Questo proverbio medievale unisce una metafora pastorale a un linguaggio popolare per lanciare un monito politico.
23 maggio 2026
Sub molli pastore cacat lanam lupus agni
28 gennaio 2023
Habeas corpus
Con l'espressione latina Habeas corpus si indica il mandato emesso da un giudice con cui ordina che un prigioniero sia portato al proprio cospetto, per verificarne le condizioni personali e evitare una detenzione senza concreti elementi di accusa. È quindi una norma che garantisce la salvaguardia della libertà individuale contro l'azione arbitraria dello Stato.
| Giovanni d'Inghilterra |
Fa la sua prima comparsa nella Magna Charta (1215, Re Giovanni Senzaterra) «Nessun uomo libero può essere arrestato, imprigionato o danneggiato in alcun modo, in assenza di un giudizio legale».
| Guglielmo III d'Orange |
L'Habeas Corpus Act - emanato nel 1679 da Carlo II d'Inghilterra, figlio del Carlo I decapitato nel 1649 - ha codificato l'emissione del writ e il diritto all'Habeas corpus è stato poi consacrato dal Bill of Rights, alla conclusione della Gloriosa Rivoluzione inglese, firmato nel 1689 dal nuovo re, Guglielmo III d'Orange.
Il principio si diffuse poi in tutte le costituzioni liberali occidentali.
30 dicembre 2021
L’Italia dopo la guerra greco-gotica
Nel 553 Giustiniano riuscì a chiudere vittoriosamente la guerra contro gli ostrogoti e quindi a riconquistare l’Italia. La penisola era stata però devastata da un ventennio di guerra, cui erano seguite carestie e pestilenze.
L’anno avanzava verso l’estate e già il grano cresceva spontaneo, non in tale quantità però come prima, ma assai minore: poiché non essendo stato interrato nei solchi con l’aratro, né con mano d’uomo, ma rimasto alla superficie, la terra non poté fecondarne che una piccola parte. Né essendovi alcuno che lo mietesse, passata la maturità, ricadde giù e niente poi più ne nacque.La stessa cosa avvenne pure nell’Emilia; perciò le genti di quei paesi, lasciate le loro case, si recarono nel Piceno pensando che quella regione, essendo marittima, non dovesse essere totalmente afflitta dalla carestia.
Né meno visitati dalla fame per la stessa ragione furono i toscani, dei quali quelli che abitavano i monti, macinando ghiande di quercia come grano, ne facevano pane, che mangiavano. Ne avveniva naturalmente che venissero colti da malattie di ogni sorta, solo alcuni uscendone salvi. Nel Piceno si dice che non meno di cinquantamila contadini romani morissero di fame, ed anche molti di più al di là del golfo ionico. Tutti divenivano emaciati e pallidi, e la loro carne, mancando di alimenti, secondo l’antico adagio consumava se stessa [...]. Vi furono alcuni che sotto la violenza della fame si mangiarono l’un l’altro. Ben molti travagliati dal bisogno della fame, se mai trovavano qualche erba, avidamente vi si gettavano sopra, e appuntate le ginocchia cercavano di strapparla dalla terra, ma non riuscendo, perché esausta era in loro ogni forza, cadevano morti su quell’erba e sulle proprie mani. Né v’era alcuno che li seppellisse, perché a dar sepoltura nessuno pensava; non erano però toccati da alcun uccello dei molti che sogliono pascersi di cadaveri, non essendovi nulla per questi, poiché, come ho già detto, tutte le carni la fame stessa aveva già consumato.
da Procopio di Cesarea, Storia delle guerre di Giustiniano
26 dicembre 2021
Stupor Mundi
30 dicembre 2019
The History of Europe
13 aprile 2019
Documenti su Carlo Magno
3 dicembre 2018
Islam - Un esempio di mappa concettuale
Dategli un'occhiata, ricontrollate la procedura per la creazione di una mappa concettuale, aprite Cmap Cloud e create la vostra mappa (che può essere realizzata anche con foglio e matita).
6 ottobre 2018
Prospetto cronologia
20 settembre 2017
Schede sul basso medioevo
Siccome ritengo siano un ottimo esempio (ottimo e utile esempio) pubblico le schede realizzate da Luca Garuti della II B a.s. 2017/2018.
