitario sulle attività economiche e produttive o su attività illecite come il traffico di stupefacenti.
Per estensione si utilizza il termine anche per indicare qualsiasi organizzazione criminale simile alla mafia: mafia cinese, russa.

Omertà - forma di solidarietà propria della malavita, per cui si mantiene il silenzio su un delitto o sulle sue circostanze in modo da ostacolare la ricerca e la punizione del colpevole. Il comportamento omertoso, in genere, è motivato dalla paura di ritorsioni.

Cupola - struttura di vertice dell’organizzazione mafiosa formata dai capi delle cosche più potenti, che concorda le strategie generali e decide e ordina le più rilevanti operazioni criminali.



28 febbraio 2022

L'urlo - di Luis Sepulveda

Una sporca storia è un libro di Sepulveda pubblicato nel 2004. Come lui stesso scrive contiene testi che "sono tratti dalle tre Moleskine che ho finito tra il gennaio 2002 e il marzo 2004". L'urlo, che parla dell'assurdità della guerra, è uno di questi testi.

L'urlo

Ci sono molti quadri enigmatici di cui ho sempre voluto conoscere il vero significato, ma ce n'è uno, L'urlo, del pittore norvegese Edvard Munch, il cui orrore ha paralizzato qualunque desiderio di indagare. Ora so cosa urla quel viso stravolto da un'espressione che riunisce tutto l'umano terrore, l'umana paura, l'umano abbandono. Urla: «MALEDETTE LE GUERRE E LE CANAGLIE CHE LE FANNO». La voce senza suono di Munch ha trovato espressione spagnola, ad onta di molti, nella bocca di Julio Anguita, leader comunista, un uomo di pace, uno di quelli che hanno reso possibile il ritorno della democrazia in Spagna e che ora, proprio perché è uomo di pace, viene stigmatizzato, demonizzato, da quanti cercheranno disperatamente una giustificazione per la morte di suo figlio, il giornalista Julio Anguita Parrado.

Impariamo a forza di colpi che ci umiliano. Impariamo per esempio che non tutti gli anziani sono saggi e che nessun sentimento di pietà davanti alla vecchiaia consiglia di accettare con rassegnazione che don Manuel Fraga, presidente della Galizia, confronti le morti di una guerra ingiusta, perché tutte le guerre lo sono, con quelle provocate dagli incidenti stradali. Impariamo che la politica, soprattutto quella internazionale, in quanto antica arte del possibile, non ha bisogno di dame di ferro come la ministra Ana Palacio, e che la sua ovvia inesperienza non l'autorizza a sentenziare cos'è un massacro e cosa non lo è in funzione di una mostruosa statistica delle vittime, perché confrontare il numero di caduti di questa guerra con un'altra è semplicemente osceno. Impariamo che la pace è la strada più difficile perché richiede risposte molto complesse a problemi che i guerrafondai presentano con stupefacente semplicità. Impariamo, e Julio Anguita Parrado ha dato la sua vita perché potessimo farlo, che ci sono uomini disposti a difendere la verità anche a prezzo della propria vita. I giornalisti della sua statura vanno al fronte per salvare la prima vittima e cioè la verità, per darci modo di sapere cos'accade realmente, per salvarci dalla disinformazione dei guerrafondai. Il primo morto spagnolo della guerra in Iraq non è stato ucciso dal caso, né dal rischio intrinseco al suo lavoro di corrispondente da una zona calda. Poco importa che il missile fosse iracheno. Poco importa se quei ragazzi di Manchester o di Dublino, del Tennessee, del New Jersey o del Colorado, che tornano a casa avvolti in una bandiera, sono morti sotto fuoco amico o sono stati colpiti dagli iracheni. Poco importa se quegli uomini di Bassora o di Baghdad sono periti negli atroci bombardamenti o assassinati da fanatici seguaci di Saddam. Poco importa se i bambini mutilati, se le migliaia di civili morti o feriti sono l'«inevitabile percentuale di danni collaterali», come ha dichiarato Donald Rumsfeld. L'importante è che tutti sono vittime di una guerra che poteva essere evitata.

