4 febbraio 2023

Quattro piattaforme per la didattica di cui forse si era già detto


Le app educative stanno guadagnando sempre più popolarità e, dopo la fase di didattica a distanza, rientrano di buon grado tra gli strumenti che animano la quotidianità didattica. Consentono di aiutare gli studenti ad apprendere nuovi concetti, incoraggiano la collaborazione e la creatività in classe e, più in generale, possono essere una grande risorsa sia per gli insegnanti sia per gli studenti. Ecco quattro idee ben sviluppate - e, ormai, completamente affermate - che offrono la possibilità di predisporre risorse, materiali ed esercizi per poter gestire in modo più efficace la lezione.

BlendSpace è un'applicazione didattica che offre a insegnanti e studenti una piattaforma facile da usare per creare e condividere contenuti didattici digitali. Con BlendSpace, gli insegnanti possono creare lezioni multimediali ricche e coinvolgenti da condividere con gli studenti in pochi clic. Offre una serie di strumenti per creare contenuti multimediali con testi, immagini, video e file audio. Gli studenti possono collaborare e condividere i propri materiali e i propri elaborati.

Utile strumento per la flipped classroom o per preparare i materiali da utilizzare in classe.

Classroomscreen è un'altra app educativa progettata per aiutare gli insegnanti a gestire la classe e a creare un ambiente di apprendimento efficace. Classroomscreen è una sorta di lavagna virtuale che fornisce strumenti e widget per la creazione e la condivisione di presentazioni e lezioni interattive. Offre una serie di modelli preimpostati per inserire testi, immagini, timer, giochi educativi, quiz, sondaggi e altri strumenti utili per la lezione.

Può essere quindi utile a insegnanti e formatori che vogliono disporre di una lavagna online e usufruire di alcuni tool utili.

Jamboard è un'applicazione per lavagne interattive che consente a insegnanti e studenti di collaborare in tempo reale. L'applicazione fornisce uno spazio di lavoro digitale in cui gli insegnanti possono creare e condividere lezioni, progetti e presentazioni con gli studenti. Permette inoltre agli insegnanti di creare lavagne interattive virtuali dove gli studenti possono accedere ai contenuti e collaborare. Inoltre, gli insegnanti possono utilizzare l'applicazione per fornire feedback e monitorare i progressi degli studenti.

Utile soprattutto per preparare, in modo davvero semplice, i materiali da utilizzare in classe (testi, esercizi, immagini, collezioni di link...). 

Learningapp è un'applicazione educativa completa progettata per aiutare insegnanti e studenti a imparare e collaborare in un ambiente virtuale. Fornisce agli insegnanti un'ampia gamma di strumenti e risorse per creare esperienze di apprendimento coinvolgenti. Permette inoltre agli insegnanti di creare lezioni e compiti interattivi e di monitorare i progressi degli studenti.

Utile soprattutto per creare quiz ed esercizi interattivi in grado di fornire un immediato feedback agli studenti.

28 gennaio 2023

Habeas corpus

Con l'espressione latina Habeas corpus si indica il mandato emesso da un giudice con cui ordina che un prigioniero sia portato al proprio cospetto, per verificarne le condizioni personali e evitare una detenzione senza concreti elementi di accusa. È quindi una norma che garantisce la salvaguardia della libertà individuale contro l'azione arbitraria dello Stato.

Giovanni d'Inghilterra

Fa la sua prima comparsa nella Magna Charta (1215, Re Giovanni Senzaterra) «Nessun uomo libero può essere arrestato, imprigionato o danneggiato in alcun modo, in assenza di un giudizio legale».

Guglielmo III d'Orange

L'Habeas Corpus Act - emanato nel 1679 da Carlo II d'Inghilterra, figlio del Carlo I decapitato nel 1649 - ha codificato l'emissione del writ e il diritto all'Habeas corpus è stato poi consacrato dal Bill of Rights, alla conclusione della Gloriosa Rivoluzione inglese, firmato nel 1689 dal nuovo re, Guglielmo III d'Orange. 

Il principio si diffuse poi in tutte le costituzioni liberali occidentali.

27 gennaio 2023

27 gennaio 2023 - Sami Modiano al Senato con gli studenti

Venerdì 20 gennaio 2023, a Palazzo Giustiniani, nella Sala dove venne firmata la Costituzione, Sami Modiano, un superstite della Shoah, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, ha incontrato gli studenti del Liceo scientifico Morgagni di Roma e ha risposto alle domande di SenatoTV. 
Quando portato nel campo nazista di Birkenau, nel 1944, aveva 14 anni. 

24 gennaio 2023

Costituzione e religione

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L'articolo 3 della Costituzione italiana stabilisce i principi di uguaglianza formale e sostanziale. Affida allo Stato il compito di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale" (ossia ridurre le disuguaglianze tra i cittadini). L'uguaglianza è intesa come "pari dignità sociale" per ogni persona, ottenuta escludendo ogni forma di discriminazione (si consideri che l'Italia usciva da due decenni di dittatura fascista).

Articolo 7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

L'art. 7 della Costituzione Italiana interviene sul rapporto tra Stato e Chiesa Cattolica, riconoscendo alla Chiesa una posizione differente dalle altre confessioni religiose. Conferma la validità dei Patti Lateranensi del 1929 e ribadisce che i rapporti tra lo Stato e la Chiesa devono essere regolati da intese concordate.

Articolo 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

L'art. 8 riconosce la libertà di tutte le confessioni ponendo il limite del rispetto delle leggi e prevedendo intese con le relative rappresentanze. Secondo alcuni commentatori c'è ancora una disparità di trattamento tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni.

Articolo 19

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

L'articolo 19 della Costituzione Italiana riconosce la libertà religiosa dei cittadini ma non fa espliciti riferimenti alla libertà di coscienza e alla libertà di cambiare religione. 

Articolo 20

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

L’art. 20 ribadisce le garanzie espresse dall’art.19 e spiega che non possono essere introdotti trattamenti discriminatori verso le associazioni e gli enti religiosi.


17 gennaio 2023

Patrice Lumumba

Patrice Lumumba
Patrice Lumumba partecipò alla fondazione del Movimento Nazionale Congolese (MNC) e fu uno dei protagonisti della lotta per l'indipendenza della Repubblica Democratica del Congo, ottenuta il 30 giugno 1960.

Nel 1885 il Congo era stato assegnato a Leopoldo II, re del Belgio, e restò sotto il controllo del Belgio fino al 1960.

Per pochi mesi, Lumumba fu primo ministro della Repubblica Democratica del Congo. La sua politica fu principalmente anticolonialista e antimperialista.

Fu destituito nel dicembre del 1960 da un colpo di stato attuato da Mobutu Sese Seko, futuro dittatore, con l'appoggio del Belgio e della CIA.

Lumumba fu barbaramente ucciso nel 1961.

Mobutu e Nixon




9 gennaio 2023

United Kingdom vs the world

All the Countries We've Ever Invaded: And the Few We Never Got Round To è un libro dello scrittore britannico Stuart Laycock. 
In tale lavoro tenta di rintracciare tutti i paesi "invasi" dalla Gran Bretagna (che certamente ha sviluppato nel corso della sua storia una forte vocazione imperialista). 
Secondo questo libro, il 90% dei paesi del mondo avrebbe subito un'invasione britannica e solo 22 sarebbero i paesi risparmiati.
In rete gira una sorta di infografica tratta dal libro.