24 maggio 2017
Pretese inglesi sul trono di Francia
Alla morte di Carlo IV la corona francese passò a Filippo VI di Valois che era figlio di Carlo di Valois, conte di Valois e fratello di Filippo il Bello. Filippo VI riuscì a diventare re perché fu appoggiato dai baroni di Francia. Questi ultimi lo appoggiarono non tanto perché fossero convinti del suo diritto al trono, ma perché consideravano Edoardo uno straniero.
Il tutto può essere schematizzato in questo modo.
Tra le altre cause della Guerra dei cent'anni gli storici individuano anche:
- la confisca da parte di Filippo VI dei feudi della Francia settentrionale che erano proprietà dei sovrani inglesi dai tempi di Guglielmo I d'Inghilterra (Guglielmo il conquistatore);
- la volontà da parte di Edoardo III di conservare il possesso sul feudo di Aquitania che era giunto nelle mani dei re inglesi grazie al matrimonio tra Enrico II d'Inghilterra ed Eleonora d'Aquitania.
16 maggio 2017
Un cruciverba sulla nascita del Comune
| Il Comune di Siena rappresentato come un sovrano sul trono, nell'Allegoria del Buon Governo di Ambrogio Lorenzetti |
Il cruciverba è stato realizzato con Eclipse Crossword, uno dei migliori tool per la
realizzazione di schemi di parole crociate.
Una volta risolto il cruciverba, occorre fare clic sul pulsante Check Puzzle per verificare se sono stati commessi errori.
Per restare in tema e continuare con un altro quiz storico ecco
15 febbraio 2017
L'arazzo di Bayeux
Questa è una versione animata che contiene alcune immagini che potrebbero impressionare i ragazzi (ai quali è sconsigliata la visione per le scene troppo crude).
La versione originale, per intero, con il testo in latino (si tratta di un jpg da 10,3 mb).
Una foto ad alta risoluzione per apprezzarne la fattura.
Una mappa concettuale sui Normanni.
8 febbraio 2017
Un cloze su Eginardo e Carlo
Un esercizio di storia da fare (far fare) dopo aver letto Un ritratto di Carlo Magno e Le guerre di Carlo Magno, per verificare la comprensione letterale dei testi.
7 ottobre 2016
Crisi Impero Romano
30 dicembre 2013
La paura della fine del mondo e l’esito delle nuove invasioni
Roberto S. Lopez (1910-1986) medievalista genovese. Nel 1939, in seguito alla campagna antisemita del nazifascismo, si trasferì negli Stati Uniti, dove studiò e insegnò alla Yale University: nel 1963 vi fondò il Dipartimento di Studi Medievali che diresse fino al 1975.
L’alba europea. “Le tenebre si rischiarano”. L’alba part umet mar atra sol, Poy pasa bigil, mira clar tenebras. "L'alba porta sul mare oscuro il sole, poi valica il colle: guarda, le tenebre si rischiarano!". Questo distico, scritto nel secolo X in una lingua che non è più latina e non è ancora identificabile con una delle moderne lingue romanze, non va certo annoverato tra i versi più armoniosi che l’avvento del mattino abbia ispirato. Ma lo storico delle origini europee li trova commoventi come il primo vagito di un neonato. Ai profeti di sciagure che non si stancano d'agitare i loro spauracchi, alle carte che fanno seguire la data dell'anno corrente con la formula “nell'approssimarsi della fine del mondo”, questi poveri versi sembrano rispondere che un'era nuova sta per nascere. Né sono i soli: mille voci proclamano la buona novella, quantunque le si intendano appena in mezzo alle grida di dolore che accompagnano la nascita dell'Europa.
Tra la metà del secolo IX e quella del X, infatti, la cristianità fu squassata nelle sue più profonde strutture dai nemici più numerosi e più brutali che essa avesse affrontato dalla caduta dell’impero romano in Occidente in poi [l'autore sta alludendo alle invasioni di normanni, ungari e saraceni]. Le sue sofferenze furono tanto più crudeli in quanto gli invasori non avevano né i mezzi né l’intenzione d’intraprendere la conquista dell’Europa e, in questo modo, di ridarle pace al prezzo della schiavitù. [...] Tutte queste pressioni, aggiungendosi alla discordia e all'incapacità dei sovrani, sfasciarono l’impero carolingio. Sebbene non mancassero i pretendenti alla corona imperiale, dopo l’887 nessuno dei discendenti di Carlomagno riuscì a riunire di nuovo i suoi frammenti. Come per un'ironia della storia, l'impero romano, preparato dal mitico Romolo e iniziato da Augusto, si era chiuso con un imperatore adolescente che si chiamava Romolo Augustolo. Per un'altra ironia, l’impero carolingio, fondato da Carlo il Grande [ossia Carlo Magno], si chiuse con Carlo il Grosso.