L'urlo di Munch è uscito dalle pinacoteche e si è istallato nelle strade dell'Iraq, del Regno Unito, degli Stati Uniti, della «vecchia Europa» e di una Spagna che «per uscire dall'angolo» ha sacrificato venticinque anni di vocazione pacifica.

Impariamo a forza di colpi, ma impariamo tutti? La massa entusiasta della maggioranza assoluta si chiederà per esempio: perché il terzo uomo non è stato invitato in Irlanda dove verrà decisa la spartizione del bottino? Perché alle Azzorre sì e a Dublino no? Impareranno che si può perdere anche la dignità e che i bulli non sono particolarmente gentili con la gente ossequiosa? Impareranno che le nazioni sono veramente grandi quando si dedicano senza cedimenti al più grande compito umano: la convivenza pacifica?

Quale aggettivo di biasimo, quale entelechia galiziana, quale distacco da atleta della fuga in avanti, quale mormorio della massa potrà far tacere la voce di un uomo che perde un figlio, il suo sereno e dignitoso dolore che gli fa esclamare: «MALEDETTE LE GUERRE E LE CANAGLIE CHE LE FANNO».

 


Note

Edvard Munch, L’urlo
Pittore norvegese autore del celebre quadro L’urlo, simbolo di angoscia e terrore.

Julio Anguita
Politico spagnolo, leader comunista, noto per il suo impegno pacifista e per il ruolo nel ritorno della democrazia in Spagna.

Julio Anguita Parrado
Giornalista e figlio di Julio Anguita; morì nel 2003 mentre seguiva la guerra in Iraq come inviato.

Manuel Fraga
Politico spagnolo, presidente della regione Galizia; minimizzò le morti della guerra paragonandole a quelle degli incidenti stradali.

Ana Palacio
Ministra degli Esteri spagnola; sostenne che non si potesse parlare di “massacro” in Iraq basandosi sul numero delle vittime, creando una sorta di “scala” quantitativa della tragedia.

Donald Rumsfeld
Ministro della Difesa degli Stati Uniti; definì i civili morti in guerra “danni collaterali”.

Guerra in Iraq (2003)
Conflitto iniziato da Stati Uniti, Regno Unito e Spagna contro il regime di Saddam Hussein; molto contestato a livello internazionale.

“Vecchia Europa”
Espressione usata da politici statunitensi per criticare i paesi europei contrari alla guerra (Francia, Germania, Belgio).

Vertice delle Azzorre
Incontro tra Bush, Blair e Aznar nelle isole Azzorre per decidere l’inizio della guerra in Iraq.

Dublino e la “spartizione del bottino”

Riferimento ironico al fatto che la Spagna fu coinvolta nelle decisioni sulla guerra (Azzorre) ma non nelle trattative successive sui vantaggi politici ed economici.

“Entelechia galiziana”
Uso ironico del termine filosofico “entelechia” (condizione di perfezione raggiunto da un ente) per indicare un discorso assurdo, pomposo e vuoto; “galiziana” allude a Fraga.

“Atleta della fuga in avanti”
Espressione metaforica per indicare un politico che evita le responsabilità correndo sempre “avanti” senza affrontare i problemi.

La Costituzione e l'Articolo 11

La Costituzione è l'insieme delle leggi fondamentali che regolano l'organizzazione e la struttura di uno Stato.
La Costituzione della Repubblica Italiana è stata approvata dall'Assemblea Costituente, eletta dal popolo italiano dopo un ventennio di dittatura, è stata promulgata dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, è entrata in vigore il 1 gennaio 1948 ed è, almeno in linea teorica, tuttora in vigore.
La Costituzione italiana è una costituzione rigida (può essere modificata solo dopo due successive deliberazioni delle Camere, a intervallo non minore di tre mesi... dura lex sed lex). Una caratteristica importante della Costituzione è che tutte le altre leggi dovrebbero conformarsi ad essa e non contraddirne lo spirito.

L'articolo 11 della Costituzione italiana recita:

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L'Italia è da pochi anni uscita da una guerra disastrosa, la Seconda guerra mondiale (che fu vinta, essenzialmente da UK, USA, URSS e Francia), e la ovvia volontà di pace si esplicita in un'importante dichiarazione di principio.