6 gennaio 2023

Fat cat day

Happy fat cat day!!

Oggi è il giorno dei gatti grassi. Il fat cat day, è il giorno dell'anno in cui gli amministratori delegati delle società quotate di Piazza Affari (sede della Borsa di Milano) arrivano a guadagnare i 30 mila euro che il lavoratore italiano medio guadagna in un anno. 
Infatti la media degli stipendi di tali manager è di circa 2 milioni e 20 mila euro (5500 euro al giorno). Questo significa che con sei giorni di retribuzione superano il salario annuale di un lavoratore dipendente. 
Per fortuna la formazione scolastica non è indispensabile, anzi. Secondo l'articolo Italia, un’economia in mano a dirigenti senza laurea, pubblicato sul sito de Il Sole 24 ore da Luisa Rosti, solo il 25% dei dirigenti italiani è laureato (contro il 58% della media europea). Il Sole 24 ore è un quotidiano economico-finanziario edito dal Gruppo 24 ore (di proprietà di Confindustria).
Una "ricorrenza" che, come spiegava l'Indipendent,  mette in evidenza l'enorme divario retributivo tra gli amministratori delegati e i loro dipendenti.

17 dicembre 2022

Perfer et obdura

Ritratto immaginario
del poeta Ovidio
Perfer et obdura! dolor hic tibi proderit olim; 
saepe tulit lassis sucus amarus opem.

Sopporta e resisti! Un giorno questo dolore ti sarà utile:
spesso una medicina amara porta giovamento al malato.







11 dicembre 2022

Information vs Knowledge

 

Questa vignetta ci può far riflettere sulla differenza tra un apprendimento mnemonico, fatto di nozioni imparate a memoria e poco utili, ed un apprendimento significativo, in cui le informazioni sono organizzate e collocate in una rete di relazioni. 

Le due immagini sono parte di una vignetta più ampia, buffa ma interessante, che ho trovato per caso su Reddit.




1 novembre 2022

Testi, argomentativi e non

Errori di superficie

  • Tracce si scrive senza i ed è tre anni che lo ripetiamo. 
  • Quale non cuale (!).
  • L'articolo femminile UNA, davanti a parola che inizia con vocale, subisce l'elisione. Un'inutile fonte di distrazione.
  • Al plurale è preferibile non ricorrere all'elisione.
  • , voce del verbo dare, si scrive con l'accento (grave). Perché si scrive con l'accento (acuto).
  • Il numero di soggetto e verbo deve concordare.
  • Viceré si scrive con l'accento sull'ultima vocale (vale per tutte le parole tronche con più di una sillaba).
  • I nomi propri hanno l'iniziale maiuscola. Tale regola vale anche per Google, YouTube, TikTok, Wikipedia...
  • Po' si scrive con l'apostrofo (non con l'accento ). Rappresenta la forma tronca di poco.
  • , si scrive con l'accento quando si tratta di avverbio affermativo.
  • Occorre che ogni grafema sia distinguibile dagli altri. Se la nostra "n" è uguale alla nostra "m" occorre intervenire per rimediare.
  • La prima persona singolare del passato remoto dei verbi della terza coniugazione ha la desinenza in -ii (ad esempio, riuscii, salii, sentii, dormii). La desinenza in caratterizza invece la terza persona singolare (riuscì, salì, sentì, dormì). 
  • Le parole che terminano in -zione hanno una sola Z (distrazione, informazione...)

Errori lessicali

  • Nativa (f.) che è nata in luogo ↔ Natia (f.) che costituisce il luogo di nascita.
  • Fare - dire - ... nel 99% dei casi esiste un sinonimo adeguato (usa il dizionario).
  • Un solo alunno ha ritenuto opportuno chiarire il significato di Internet. La maggior parte di chi ha scelto la traccia 3 ha usato internet come sinonimo di nuove tecnologie, WWW, social, smartphone o, addirittura, telefono (brevettato nel 1871).

Errori argomentativi - testuali

  • Internet è utile perché si possono trovare informazioni utili è un argomento accettabile, ma perché diventi solido occorre corredarlo di qualche esempio e di qualche spiegazione. Stesso discorso per Internet permette di fare ricerche velocemente.
  • Internet è una rete di elaboratori che consente la condivisione di informazioni... di ogni tipo: utili o inutili, attendibili o non attendibili, correlate a quanto stiamo studiando oppure buffe, divertenti o, addirittura, "troppo forti".
  • Internet è uno strumento, non un metodo di studio.
  • Se in una frase citate Pippo e Topolino e chiudete dicendo è molto antipatico si crea un'ambiguità: di chi predica il vostro predicato? Chi è antipatico? Esempi: Consalvo non ha un bel rapporto con il padre perché è molto rigido. Se il sito dice cose diverse dal libro occorre scrivere ciò che è scritto su esso.
  • L'insieme delle lotte per liberare e unificare l'Italia si chiama Risorgimento, non Rinascimento (termine con cui si indica l'eccezionale fioritura artistica e letteraria che caratterizza l'Italia nei secoli XV e XVI). Anche in questi casi, la consultazione del vocabolario può aiutare.
  • Alcuni hanno usato un argomento fantoccio per costruire antitesi comode: chi si è soffermato sull'attendibilità, chi sul pericolo dei virus, chi sulla contrapposizione tra uso saggio e uso sconsiderato. C'è stato anche chi ha sollevato il problema della contrapposizione tra una realtà che non ci soddisfa e un mondo virtuale che può offrire occasioni di svago e di quiete. Argomenti interessanti ma diversi dalla questione focale proposta dalla traccia. 
  • Se l'argomento principe a sostegno della vostra tesi è la possibilità di distinguere i "siti seri" dai "siti non attendibili" occorre che illustriate la procedura che consente tale distinzione. Quanto meno fate un esempio, spiegate come vi comportate, riferite quanto vi è stato insegnato...

19 ottobre 2022

You-tldr

you-tldr

Piattaforma che consente di ottenere trascrizioni di facile lettura dei video Youtube.
È sufficiente inserire il link del video che ci interessa

11 ottobre 2022

GDPR Scuola sui gruppi WA

Un interessante articolo da GDPR Scuola sui gruppi WhatsApp 
A questo punto occorre chiedersi: “Hanno validità le comunicazioni che avvengono tramite WhatsApp o altri canali non ufficiali?”. 
Ebbene, la risposta è no! 
Altri sono gli strumenti istituzionali da utilizzare [...] 
Per quanto riguarda i dirigenti poi, non è legittimo impartire ordini di servizio ai docenti della scuola tramite WhatsApp [...]  
I gruppi WhatsApp dei collegi docenti sono luoghi virtuali che nulla hanno a che fare con gli atti professionali che si svolgono nelle aule scolastiche e negli uffici di segreteria.

5 settembre 2022

write.as

Write.as un servizio che consente di pubblicare in maniera rapida contenuti testuali.

Principali pregi
  • Il text editor non consente distrazioni (non occorre colorare, decorare, abbellire e fare i ricci);
  • formattazione tramite sintassi markdown (molto semplice);
  • condividere un post è molto facile.