Resistenza su base locale. La resistenza si organizzò lentamente, come era inevitabile data la trama assai rada di cui era costituita l’Europa [pochi centri urbani, scarsamente popolati e mal collegati da una rete stradale che aveva perso la sua efficienza]. Eserciti e flotte regolari, frontiere sorvegliate su tutta l’estensione da guarnigioni permanenti non esistevano che alle due estremità opposte dell’Europa, nell'impero bizantino e nell'emirato, poi califfato di Còrdova. Le marche di frontiera istituite dai Carolingi e dai loro successori per assorbire il primo urto delle invasioni non erano abbastanza solide. All'interno, i vassalli non si mostrarono solleciti ad abbandonare i propri “benefici” per rispondere alla chiamata del sovrano. D'altronde, nelle isole britanniche e in Italia, non c’era nemmeno un sovrano riconosciuto da tutto il paese, che potesse coordinare uno sforzo difensivo.
Se non era possibile arrestare gli invasori - e comprare la loro ritirata [ossia offrir loro denaro o altri beni perché se ne andassero] serviva solo a invitarli a nuovi ricatti. Città e monasteri, nei primi tempi sorpresi e saccheggiati, cominciarono a circondarsi di robuste fortificazioni. Si eressero castelli in cima alle colline e nelle anse dei fiumi. Re, papi, coalizioni di nobili o di cittadini organizzarono su base locale una resistenza sempre più energica e ben presto vittoriosa.
Le battaglie campali furono più rare e non sempre fortunate, ma nel 955 Ottone il Grande, duca di Sassonia e re di Germania, inflisse agli Ungari una memorabile disfatta [l'autore si riferisce alla battaglia di Lechfeld]. Tuttavia fu soprattutto grazie alla sua disunione e alla sua povertà che l’Europa invertebrata del secolo X poté resistere alle invasioni meglio di quel che avesse fatto l’impero macchinoso del secolo V. Non esistevano più centri vitali, arterie maestre, nodi economici la cui perdita potesse far crollare tutta una provincia, ma villaggi isolati e città quasi isolate. Per distruggere queste minuscole cellule a una a una sarebbero occorsi un piano e una continuità di azione che gli aggressori certo non possedevano.
L’Europa ampliata. Logorati dai loro stessi sforzi, respinti qua e là, addolciti inoltre dai loro contatti coi popoli sedentari, gli invasori finirono col fissarsi al suolo nei territori strappati alle vecchie comunità cristiane e anche nei loro paesi d’origine. Questo li rese più accessibili all'influenza dei loro vicini, la cui nobiltà bellicosa e la cui massa di contadini poveri non differiva radicalmente dalla loro. Modesti nuclei urbani sorsero anche presso di loro. A poco per volta, la maggior parte dei nuovi barbari adottò le istituzioni religiose e politiche delle nazioni più vecchie [...]. Così la superficie dell’Europa di Carlomagno si trovò quasi raddoppiata, e la famiglia dei popoli europei, quale la conosciamo ai nostri giorni, fu quasi completata. L’assimilazione riuscì relativamente facile per gli Scandinavi, tanto nelle numerose teste di ponte che essi consolidarono nelle isole britanniche e fino in Normandia, quanto nei loro paesi natali, che dovevano ben presto coagularsi nei tre regni cattolici di Danimarca, Norvegia e Svezia.
Estratto ed adattato da Roberto S. Lopez, La nascita dell’Europa, secoli V - XIV, Einaudi, Torino 1966.
14 dicembre 2013
Come e perché finì la schiavitù antica - L'ipotesi di M.Bloch
Di seguito poche righe tratte da M. Bloch, Lavoro e tecnica nel Medioevo, Laterza, Bari 1969. In esse troviamo spiegato il motivo per cui, secondo la sua interpretazione, il sistema basato sull'impiego degli schiavi venne abbandonato nel corso del Medioevo.