L’Assemblea Costituente, l'insieme delle persone che discusse e approvò la Costituzione, si trovò del tutto concorde nell’approvare questo articolo che ripudia la guerra come strumento di offesa verso gli altri popoli: da un lato era ben salda la volontà di non ripetere gli errori del regime fascista, dall'altro l'Italia si trovava in uno stato di profonda miseria che era il risultato della tragica scelta di partecipare a quella guerra.

La seconda parte dell’art. 11 - pensata per consentire l'adesione a un nuovo organismo sovranazionale, come l’ONU - è stata generalmente interpretata come fondamento giuridico per legittimare l'adesione ad operazioni internazionali.
Negli ultimi anni infatti si è posto più volte il problema della partecipazione italiana ad interventi che implicano l’uso della forza armata con modalità belliche. Secondo alcuni questi interventi sono privi delle necessaria legittimità costituzionale; altri ritengono ammissibile la partecipazione italiana per la tutela dei diritti umani.

Gino Strada - EMERGENCY: abolire la guerra è l'unica speranza per l'umanità...


Gino Strada, chirurgo e fondatore di EMERGENCY, è tra i vincitori del Right Livelihood Award 2015, il "premio Nobel alternativo", "per la sua grande umanità e la sua capacità di offrire assistenza medica e chirurgica di eccellenza alle vittime della guerra e dell'ingiustizia, continuando a denunciare senza paura le cause della guerra".

La cerimonia di consegna del premio si è tenuta a Stoccolma, in Svezia, il 30 novembre 2015.

Il testo dell'intervento è disponibile sul sito di Emergency.

Onorevoli Membri del Parlamento, onorevoli membri del Governo svedese, membri della Fondazione RLA, colleghi vincitori del Premio, Eccellenze, amici, signore e signori.

È per me un grande onore ricevere questo prestigioso riconoscimento, che considero un segno di apprezzamento per l’eccezionale lavoro svolto dall’organizzazione umanitaria EMERGENCY in questi 21 anni, a favore delle vittime della guerra e della povertà.

Io sono un chirurgo. Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti in Asia, Africa, Medio Oriente, America Latina e Europa. Ho operato migliaia di persone, ferite da proiettili, frammenti di bombe o missili.

A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti dalle cosiddette “mine giocattolo”, piccoli pappagalli verdi di plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po’, fino a quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini senza braccia e ciechi. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime e l’aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita.

Mi è occorso del tempo per accettare l’idea che una “strategia di guerra” possa includere prassi come quella di inserire, tra gli obiettivi, i bambini e la mutilazione dei bambini del “Paese nemico”. Armi progettate non per uccidere, ma per infliggere orribili sofferenze a bambini innocenti, ponendo a carico delle famiglie e della società un terribile peso. Ancora oggi quei bambini sono per me il simbolo vivente delle guerre contemporanee, una costante forma di terrorismo nei confronti dei civili.

Alcuni anni fa, a Kabul, ho esaminato le cartelle cliniche di circa 1200 pazienti per scoprire che meno del 10% erano presumibilmente dei militari.

Il 90% delle vittime erano civili, un terzo dei quali bambini. È quindi questo "il nemico"? Chi paga il prezzo della guerra?

Nel secolo scorso, la percentuale di civili morti aveva fatto registrare un forte incremento passando dal 15% circa nella prima guerra mondiale a oltre il 60% nella seconda. E nei 160 e più “conflitti rilevanti” che il pianeta ha vissuto dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un costo di oltre 25 milioni di vite umane, la percentuale di vittime civili si aggirava costantemente intorno al 90% del totale, livello del tutto simile a quello riscontrato nel conflitto afgano.

Lavorando in regioni devastate dalle guerre da ormai più di 25 anni, ho potuto toccare con mano questa crudele e triste realtà e ho percepito l’entità di questa tragedia sociale, di questa carneficina di civili, che si consuma nella maggior parte dei casi in aree in cui le strutture sanitarie sono praticamente inesistenti.