Markdown
  • Per le intestazioni anteporre un # (1 per il primo livello, 2 per il secondo...);
  • per il grassetto sistemare due asterischi prima e dopo la porzione di testo che dovrà apparire in grassetto;
  • per il corsivo inserire un asterisco prima e uno dopo la porzione di testo che dovrà apparire in corsivo.
Questi sono solo alcuni esempi (anche se nella maggior parte dei casi non dovrebbe servire altro). Un elenco completo è disponibile a questo indirizzo.

11 giugno 2022

The Laughing Heart - Charles Bukowski - A Short Film


Animation and Illustration: Bradley Bell Poem by: Charles Bukowski Spoken by: Tom Waits Music: Grizzly Bear - Foreground

The Laughing Heart by Charles Bukowski
your life is your life don’t let it be clubbed into dank submission. be on the watch. there are ways out. there is light somewhere. it may not be much light but it beats the darkness. be on the watch. the gods will offer you chances. know them. take them. you can’t beat death but you can beat death in life, sometimes. and the more often you learn to do it, the more light there will be. your life is your life. know it while you have it. you are marvelous the gods wait to delight in you.

La tua vita è la tua vita non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza. stai in guardia. ci sono delle uscite. da qualche parte c’è luce. forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre. stai in guardia. gli dei ti offriranno delle occasioni. riconoscile. afferrale. non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte nella vita, qualche volta. e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà. la tua vita è la tua vita. sappilo finché ce l’hai. tu sei meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

18 maggio 2022

Angela Davis - violenza e rivoluzione

Questo video è tratto da un'intervista del 1972.
Un giornalista chiede ad Angela Davis, all'epoca rinchiusa nella cella di una prigione statale della California, cosa pensa del ricorso alla violenza da parte delle organizzazioni rivoluzionarie afroamericane.

30 marzo 2022

Ogni volta che mi baci muore un nazista

Ogni volta che mi baci muore un nazista è tratto dalla raccolta di Guido Catalano intitolata Ogni volta che mi baci muore un nazista. 144 poesie bellissime pubblicata nel 2017. Nella prefazione l'autore spiega che "ci sono poesie che, se le usi con dovizia, tipo dedicandole alla donna dei tuoi sogni, poi lei si innamora di te" e anche che "In realtà le poesie contenute in questo libro non sono 144, ma di più. È che ci piaceva il numero". Spesso, come in questo caso, le sue poesie sono costruite come un dialogo.


Ogni volta che mi baci muore un nazista

«Ogni volta che mi baci muore un nazista.»

«Avremmo dovuto conoscerci durante la Seconda guerra mondiale, non trovi?»


«Ogni volta che mi dici che ti manco, un camionista sorride.»

«Cosa c’entra?»


«Non lo so, mi piaceva l’immagine di un camionista

stanco che percorre la sua lunga interminabile

strada dall’est all’ovest sul suo gigantesco

autoarticolato e a un certo punto sorride,

senza sapere neanche lui il perché.»

«Sei strano tu.»


«Ogni volta che facciamo l’amore, ringiovanisco di tre anni.»

«Allora dobbiamo stare attenti, che non vorrei una mattina o l’altra, svegliarmi accanto a un bimbo.»


«Ogni volta che vedo la luna che galleggia piena e gialla

sulla mia città penso che anche tu, dalla tua città,

se alzi il naso, vedi la mia stessa luna piena e gialla

e tutto ciò mi sembra meraviglioso

e romantico e bellissimo.»

«Poi capisci che stai rincoglionendo?»

«Sì.»

«Eh.»


«Ogni volta che penso alla possibilità di perderti, il mio cuore si ferma per cinque secondi.»

«Ho un amico cardiologo, ti do il numero.»


«Ogni volta che mi dici che m’ami divento cintura nera di felicità settimo dan.»

«Io non t’ho mai detto che t’amo.»

«C’è sempre una prima volta.»

«Sembri molto sicuro di te.»


«Non credi che io abbia un sacco di buoni motivi per esserlo?»

«Vuoi la verità?»


«Non so se sono pronto per la verità, baciami.»

«E sia, un nazista in meno.»

IL VECCHIO PROFESSORE di Wisława Szymborska


Premio Nobel per la Letteratura nel 1996, Wisława Szymborska (1923-2012) è una poetessa polacca. La poesia che segue, Il vecchio professore, è tratta dalla raccolta di poesie Dwukropek (Due punti) del 2005. 


IL VECCHIO PROFESSORE

Gli ho chiesto di quei tempi,

quando ancora eravamo così giovani,

ingenui, impetuosi, sciocchi, sprovveduti.

È rimasto qualcosa, tranne la giovinezza

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto se sa ancora di sicuro

cosa è bene e male per il genere umano.

È la più mortifera di tutte le illusioni

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto del futuro,

se ancora lo vede luminoso.

Ho letto troppi libri di storia

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto della foto,

quella in cornice sulla scrivania.

Erano, sono stati. Fratello, cugino, cognata,

moglie, figlioletta sulle sue ginocchia,

gatto in braccio alla figlioletta,

e il ciliegio in fiore, e sopra quel ciliegio

un uccello non identificato in volo

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto se gli capita di essere felice.

Lavoro

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto degli amici, se ne ha ancora.

Alcuni miei ex assistenti,

che ormai hanno anche loro ex assistenti,

la signora Ludmila, che governa la casa,

qualcuno molto intimo, ma all’estero,

due signore della biblioteca, entrambe sorridenti,

il piccolo Jas che abita di fronte e Marco Aurelio

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto della salute e del suo morale.

Mi vietano caffè, vodka e sigarette,

di portare oggetti e ricordi pesanti.

Devo far finta di non aver sentito

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto del giardino e della sua panchina.

Quando la sera è tersa, osservo il cielo.

Non finisco mai di stupirmi,

tanti punti di vista ci sono lassù

– mi ha risposto.

 

L’ODIO di Wisława Szymborska

Premio Nobel per la Letteratura nel 1996, Wisława Szymborska (1923-2012) è una poetessa polacca. La poesia che segue, L'odio, è tratta dal volumetto di poesie Koniec i początek (La fine e l’inizio) del 1993. Inutile dire, come spiega la Szymborska, che l'odio è - sempre - terribilmente attuale e - sempre - produce rovine.


L’ODIO

Guardate com’è sempre efficiente,

come si mantiene in forma

nel nostro secolo l’odio.

Con quanta facilità supera gli ostacoli.

Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.

Insieme più vecchio e più giovane di loro.

Da solo genera le cause

che lo fanno nascere.

Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.

L’insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza.

Religione o non religione –

purché ci si inginocchi per il via.

Patria o no –

purché si scatti alla partenza.

Anche la giustizia va bene all’inizio.

Poi corre tutto solo.

L’odio. L’odio.

Una smorfia di estasi amorosa

gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti –

malaticci e fiacchi.

Da quando la fratellanza

può contare sulle folle?

La compassione è mai

giunta prima al traguardo?

Il dubbio quanti volenterosi trascina?

Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.

Occorre dire quante canzoni ha composto?

Quante pagine ha scritto nei libri di storia?

Quanti tappeti umani ha disteso

su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:

sa creare bellezza.

Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.

Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.

Innegabile è il pathos delle rovine

e l’umorismo grasso

della colonna che vigorosa le sovrasta.

È un maestro del contrasto

tra fracasso e silenzio,

tra sangue rosso e neve bianca.

E soprattutto non lo annoia mai

il motivo del lindo carnefice

sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.

Se deve aspettare, aspetterà.

Lo dicono cieco. Cieco?

Ha la vista acuta del cecchino

e guarda risoluto al futuro

– lui solo.


16 marzo 2022

Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie

Legge 8 marzo 2017, n. 20

  Art. 1 

  1. La Repubblica riconosce  il  giorno  21  marzo  quale  «Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie». 

[...]

  3. In occasione della Giornata nazionale di cui  al  comma 1, gli istituti scolastici di ogni ordine e  grado  promuovono [...] iniziative volte alla sensibilizzazione sul valore storico, istituzionale e  sociale  della lotta alle mafie e sulla memoria delle vittime delle mafie.  Al  fine di conservare, rinnovare e costruire una memoria storica condivisa in difesa  delle  istituzioni  democratiche,  possono essere altresì organizzati [...]  momenti comuni di ricordo dei fatti  e  di  riflessione,  nonché  iniziative finalizzate alla costruzione, nell'opinione pubblica e nelle  giovani generazioni, di  una  memoria  delle  vittime  delle  mafie  e  degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia recente [...].



Due o tre informazioni per comprendere meglio il film La mafia uccide solo d'estate (Pierfrancesco Diliberto, 2013).

La strage di viale Lazio, avvenuta a Palermo il 10 dicembre 1969, fu uno dei primi e  dei più cruenti regolamenti di conti della storia di Cosa nostra (5 morti).

Salvatore Riina (1930-2017), è un criminale italiano, legato a Cosa Nostra e considerato il capo dell'organizzazione dal 1982 fino al suo arresto (1993).

Rocco Chinnici (1925 – 1983) è stato un magistrato italiano, una delle vittime di Cosa Nostra. È divenuto famoso per l'idea dell'istituzione del "pool antimafia", che diede una svolta decisiva nella lotta alla mafia.

Giulio Andreotti (1919 – 2013) è stato un politico italiano, uno dei principali esponenti della DC. Protagonista della vita politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo ha ricoperto diversi importanti incarichi di governo (vari ministeri) ed è stato sette volte presidente del Consiglio. Subì un processo per concorso esterno in associazione mafiosa che stabilì che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all'associazione per delinquere» (Cosa Nostra) anche se fu dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Giorgio Boris Giuliano (1930 – 1979) è stato un poliziotto italiano, ufficiale e investigatore della Polizia, capo della Squadra Mobile di Palermo, assassinato da cosa nostra. Diresse le indagini con metodi innovativi e determinazione. Fu ucciso da Leoluca Bagarella, che gli sparò sette colpi di pistola alle spalle.

Pio La Torre (1927 – 1982) è stato un politico e sindacalista italiano. Fu ucciso da Cosa Nostra perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di "associazione mafiosa" e la confisca dei patrimoni mafiosi.

Carlo Alberto dalla Chiesa (1920 – 1982) è stato un generale e prefetto italiano. Fondatore del Nucleo Speciale Antiterrorismo, fu vicecomandante generale dell'Arma dei carabinieri e prefetto di Palermo.

Salvo Lima (1928 – 1992), è stato un politico italiano, parlamentare siciliano della DC. Ebbe rapporti con Cosa nostra ma fu ucciso, forse, perché non riuscì ad intervenire a favore di alcuni boss nel maxiprocesso di Palermo.

Giovanni Falcone (1939 – 1992) è stato un magistrato italiano. Fu assassinato con la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta nella strage di Capaci per opera di Cosa nostra. Assieme all'amico e collega Paolo Borsellino è considerato uno fra gli eroi simbolo della lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

Paolo Emanuele Borsellino (1940 – 1992) è stato un magistrato italiano. Fu assassinato da Cosa nostra con cinque agenti della sua scorta nella strage di via d'Amelio. È considerato uno degli eroi simbolo della lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale, insieme a Giovanni Falcone, di cui fu amico e collega.

Mafia - organizzazione criminale originaria della Sicilia e sorta nell'Ottocento, sotto il governo borbonico. Esercita un controllo parassitario sulle attività economiche e produttive o su attività illecite come il traffico di stupefacenti.
Per estensione si utilizza il termine anche per indicare qualsiasi organizzazione criminale simile alla mafia: mafia cinese, russa.

Omertà - forma di solidarietà propria della malavita, per cui si mantiene il silenzio su un delitto o sulle sue circostanze in modo da ostacolare la ricerca e la punizione del colpevole. Il comportamento omertoso, in genere, è motivato dalla paura di ritorsioni.

Cupola - struttura di vertice dell’organizzazione mafiosa formata dai capi delle cosche più potenti, che concorda le strategie generali e decide e ordina le più rilevanti operazioni criminali.



13 marzo 2022

Alessandro Barbero: l'importanza della storia a scuola

Video datato e audio pessimo. Ma può essere un interessante spunto di riflessione.




28 febbraio 2022

L'urlo - di Luis Sepulveda

Una sporca storia è un libro di Sepulveda pubblicato nel 2004. Come lui stesso scrive contiene testi che "sono tratti dalle tre Moleskine che ho finito tra il gennaio 2002 e il marzo 2004". L'urlo, che parla dell'assurdità della guerra, è uno di questi testi.

L'urlo

Ci sono molti quadri enigmatici di cui ho sempre voluto conoscere il vero significato, ma ce n'è uno, L'urlo, del pittore norvegese Edvard Munch, il cui orrore ha paralizzato qualunque desiderio di indagare. Ora so cosa urla quel viso stravolto da un'espressione che riunisce tutto l'umano terrore, l'umana paura, l'umano abbandono. Urla: «MALEDETTE LE GUERRE E LE CANAGLIE CHE LE FANNO». La voce senza suono di Munch ha trovato espressione spagnola, ad onta di molti, nella bocca di Julio Anguita, leader comunista, un uomo di pace, uno di quelli che hanno reso possibile il ritorno della democrazia in Spagna e che ora, proprio perché è uomo di pace, viene stigmatizzato, demonizzato, da quanti cercheranno disperatamente una giustificazione per la morte di suo figlio, il giornalista Julio Anguita Parrado.