Negli anni, EMERGENCY ha costruito e gestito ospedali con centri chirurgici per le vittime di guerra in Ruanda, Cambogia, Iraq, Afghanistan, Sierra Leone e in molti altri Paesi, ampliando in seguito le proprie attività in ambito medico con l’inclusione di centri pediatrici e reparti maternità, centri di riabilitazione, ambulatori e servizi di pronto soccorso.

L’origine e la fondazione di EMERGENCY, avvenuta nel 1994, non deriva da una serie di principi e dichiarazioni. È stata piuttosto concepita su tavoli operatori e in corsie d’ospedale.

Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare.

In 21 anni di attività, EMERGENCY ha fornito assistenza medico-chirurgica a oltre 6,5 milioni di persone. Una goccia nell’oceano, si potrebbe dire, ma quella goccia ha fatto la differenza per molti. In qualche modo ha anche cambiato la vita di coloro che, come me, hanno condiviso l’esperienza di EMERGENCY.

Ogni volta, nei vari conflitti nell’ambito dei quali abbiamo lavorato, indipendentemente da chi combattesse contro chi e per quale ragione, il risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l’uccisione di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.

Confrontandoci quotidianamente con questa terribile realtà, abbiamo concepito l’idea di una comunità in cui i rapporti umani fossero fondati sulla solidarietà e il rispetto reciproco.

In realtà, questa era la speranza condivisa in tutto il mondo all’indomani della seconda guerra mondiale. Tale speranza ha condotto all’istituzione delle Nazioni Unite, come dichiarato nella Premessa dello Statuto dell’ONU: “Salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole”.

Il legame indissolubile tra diritti umani e pace e il rapporto di reciproca esclusione tra guerra e diritti erano stati inoltre sottolineati nella Dichiarazione universale dei diritti umani, sottoscritta nel 1948. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” e il “riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.

70 anni dopo, quella Dichiarazione appare provocatoria, offensiva e chiaramente falsa. A oggi, non uno degli stati firmatari ha applicato completamente i diritti universali che si è impegnato a rispettare: il diritto a una vita dignitosa, a un lavoro e a una casa, all’istruzione e alla sanità. In una parola, il diritto alla giustizia sociale. All’inizio del nuovo millennio non vi sono diritti per tutti, ma privilegi per pochi.

La più aberrante in assoluto, diffusa e costante violazione dei diritti umani è la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra nega tutti i diritti umani.

Vorrei sottolineare ancora una volta che, nella maggior parte dei Paesi sconvolti dalla violenza, coloro che pagano il prezzo più alto sono uomini e donne come noi, nove volte su dieci. Non dobbiamo mai dimenticarlo.

Solo nel mese di novembre 2015, sono stati uccisi oltre 4000 civili in vari Paesi, tra cui Afghanistan, Egitto, Francia, Iraq, Libia, Mali, Nigeria, Siria e Somalia. Molte più persone sono state ferite e mutilate, o costrette a lasciare le loro case.

In qualità di testimone delle atrocità della guerra, ho potuto vedere come la scelta della violenza abbia – nella maggior parte dei casi – portato con sé solo un incremento della violenza e delle sofferenze. La guerra è un atto di terrorismo e il terrorismo è un atto di guerra: il denominatore è comune, l’uso della violenza.

Sessanta anni dopo, ci troviamo ancora davanti al dilemma posto nel 1955 dai più importanti scienziati del mondo nel cosiddetto Manifesto di Russell-Einstein: “Metteremo fine al genere umano o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?”. È possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano?

Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere. Il fatto che la guerra abbia segnato il nostro passato non significa che debba essere parte anche del nostro futuro.

Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare.

Come medico, potrei paragonare la guerra al cancro. Il cancro opprime l’umanità e miete molte vittime: significa forse che tutti gli sforzi compiuti dalla medicina sono inutili? Al contrario, è proprio il persistere di questa devastante malattia che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per prevenirla e sconfiggerla.

Concepire un mondo senza guerra è il problema più stimolante al quale il genere umano debba far fronte. È anche il più urgente. Gli scienziati atomici, con il loro Orologio dell’apocalisse, stanno mettendo in guardia gli esseri umani: “L’orologio ora si trova ad appena tre minuti dalla mezzanotte perché i leader internazionali non stanno eseguendo il loro compito più importante: assicurare e preservare la salute e la vita della civiltà umana”.

La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell’immaginare, progettare e implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi. La guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente.

L'abolizione della guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione.

Possiamo chiamarla “utopia”, visto che non è mai accaduto prima. Tuttavia, il termine utopia non indica qualcosa di assurdo, ma piuttosto una possibilità non ancora esplorata e portata a compimento.

Molti anni fa anche l’abolizione della schiavitù sembrava “utopistica”. Nel XVII secolo, “possedere degli schiavi” era ritenuto “normale”, fisiologico.

Un movimento di massa, che negli anni, nei decenni e nei secoli ha raccolto il consenso di centinaia di migliaia di cittadini, ha cambiato la percezione della schiavitù: oggi l’idea di esseri umani incatenati e ridotti in schiavitù ci repelle. Quell’utopia è divenuta realtà.

Un mondo senza guerra è un’altra utopia che non possiamo attendere oltre a vedere trasformata in realtà.

Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l’idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell’umanità.

Ricevere il Premio “Right Livelihood Award” incoraggia me personalmente ed EMERGENCY nel suo insieme a moltiplicare gli sforzi: prendersi cura delle vittime e promuovere un movimento culturale per l’abolizione della guerra.

Approfitto di questa occasione per fare appello a voi tutti, alla comunità dei colleghi vincitori del Premio, affinché uniamo le forze a sostegno di questa iniziativa.

Lavorare insieme per un mondo senza guerra è la miglior cosa che possiamo fare per le generazioni future.

Grazie.

— Gino Strada, Stoccolma, 30 novembre 2015

Testo e video sono disponibili a questo indirizzo: https://www.emergency.it/cultura-di-pace/abolire-la-guerra/ 

3 gennaio 2022

Legge 5 febbraio 1992, n. 104

La legge 5 febbraio 1992, n. 104, meglio nota come Legge 104, detta i principi dell'ordinamento in materia di diritti, integrazione e assistenza della persone disabili.

Di seguito alcuni estratti (il testo integrale è qui)

Art. 2

1. La presente legge detta i principi dell'ordinamento in materia  di diritti,    integrazione   sociale   e   assistenza   della   persona handicappata.

Art. 3

1. È persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che  è  causa  di difficoltà   di   apprendimento,  di  relazione  o  di  integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale  o di emarginazione.

2.  La  persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo  favore  in  relazione  alla  natura  e  alla  consistenza  della minorazione,  alla  capacità  complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative.

3.  Qualora  la  minorazione,  singola  o  plurima,   abbia   ridotto l'autonomia   personale,  correlata  all'età,  in  modo  da  rendere necessario un intervento  assistenziale  permanente,  continuativo  e globale  nella  sfera  individuale  o  in  quella  di  relazione,  la situazione   assume   connotazione   di   gravità.   Le   situazioni riconosciute  di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.

4. La presente legge si applica anche agli stranieri e agli  apolidi, residenti,   domiciliati  o  aventi  stabile  dimora  nel  territorio nazionale. Le relative prestazioni sono  corrisposte  nei  limiti  ed alle  condizioni  previste  dalla  vigente  legislazione o da accordi internazionali.

Art. 12

Diritto all'educazione e all'istruzione 

1. Al bambino da 0 a 3 anni handicappato è garantito l'inserimento negli asili nido. 

2. È garantito il diritto all'educazione  e  all'istruzione  della persona handicappata [...]

3. L'integrazione scolastica ha come obiettivo  lo  sviluppo  delle potenzialità della persona  handicappata  nell'apprendimento,  nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione. [...]

5. All'individuazione  dell'alunno  come  persona  handicappata  ed all'acquisizione  della  documentazione  risultante  dalla   diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai  fini  della formulazione  di  un  piano  educativo  individualizzato,  alla   cui definizione provvedono  congiuntamente,  con  la  collaborazione  dei genitori della  persona  handicappata,  gli  operatori  delle  unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola,  con  la  partecipazione  dell'insegnante operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti  dal Ministro  della   pubblica   istruzione. [...]