Impariamo a forza di colpi che ci umiliano. Impariamo per esempio che non tutti gli anziani sono saggi e che nessun sentimento di pietà davanti alla vecchiaia consiglia di accettare con rassegnazione che don Manuel Fraga, presidente della Galizia, confronti le morti di una guerra ingiusta, perché tutte le guerre lo sono, con quelle provocate dagli incidenti stradali. Impariamo che la politica, soprattutto quella internazionale, in quanto antica arte del possibile, non ha bisogno di dame di ferro come la ministra Ana Palacio, e che la sua ovvia inesperienza non l'autorizza a sentenziare cos'è un massacro e cosa non lo è in funzione di una mostruosa statistica delle vittime, perché confrontare il numero di caduti di questa guerra con un'altra è semplicemente osceno. Impariamo che la pace è la strada più difficile perché richiede risposte molto complesse a problemi che i guerrafondai presentano con stupefacente semplicità. Impariamo, e Julio Anguita Parrado ha dato la sua vita perché potessimo farlo, che ci sono uomini disposti a difendere la verità anche a prezzo della propria vita. I giornalisti della sua statura vanno al fronte per salvare la prima vittima e cioè la verità, per darci modo di sapere cos'accade realmente, per salvarci dalla disinformazione dei guerrafondai. Il primo morto spagnolo della guerra in Iraq non è stato ucciso dal caso, né dal rischio intrinseco al suo lavoro di corrispondente da una zona calda. Poco importa che il missile fosse iracheno. Poco importa se quei ragazzi di Manchester o di Dublino, del Tennessee, del New Jersey o del Colorado, che tornano a casa avvolti in una bandiera, sono morti sotto fuoco amico o sono stati colpiti dagli iracheni. Poco importa se quegli uomini di Bassora o di Baghdad sono periti negli atroci bombardamenti o assassinati da fanatici seguaci di Saddam. Poco importa se i bambini mutilati, se le migliaia di civili morti o feriti sono l'«inevitabile percentuale di danni collaterali», come ha dichiarato Donald Rumsfeld. L'importante è che tutti sono vittime di una guerra che poteva essere evitata.

L'urlo di Munch è uscito dalle pinacoteche e si è istallato nelle strade dell'Iraq, del Regno Unito, degli Stati Uniti, della «vecchia Europa» e di una Spagna che «per uscire dall'angolo» ha sacrificato venticinque anni di vocazione pacifica.

Impariamo a forza di colpi, ma impariamo tutti? La massa entusiasta della maggioranza assoluta si chiederà per esempio: perché il terzo uomo non è stato invitato in Irlanda dove verrà decisa la spartizione del bottino? Perché alle Azzorre sì e a Dublino no? Impareranno che si può perdere anche la dignità e che i bulli non sono particolarmente gentili con la gente ossequiosa? Impareranno che le nazioni sono veramente grandi quando si dedicano senza cedimenti al più grande compito umano: la convivenza pacifica?

Quale aggettivo di biasimo, quale entelechia galiziana, quale distacco da atleta della fuga in avanti, quale mormorio della massa potrà far tacere la voce di un uomo che perde un figlio, il suo sereno e dignitoso dolore che gli fa esclamare: «MALEDETTE LE GUERRE E LE CANAGLIE CHE LE FANNO».


 

La Costituzione e l'Articolo 11

La Costituzione è l'insieme delle leggi fondamentali che regolano l'organizzazione e la struttura di uno Stato.
La Costituzione della Repubblica Italiana è stata approvata dall'Assemblea Costituente, eletta dal popolo italiano dopo un ventennio di dittatura, è stata promulgata dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, è entrata in vigore il 1 gennaio 1948 ed è, almeno in linea teorica, tuttora in vigore.
La Costituzione italiana è una costituzione rigida (può essere modificata solo dopo due successive deliberazioni delle Camere, a intervallo non minore di tre mesi... dura lex sed lex). Una caratteristica importante della Costituzione è che tutte le altre leggi dovrebbero conformarsi ad essa e non contraddirne lo spirito.

L'articolo 11 della Costituzione italiana recita:

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L'Italia è da pochi anni uscita da una guerra disastrosa, la Seconda guerra mondiale (che fu vinta, essenzialmente da UK, USA, URSS e Francia), e la ovvia volontà di pace si esplicita in un'importante dichiarazione di principio.

L’Assemblea Costituente, l'insieme delle persone che discusse e approvò la Costituzione, si trovò del tutto concorde nell’approvare questo articolo che ripudia la guerra come strumento di offesa verso gli altri popoli: da un lato era ben salda la volontà di non ripetere gli errori del regime fascista, dall'altro l'Italia si trovava in uno stato di profonda miseria che era il risultato della tragica scelta di partecipare a quella guerra.

La seconda parte dell’art. 11 - pensata per consentire l'adesione a un nuovo organismo sovranazionale, come l’ONU - è stata generalmente interpretata come fondamento giuridico per legittimare l'adesione ad operazioni internazionali.
Negli ultimi anni infatti si è posto più volte il problema della partecipazione italiana ad interventi che implicano l’uso della forza armata con modalità belliche. Secondo alcuni questi interventi sono privi delle necessaria legittimità costituzionale; altri ritengono ammissibile la partecipazione italiana per la tutela dei diritti umani.

Gino Strada - EMERGENCY: abolire la guerra è l'unica speranza per l'umanità...


Gino Strada, chirurgo e fondatore di EMERGENCY, è tra i vincitori del Right Livelihood Award 2015, il "premio Nobel alternativo", "per la sua grande umanità e la sua capacità di offrire assistenza medica e chirurgica di eccellenza alle vittime della guerra e dell'ingiustizia, continuando a denunciare senza paura le cause della guerra".

La cerimonia di consegna del premio si è tenuta a Stoccolma, in Svezia, il 30 novembre 2015.

Il testo dell'intervento è disponibile sul sito di Emergency.

Onorevoli Membri del Parlamento, onorevoli membri del Governo svedese, membri della Fondazione RLA, colleghi vincitori del Premio, Eccellenze, amici, signore e signori.

È per me un grande onore ricevere questo prestigioso riconoscimento, che considero un segno di apprezzamento per l’eccezionale lavoro svolto dall’organizzazione umanitaria EMERGENCY in questi 21 anni, a favore delle vittime della guerra e della povertà.

Io sono un chirurgo. Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti in Asia, Africa, Medio Oriente, America Latina e Europa. Ho operato migliaia di persone, ferite da proiettili, frammenti di bombe o missili.

A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti dalle cosiddette “mine giocattolo”, piccoli pappagalli verdi di plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po’, fino a quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini senza braccia e ciechi. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime e l’aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita.

Mi è occorso del tempo per accettare l’idea che una “strategia di guerra” possa includere prassi come quella di inserire, tra gli obiettivi, i bambini e la mutilazione dei bambini del “Paese nemico”. Armi progettate non per uccidere, ma per infliggere orribili sofferenze a bambini innocenti, ponendo a carico delle famiglie e della società un terribile peso. Ancora oggi quei bambini sono per me il simbolo vivente delle guerre contemporanee, una costante forma di terrorismo nei confronti dei civili.

Alcuni anni fa, a Kabul, ho esaminato le cartelle cliniche di circa 1200 pazienti per scoprire che meno del 10% erano presumibilmente dei militari.

Il 90% delle vittime erano civili, un terzo dei quali bambini. È quindi questo "il nemico"? Chi paga il prezzo della guerra?

Nel secolo scorso, la percentuale di civili morti aveva fatto registrare un forte incremento passando dal 15% circa nella prima guerra mondiale a oltre il 60% nella seconda. E nei 160 e più “conflitti rilevanti” che il pianeta ha vissuto dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un costo di oltre 25 milioni di vite umane, la percentuale di vittime civili si aggirava costantemente intorno al 90% del totale, livello del tutto simile a quello riscontrato nel conflitto afgano.

Lavorando in regioni devastate dalle guerre da ormai più di 25 anni, ho potuto toccare con mano questa crudele e triste realtà e ho percepito l’entità di questa tragedia sociale, di questa carneficina di civili, che si consuma nella maggior parte dei casi in aree in cui le strutture sanitarie sono praticamente inesistenti.

Negli anni, EMERGENCY ha costruito e gestito ospedali con centri chirurgici per le vittime di guerra in Ruanda, Cambogia, Iraq, Afghanistan, Sierra Leone e in molti altri Paesi, ampliando in seguito le proprie attività in ambito medico con l’inclusione di centri pediatrici e reparti maternità, centri di riabilitazione, ambulatori e servizi di pronto soccorso.

L’origine e la fondazione di EMERGENCY, avvenuta nel 1994, non deriva da una serie di principi e dichiarazioni. È stata piuttosto concepita su tavoli operatori e in corsie d’ospedale.

Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare.

In 21 anni di attività, EMERGENCY ha fornito assistenza medico-chirurgica a oltre 6,5 milioni di persone. Una goccia nell’oceano, si potrebbe dire, ma quella goccia ha fatto la differenza per molti. In qualche modo ha anche cambiato la vita di coloro che, come me, hanno condiviso l’esperienza di EMERGENCY.

Ogni volta, nei vari conflitti nell’ambito dei quali abbiamo lavorato, indipendentemente da chi combattesse contro chi e per quale ragione, il risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l’uccisione di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.

Confrontandoci quotidianamente con questa terribile realtà, abbiamo concepito l’idea di una comunità in cui i rapporti umani fossero fondati sulla solidarietà e il rispetto reciproco.

In realtà, questa era la speranza condivisa in tutto il mondo all’indomani della seconda guerra mondiale. Tale speranza ha condotto all’istituzione delle Nazioni Unite, come dichiarato nella Premessa dello Statuto dell’ONU: “Salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole”.

Il legame indissolubile tra diritti umani e pace e il rapporto di reciproca esclusione tra guerra e diritti erano stati inoltre sottolineati nella Dichiarazione universale dei diritti umani, sottoscritta nel 1948. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” e il “riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.

70 anni dopo, quella Dichiarazione appare provocatoria, offensiva e chiaramente falsa. A oggi, non uno degli stati firmatari ha applicato completamente i diritti universali che si è impegnato a rispettare: il diritto a una vita dignitosa, a un lavoro e a una casa, all’istruzione e alla sanità. In una parola, il diritto alla giustizia sociale. All’inizio del nuovo millennio non vi sono diritti per tutti, ma privilegi per pochi.

La più aberrante in assoluto, diffusa e costante violazione dei diritti umani è la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra nega tutti i diritti umani.

Vorrei sottolineare ancora una volta che, nella maggior parte dei Paesi sconvolti dalla violenza, coloro che pagano il prezzo più alto sono uomini e donne come noi, nove volte su dieci. Non dobbiamo mai dimenticarlo.

Solo nel mese di novembre 2015, sono stati uccisi oltre 4000 civili in vari Paesi, tra cui Afghanistan, Egitto, Francia, Iraq, Libia, Mali, Nigeria, Siria e Somalia. Molte più persone sono state ferite e mutilate, o costrette a lasciare le loro case.

In qualità di testimone delle atrocità della guerra, ho potuto vedere come la scelta della violenza abbia – nella maggior parte dei casi – portato con sé solo un incremento della violenza e delle sofferenze. La guerra è un atto di terrorismo e il terrorismo è un atto di guerra: il denominatore è comune, l’uso della violenza.

Sessanta anni dopo, ci troviamo ancora davanti al dilemma posto nel 1955 dai più importanti scienziati del mondo nel cosiddetto Manifesto di Russell-Einstein: “Metteremo fine al genere umano o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?”. È possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano?

Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere. Il fatto che la guerra abbia segnato il nostro passato non significa che debba essere parte anche del nostro futuro.

Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare.

Come medico, potrei paragonare la guerra al cancro. Il cancro opprime l’umanità e miete molte vittime: significa forse che tutti gli sforzi compiuti dalla medicina sono inutili? Al contrario, è proprio il persistere di questa devastante malattia che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per prevenirla e sconfiggerla.

Concepire un mondo senza guerra è il problema più stimolante al quale il genere umano debba far fronte. È anche il più urgente. Gli scienziati atomici, con il loro Orologio dell’apocalisse, stanno mettendo in guardia gli esseri umani: “L’orologio ora si trova ad appena tre minuti dalla mezzanotte perché i leader internazionali non stanno eseguendo il loro compito più importante: assicurare e preservare la salute e la vita della civiltà umana”.

La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell’immaginare, progettare e implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi. La guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente.

L'abolizione della guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione.

Possiamo chiamarla “utopia”, visto che non è mai accaduto prima. Tuttavia, il termine utopia non indica qualcosa di assurdo, ma piuttosto una possibilità non ancora esplorata e portata a compimento.

Molti anni fa anche l’abolizione della schiavitù sembrava “utopistica”. Nel XVII secolo, “possedere degli schiavi” era ritenuto “normale”, fisiologico.

Un movimento di massa, che negli anni, nei decenni e nei secoli ha raccolto il consenso di centinaia di migliaia di cittadini, ha cambiato la percezione della schiavitù: oggi l’idea di esseri umani incatenati e ridotti in schiavitù ci repelle. Quell’utopia è divenuta realtà.

Un mondo senza guerra è un’altra utopia che non possiamo attendere oltre a vedere trasformata in realtà.

Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l’idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell’umanità.

Ricevere il Premio “Right Livelihood Award” incoraggia me personalmente ed EMERGENCY nel suo insieme a moltiplicare gli sforzi: prendersi cura delle vittime e promuovere un movimento culturale per l’abolizione della guerra.

Approfitto di questa occasione per fare appello a voi tutti, alla comunità dei colleghi vincitori del Premio, affinché uniamo le forze a sostegno di questa iniziativa.

Lavorare insieme per un mondo senza guerra è la miglior cosa che possiamo fare per le generazioni future.

Grazie.

— Gino Strada, Stoccolma, 30 novembre 2015

Testo e video sono disponibili a questo indirizzo: https://www.emergency.it/cultura-di-pace/abolire-la-guerra/ 

19 febbraio 2022

Il massacro di Addis Abeba - 19 febbraio 1937

Il 5 maggio 1936 le truppe del maresciallo Badoglio entrarono nella capitale Addis Abeba. Quattro giorni dopo Mussolini proclamò la nascita dell'impero

 

Tutti i civili che si trovano ad Addis Abeba hanno assunto il compito della vendetta condotta fulmineamente coi sistemi del più autentico squadrismo fascista. Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro, accoppando quanti indigeni si trovano ancora in strada. Inutile dire che lo scempio si abbatte contro gente ignara ed innocente… Episodi orripilanti di violenze inutili… In tutta la città massacrarono tantissime persone. Orribile. Una vergogna per l’Italia. 
(C. Poggiali, Diario AOI 15 giugno 1936- 4 ottobre 1937, Longanesi, 1971, pp. 182-184 - Ciro Poggiali era un fascista, inviato del “Corriere della sera”, che si occupava di propaganda fascista. Scrisse però un diario personale che fu pubblicato nel 1971)

Il 19 febbraio (che nel calendario etiopico corrisponde al giorno Yekatit 12) ricorre l'anniversario della strage di Addis Abeba: una indiscriminata e brutale rappresaglia, compiuta tra il 19 e il 21 febbraio 1937 contro civili etiopici.