9.  Ai  minori  handicappati   soggetti   all'obbligo   scolastico, temporaneamente impediti  per  motivi  di  salute  a  frequentare  la scuola,  sono  comunque   garantire   l'educazione   e   l'istruzione scolastica. A tal fine il provveditore agli studi,  d'intesa  con  le unità sanitarie locali e i centri di recupero e  di  riabilitazione, pubblici e privati, convenzionati con i Ministeri della sanità e del lavoro e della previdenza sociale, provvede alla istituzione,  per  i minori ricoverati, di classi ordinarie quali sezioni  staccate  della scuola statale. [...]

Art. 13

Integrazione scolastica 

3. Nelle scuole di ogni ordine e grado [...] sono garantite attività  di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati. 

5. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado sono  garantite attività didattiche di sostegno. 

6. Gli insegnanti di  sostegno  assumono  la  contitolarità  delle sezioni  e  delle   classi   in   cui   operano,   partecipano   alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione  e  verifica delle attività  di  competenza  dei  consigli  di  interclasse,  dei consigli di classe e dei collegi dei docenti. 

Art. 16

Valutazione del rendimento e prove d'esame 

1. Nella valutazione  degli  alunni  handicappati  da  parte  degli insegnanti   è   indicato,  sulla   base   del   piano    educativo individualizzato,  per  quali   discipline   siano   stati  adottati particolari criteri  didattici,  quali  attività  integrative  e  di sostegno siano state  svolte,  anche  in  sostituzione  parziale  dei contenuti programmatici di alcune discipline. 




25 aprile 2021

Noi, partigiani

Un sito pubblicato recentemente che raccoglie le testimonianze di chi ha partecipato alla Lotta di Resistenza contro il Nazifascismo.

https://www.noipartigiani.it/



13 marzo 2021

Memorial Tablet - una poesia di Siegfried Sassoon


Una poesia tratta da The War Poems of Siegfried Sassoon  (1919) di Siegfried Sassoon. 

Ovviamente la war di cui si parla è la Grande Guerra. 

In particolare si ricorda la battaglia di Passchendaele (nota anche come Terza battaglia di Ypres), combattuta sul fronte occidentale tra il 31 luglio e il 6 novembre del 1917. 

Le passerelle da trincea (si veda la foto a lato) erano dei rudimentali pianali, costruiti con assi di legno, che servivano a rendere "agevole" il passaggio dei soldati.

Il Lord Derby che viene citato è Edward Stanley, XVII conte di Derby. Il suo programma di arruolamento entrò in vigore nel 1915.


Memorial Tablet

Squire nagged and bullied till I went to fight

(Under Lord Derby's scheme). I died in hell -

(They called it Passchendaele); my wound was slight,

And I was hobbling back, and then a shell

Burst slick upon the duck-boards; so I fell

Into the bottomless mud, and lost the light.


In sermon-time, while Squire is in his pew,

He gives my gilded name a thoughtful stare;

For though low down upon the list, I'm there:

"In proud and glorious memory"-that's my due.

Two bleeding years I fought in France for Squire;

I suffered anguish that he's never guessed;

Once I came home on leave; and then went west.

What greater glory could a man desire?


Targa a ricordo dei Caduti della Grande Guerra

Umiliato e vessato dal padrone finché non andai al fronte,

(grazie alla legge sull’arruolamento di Lord Derby). Morii nell’inferno ‒

(Però lo chiamavano Passchendaele). Avevo ferite leggere,

e stavo trascinandomi dietro le linee, quando una granata

esplose proprio sopra la improvvisata passerella: così caddi

nel fango senza fondo, e resi l’anima a Dio.


All’ora della predica, mentre il padrone siede alla sua panca,

gli cade lo sguardo pensoso sul mio nome a lettere d’oro;

perché, anche se verso il fondo della lista, ci sono anch’io;

«Alla memoria gloriosa e imperitura...» è quanto mi spetta.

Due terribili anni in Francia ho combattuto, per il padrone:

ne ho passate tante che lui neanche immagina.