La repressione seguì il fallito attentato contro il viceré d'Etiopia Rodolfo Graziani e causò la morte di migliaia di persone e la distruzione di migliaia di abitazioni (le vittime - secondo un recente studio del Prof. Ian Campbell* - furono circa 20mila).

Nel 1946 il governo etiope presentò una nota alla Conferenza di Pace di Parigi, per chiedere il riconoscimento dei crimini di guerra italiani durante i cinque anni di occupazione del paese. Alla voce massacro del febbraio 1937, sono calcolate 30mila vittime, mentre 760mila sono le vittime complessive dell’aggressione fascista.

Nel 2006 fu presentata una proposta di legge per istituire una giornata della memoria in ricordo delle vittime africane durante l'occupazione coloniale italiana, al fine di ricordare gli oltre 500.000 africani uccisi durante il periodo di occupazione coloniale in Eritrea, Etiopia, Libia e Somalia. 

Fece seguito a questi fatti anche il Massacro di Debra Libanòs, in cui, tra il 21 e il 29 maggio 1937, furono uccise diverse centinaia di monaci cristiani del villaggio conventuale di Debra Libanòs, uno dei principali insediamenti religiosi dell’Etiopia. 

______________
*Ian Campbell, Il massacro di Addis Abeba. Una vergogna italiana, 2018, Rizzoli. Si veda in particolare la Tavola 3: Stima del tributo in vite umane basata sui tre metodi.

7 gennaio 2022

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto I

 Dal canale La Divina Commedia in HD

Il primo video è una sorta di riassunto animato del I canto. Il secondo contiene il testo del I canto dell'Inferno, quello che fa da proemio a tutta la Commedia e ci racconta come e perché Dante si trova nella selva oscura. 





3 gennaio 2022

Legge 5 febbraio 1992, n. 104

La legge 5 febbraio 1992, n. 104, meglio nota come Legge 104, detta i principi dell'ordinamento in materia di diritti, integrazione e assistenza della persone disabili.

Di seguito alcuni estratti (il testo integrale è qui)

Art. 2

1. La presente legge detta i principi dell'ordinamento in materia  di diritti,    integrazione   sociale   e   assistenza   della   persona handicappata.

Art. 3

1. È persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che  è  causa  di difficoltà   di   apprendimento,  di  relazione  o  di  integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale  o di emarginazione.

2.  La  persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo  favore  in  relazione  alla  natura  e  alla  consistenza  della minorazione,  alla  capacità  complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative.

3.  Qualora  la  minorazione,  singola  o  plurima,   abbia   ridotto l'autonomia   personale,  correlata  all'età,  in  modo  da  rendere necessario un intervento  assistenziale  permanente,  continuativo  e globale  nella  sfera  individuale  o  in  quella  di  relazione,  la situazione   assume   connotazione   di   gravità.   Le   situazioni riconosciute  di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.

4. La presente legge si applica anche agli stranieri e agli  apolidi, residenti,   domiciliati  o  aventi  stabile  dimora  nel  territorio nazionale. Le relative prestazioni sono  corrisposte  nei  limiti  ed alle  condizioni  previste  dalla  vigente  legislazione o da accordi internazionali.

Art. 12

Diritto all'educazione e all'istruzione 

1. Al bambino da 0 a 3 anni handicappato è garantito l'inserimento negli asili nido. 

2. È garantito il diritto all'educazione  e  all'istruzione  della persona handicappata [...]

3. L'integrazione scolastica ha come obiettivo  lo  sviluppo  delle potenzialità della persona  handicappata  nell'apprendimento,  nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione. [...]

5. All'individuazione  dell'alunno  come  persona  handicappata  ed all'acquisizione  della  documentazione  risultante  dalla   diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai  fini  della formulazione  di  un  piano  educativo  individualizzato,  alla   cui definizione provvedono  congiuntamente,  con  la  collaborazione  dei genitori della  persona  handicappata,  gli  operatori  delle  unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola,  con  la  partecipazione  dell'insegnante operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti  dal Ministro  della   pubblica   istruzione. [...]

9.  Ai  minori  handicappati   soggetti   all'obbligo   scolastico, temporaneamente impediti  per  motivi  di  salute  a  frequentare  la scuola,  sono  comunque   garantire   l'educazione   e   l'istruzione scolastica. A tal fine il provveditore agli studi,  d'intesa  con  le unità sanitarie locali e i centri di recupero e  di  riabilitazione, pubblici e privati, convenzionati con i Ministeri della sanità e del lavoro e della previdenza sociale, provvede alla istituzione,  per  i minori ricoverati, di classi ordinarie quali sezioni  staccate  della scuola statale. [...]

Art. 13

Integrazione scolastica 

3. Nelle scuole di ogni ordine e grado [...] sono garantite attività  di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati. 

5. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado sono  garantite attività didattiche di sostegno. 

6. Gli insegnanti di  sostegno  assumono  la  contitolarità  delle sezioni  e  delle   classi   in   cui   operano,   partecipano   alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione  e  verifica delle attività  di  competenza  dei  consigli  di  interclasse,  dei consigli di classe e dei collegi dei docenti. 

Art. 16

Valutazione del rendimento e prove d'esame 

1. Nella valutazione  degli  alunni  handicappati  da  parte  degli insegnanti   è   indicato,  sulla   base   del   piano    educativo individualizzato,  per  quali   discipline   siano   stati  adottati particolari criteri  didattici,  quali  attività  integrative  e  di sostegno siano state  svolte,  anche  in  sostituzione  parziale  dei contenuti programmatici di alcune discipline. 




Il discorso del 3 gennaio 1925

 Le elezioni del 6 aprile 1924, che si tennero in un clima di violenta intimidazione da parte degli squadristi, fecero ottenere al Listone, che faceva capo al Partito Nazionale Fascista, la maggioranza dei voti. Le rimostranze del deputato socialista Giacomo Matteotti contro il modo in cui era stato ottenuto questo risultato elettorale provocarono la violenta reazione dei fascisti. 

Matteotti venne ucciso il 10 giugno 1924

Per protesta verso questo omicidio le opposizioni abbandonarono la Camera dei Deputati (si tratta della cosiddetta Secessione dell'Aventino) mentre gli esponenti delle aree moderate si rivolsero a Vittorio Emanuele III affinché destituisse Mussolini. Per tutto l'autunno del 1924 il Paese fu nuovamente in bilico.


Il 3 gennaio 1925 Mussolini si assunse ogni responsabilità delle violenze squadriste, dichiarandole parte essenziale del percorso rivoluzionario e dichiarando di essere pronto ad usare la forza per stroncare ogni opposizione. 

Nel documento allegato, alcuni passaggi tratti da quel discorso, corredati da note esplicative.

30 dicembre 2021

L’Italia dopo la guerra greco-gotica

 Nel 553 Giustiniano riuscì a chiudere vittoriosamente la guerra contro gli ostrogoti e quindi a riconquistare l’Italia. La penisola era stata però devastata da un ventennio di guerra, cui erano seguite carestie e pestilenze.

In questo brano possiamo leggere la descrizione, particolarmente cruda, delle misere condizioni dell’Italia di quegli anni. Ci viene offerta da un testimone oculare, lo storico Procopio di Cesarea, nella Storia delle guerre di Giustiniano.
L’anno avanzava verso l’estate e già il grano cresceva spontaneo, non in tale quantità però come prima, ma assai minore: poiché non essendo stato interrato nei solchi con l’aratro, né con mano d’uomo, ma rimasto alla superficie, la terra non poté fecondarne che una piccola parteNé essendovi alcuno che lo mietesse, passata la maturità, ricadde giù e niente poi più ne nacque.
La stessa cosa avvenne pure nell’Emilia; perciò le genti di quei paesi, lasciate le loro case, si recarono nel Piceno pensando che quella regione, essendo marittima, non dovesse essere totalmente afflitta dalla carestia.
Né meno visitati dalla fame per la stessa ragione furono i toscani, dei quali quelli che abitavano i monti, macinando ghiande di quercia come grano, ne facevano pane, che mangiavano. Ne avveniva naturalmente che venissero colti da malattie di ogni sorta, solo alcuni uscendone salvi. Nel Piceno si dice che non meno di cinquantamila contadini romani morissero di fame, ed anche molti di più al di là del golfo ionico. Tutti divenivano emaciati e pallidi, e la loro carne, mancando di alimenti, secondo l’antico adagio consumava se stessa [...]. Vi furono alcuni che sotto la violenza della fame si mangiarono l’un l’altro. Ben molti travagliati dal bisogno della fame, se mai trovavano qualche erba, avidamente vi si gettavano sopra, e appuntate le ginocchia cercavano di strapparla dalla terra, ma non riuscendo, perché esausta era in loro ogni forza, cadevano morti su quell’erba e sulle proprie mani. Né v’era alcuno che li seppellisse, perché a dar sepoltura nessuno pensava; non erano però toccati da alcun uccello dei molti che sogliono pascersi di cadaveri, non essendovi nulla per questi, poiché, come ho già detto, tutte le carni la fame stessa aveva già consumato.
da Procopio di Cesarea, Storia delle guerre di Giustiniano

I Germani nella descrizione di Cesare

Giulio Cesare, oltre ad essere stato un grande condottiero romano e ad aver svolto un ruolo molto importante nel passaggio dalla fase repubblicana alla fase imperiale, fu anche uno scrittore.


La sua opera più famosa è intitolata La guerra Gallica (il titolo originale è De bello Gallico).

È stata scritta fra il 58 e il 50 a.C., quindi durante la conquista della Gallia, ed è composta di otto libri. Nel libro IV Cesare ci parla dei "barbari", descrivendo le abitudini di vita degli Svevi.

Gli Svevi, tra tutti i Germani, sono il popolo più numeroso ed agguerrito in assoluto. Si dice che siano formati da cento tribù: ognuna fornisce annualmente mille soldati, che vengono portati a combattere fuori dai loro territori contro i popoli vicini. Chi è rimasto a casa, provvede a mantenere sé e gli altri; l'anno seguente si avvicendano: questi ultimi vanno a combattere, i primi rimangono in patria. Così non tralasciano né l'agricoltura, né la teoria e la pratica delle armi.Non hanno terreni privati o divisi, nessuno può rimanere più di un anno nello stesso luogo per praticare l'agricoltura.
Si nutrono poco di frumento, vivono soprattutto di latte carne ovina, praticano molto la caccia. Il tipo di alimentazione, l'esercizio quotidiano e la vita libera che conducono accrescono le loro forze e li rendono uomini dal fisico imponente.
Sono abituati a lavarsi nei fiumi e a portare come vestito, in quelle regioni freddissime, solo delle pelli che, piccole come sono, lasciano scoperta gran parte del corpo.

Concedono libero accesso ai mercanti, più per aver modo di vendere il loro bottino di guerra che per desiderio di comprare prodotti.

 

(Tradotto ed adattato da Gaio Giulio Cesare, De bello Gallico, IV, 1-2.)

26 dicembre 2021

Stupor Mundi

Ghibellini, ricordate di festeggiare l'anniversario della nascita di Federico II


Federico Ruggero di Hohenstaufen, re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, nacque infatti  a Jesi, nella Marca anconitana, il giorno 26 dicembre del 1194. Tra le tante cose, si ricordi almeno il ruolo fondamentale della Scuola poetica siciliana.

20 dicembre 2021

Scorciatoie per YouTube

Alcune scorciatoie da tastiera per YouTube.


Pausa/Play ⏸️ ▶️

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Passa a... 

Premendo il tasto 0 si torna all'inizio. Con i tasti numerici da 1 a 9 si passa al 10%, 20%, 30%... e così via.

Premendo il tasto Fine si passa alla fine del video e, se si sta guardando una playlist, si passa al video successivo.

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Maiusc + P (prev) permette di passare al precedente video della playlist.


Avanti/indietro veloce ⏩

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Schermo intero o teatro

Tasto F → schermo intero. Tasto T → modalità teatro.


Attiva o disattiva sottotitoli

Tasto C.


Alzare e abbassare il volume 🔈

Freccia su ↑ o giù ↓ 



18 dicembre 2021

Alessandro Barbero - Il mito dell'alternanza scuola-lavoro

Se pure si tratta di una considerazione che è soltanto abbozzata, poco più di uno spunto di riflessione, è molto interessante il modo in cui Barbero analizza le trasformazioni (il progressivo impoverimento) che hanno investito il mondo della scuola negli ultimi decenni. 

1 novembre 2021

Dalla vignetta al testo

 Per esercitarsi con la scrittura è possibile, a vari livelli, partire da qualche immagine e mettere in atto una sorta di trasposizione. 

In questo caso, per alunni giovani, si parte da alcune vignette e si cerca di farne derivare un testo narrativo. Lo scopo è ottenere un testo, semplice e corretto, che racconti quanto è possibile osservare nella striscia.

Esercizio 1


Esercizio 2


Ovviamente si può fare qualcosa di simile anche con il testo descrittivo, a partire da una foto o da un dipinto. 


Giovanni Boldini - Attraversando la strada (1875)

24 ottobre 2021

Cosa comporta la scoperta dell'America?

Dai la tua risposta a questa domanda. 
Potrai usare solo 40 caratteri quindi scegli tra le conseguenze quella che ti sembra maggiormente importante (e rispondi sinteticamente).

 

8 ottobre 2021

Orario Definitivo a.s. 2021-2022

Il mio orario definitivo per l'a.s. 2021-2022


IID = classe II D
IB = classe I B

ITA =Italiano
GEO = Geografia (portare il materiale per geografia e il libro Facciamo geografia)
STO = Storia (portare il materiale per storia e il libro Di tempo in tempo)

Per quel che concerne la suddivisione interna delle ore di Italiano (si tratta di una sola disciplina)
  • lett → letteratura
    • Classe II D → Nel cuore dei libri - Letteratura
    • Classe I B → Nel cuore dei libri - Il mito e l'epica
  • ant → Antologia
    • Classe II D → Nel cuore dei libri - Antologia vol. 2
    • Classe I B → Nel cuore dei libri - Antologia vol. 1
  • gram → Grammatica 
    • Classe II D → Alla lettera vol. A (vi avvertirò quando sarà necessario il vol. B)
    • Classe I B → Alla lettera vol. A

I libri della I B