Una sola volta a casa in licenza: e poi il gran salto…

Quale gloria più alta può mai desiderare un uomo?


Siegfried Sassoon (trad. Giorgio Miglior)

29 novembre 2020

Indice di Povertà Umana

L'Indice di Povertà Umana (IPU o HPI, in inglese) considera la deprivazione di tre parametri essenziali della vita umana, già presi in considerazione dallo Indice di sviluppo umano: 

  • speranza di vita
  • istruzione,
  • standard di vita dignitoso.

"Deprivazione" in questo caso ha valore di termine tecnico e indica l'esclusione dal godimento di un bene o dalla soddisfazione di un bisogno.

La formula per calcolare l'HPI-1 è la seguente:

  • P1: probabilità di non sopravvivenza fino a 40 anni (moltiplicato per 100)
  • P2: analfabetismo funzionale
  • P3: tiene conto della percentuale di persone che non hanno accesso all'acqua potabile, della percentuale di persone che non posso usufruire di servizi sanitari essenziali, della percentuale di bambini al di sotto dei 5 anni che risultano sottopeso.

In alcuni casi (in linea di massima per  i paesi più sviluppati) si utilizza l'indice HPI-2. 


  • P1: Probabilità di non sopravvivenza fino a 60 anni
  • P2: Analfabetismo funzionale
  • P3: Popolazione sotto la linea di povertà (<50% del reddito medio)
  • P4: Disoccupazione a lungo termine (>12 mesi).

In questa tabella i dati relativi ad alcuni dei paesi più sviluppati. Si noterà che l'Italia è penalizzata soprattutto dal parametro analfabetismo funzionale.

Fonte:
Human Development Report 2007/2008
(a cura di UNDP - United Nations Development Programme)

Dal 2010 l'IPU è sostituito dall'Indice multidimensionale di povertà (IMP) che tiene conto dei seguenti indicatori:
  • mortalità infantile (se un bambino è morto in famiglia);
  • nutrizione (se un membro della famiglia è malnutrito);
  • anni di scolarità (se nessun membro ha compiuto cinque anni di scuola);
  • abbandono scolastico (se i membri della famiglia hanno lasciato la scuola prima di aver completato otto anni di studi);
  • elettricità (se la famiglia non ha elettricità);
  • acqua potabile (se non ce n'è entro 30 minuti a piedi);
  • servizi igienici (se non ce ne sono o sono condivisi con altri);
  • condizione dell'abitazione (se almeno uno dei tre materiali di alloggiamento per tetto, pareti e pavimento è inadeguato - es. materiali naturali o rudimentali);
  • combustibile usato per cucinare (se la famiglia cucina con sterco, legna o carbone);
  • beni mobili (se la famiglia non possiede più di uno di questi beni: radio, TV, telefono, computer, bicicletta, moto o frigorifero e non possiede un'auto o un camion.).



6 ottobre 2020

Che cos’è per te la storia?

Un brano tratto da Carlo Greppi, La storia ci salverà.

«Che cos’è per te la storia?» mi ha chiesto una volta uno studente di diciassette anni, durante un incontro. Ci ho pensato qualche secondo e poi ho risposto.

«L’eterna lotta tra il bene e il male, forse.»

D’istinto mi è venuto da citare Il Signore degli Anelli e Harry Potter, che non è che parlino di storia anche se un legame con la storia - come ogni cosa - ce l’hanno, per poi aggiungere subito che ovviamente anche nel bene ci sono porzioni di male, e viceversa.

Sempre d’istinto, mi è venuto da specificare che quella è la storia che interessa a me, mentre ci sono interi periodi in cui questa lotta non esiste. O forse non smette mai di esistere, mi viene da chiarire ora, solo che a volte non si vede.

Sicuramente non mi sarebbe mai venuto da definire la storia "uno degli argomenti che spesso annoiano i ragazzi", come avrebbe fatto in mia presenza tre anni dopo un’altra studentessa, benché io sia del tutto consapevole del fatto che, per molti la storia è esattamente quella roba lì. Non il modo per scoprire come siamo arrivati fin qui, ma qualcosa di tremendamente noioso, una litania di biografie di uomini e donne (ma per lo più uomini) illustri e delle loro imprese, una sfilza di eventi e date con pochi appigli logici - eventi e date che noi dovremmo imparare non si sa bene perché.

E allora vi dico subito come va a finire: la storia non è una cosa positiva di per sé. E non perché sia zeppa di male, e cioè di meschinità umane, di tragedie e di massacri. Quelli, ahinoi, sono già avvenuti. Viaggiare nel tempo per impedire Auschwitz, Hiroshima e Nagasaki, la "tratta" degli schiavi, lo sterminio dei nativi americani o quello messo in atto dall’impero mongolo non si può. La storia non è una cosa positiva di per sé perché la storia come mera esposizione di fatti che in quanto tali dovrebbero tornarci utili nel presente, sostanzialmente, non esiste. E se potesse esistere sarebbe davvero poco interessante.

La storia è quello che vediamo se guardiamo indietro, è vero anche questo - e quello che vediamo dipende innanzitutto da quello che è emerso. Ma quando lo facciamo è per capire se dal passato a noi vicino o lontano possiamo trarre degli insegnamenti, se grazie a quel passato possiamo diventare persone migliori, presenti a se stesse e al mondo. Dipende tutto da come vogliamo farlo: è questo "come" a rendere la storia un qualcosa su cui vale la pena spendere il nostro tempo, le nostre energie. Oppure no.

La storia è positiva solo se, anche per vie tortuose, arriva a farci capire come siamo fatti, cosa possiamo essere e cosa rischiamo di diventare. Questa è la prima cosa che vorrei dire: la storia è l’eterna lotta tra il bene e il male, forse - fuori e dentro di noi.

24 aprile 2020

25 aprile - Anniversario della Liberazione

Il 25 aprile ricorre l'anniversario della Liberazione dal nazifascismo

L'istituzione della festa nazionale fu decisa dal re Umberto II, su proposta del democristiano Alcide De Gasperi.
Il 22 aprile 1946, un anno dopo la sconfitta del nazifascismo, emanò un decreto legislativo che diceva:
"A celebrazione della totale liberazione del territorio italiano, il 25 aprile 1946 è dichiarato festa nazionale"
Pochi anni dopo, il 27 maggio 1949, con la legge 260 ("Disposizioni in materia di ricorrenze festive"), il 25 aprile, anniversario della Liberazione dal nazifascismo fu inserito nel novero delle feste nazionali.

Che piaccia o meno, se non ci fosse stata la Liberazione dal nazifascismo non vivremmo in una democrazia, ma in una dittatura. Ogni forma di dissidenza verrebbe repressa. Avremmo leggi razziste. Non avremmo una Costituzione. L'Italia non sarebbe una Repubblica.

Quest'anno le iniziative per celebrare l'anniversario della Liberazione si terranno in forma virtuale e saranno numerosissime. Tra tutte, vi segnalo quella del Comune di Torino, per la ricchezza del programma e il grande valore degli storici invitati, e quella del Collettivo Caciara che discuterà di Resistenza con lo storico Alessandro Barbero alle 17:00.

Di seguito un video dedicato ad uno dei più famosi canti della Resistenza, Bella Ciao. Il video nasce da un'idea di Archivi della Resistenza.
Chi gestisce il canale spiega che "questo canto è un omaggio a quei meravigliosi ragazzi e quelle meravigliose ragazze che hanno saputo lottare e trovare una luce nell'oscurità".

 


27 gennaio 2020

Che cos'è il Giorno della memoria?

Legge n. 211 del 20 luglio 2000 - art. 1
"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati."
Maggiori informazioni sulla legge 211


Nel documento Shoah - giorno della memoria, reso disponibile in formato sfogliabile via Calaméo,  ho riunito alcuni materiali che possono essere utili per riflettere su ciò che è stata la Shoah. Si va da un breve poesia di František Bass alle Leggi razziste del 1938, dalla bolla Cum nimis absurdum di Paolo IV alle Leggi di Norimeberga, dal programma di eugenetica denominato Aktion T4 ai Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola.

Sul blog sono disponibili altri materiali relativi alla Shoah, al razzismo e al fascismo.
Ad esempio: