1 novembre 2022

Testi, argomentativi e non

Errori di superficie

  • Tracce si scrive senza i ed è tre anni che lo ripetiamo. 
  • Quale non cuale (!).
  • L'articolo femminile UNA, davanti a parola che inizia con vocale, subisce l'elisione. Un'inutile fonte di distrazione.
  • Al plurale è preferibile non ricorrere all'elisione.
  • , voce del verbo dare, si scrive con l'accento (grave). Perché si scrive con l'accento (acuto).
  • Il numero di soggetto e verbo deve concordare.
  • Viceré si scrive con l'accento sull'ultima vocale (vale per tutte le parole tronche con più di una sillaba).
  • I nomi propri hanno l'iniziale maiuscola. Tale regola vale anche per Google, YouTube, TikTok, Wikipedia...
  • Po' si scrive con l'apostrofo (non con l'accento ). Rappresenta la forma tronca di poco.
  • , si scrive con l'accento quando si tratta di avverbio affermativo.
  • Occorre che ogni grafema sia distinguibile dagli altri. Se la nostra "n" è uguale alla nostra "m" occorre intervenire per rimediare.
  • La prima persona singolare del passato remoto dei verbi della terza coniugazione ha la desinenza in -ii (ad esempio, riuscii, salii, sentii, dormii). La desinenza in caratterizza invece la terza persona singolare (riuscì, salì, sentì, dormì). 
  • Le parole che terminano in -zione hanno una sola Z (distrazione, informazione...)

Errori lessicali

  • Nativa (f.) che è nata in luogo ↔ Natia (f.) che costituisce il luogo di nascita.
  • Fare - dire - ... nel 99% dei casi esiste un sinonimo adeguato (usa il dizionario).
  • Un solo alunno ha ritenuto opportuno chiarire il significato di Internet. La maggior parte di chi ha scelto la traccia 3 ha usato internet come sinonimo di nuove tecnologie, WWW, social, smartphone o, addirittura, telefono (brevettato nel 1871).

Errori argomentativi - testuali

  • Internet è utile perché si possono trovare informazioni utili è un argomento accettabile, ma perché diventi solido occorre corredarlo di qualche esempio e di qualche spiegazione. Stesso discorso per Internet permette di fare ricerche velocemente.
  • Internet è una rete di elaboratori che consente la condivisione di informazioni... di ogni tipo: utili o inutili, attendibili o non attendibili, correlate a quanto stiamo studiando oppure buffe, divertenti o, addirittura, "troppo forti".
  • Internet è uno strumento, non un metodo di studio.
  • Se in una frase citate Pippo e Topolino e chiudete dicendo è molto antipatico si crea un'ambiguità: di chi predica il vostro predicato? Chi è antipatico? Esempi: Consalvo non ha un bel rapporto con il padre perché è molto rigido. Se il sito dice cose diverse dal libro occorre scrivere ciò che è scritto su esso.
  • L'insieme delle lotte per liberare e unificare l'Italia si chiama Risorgimento, non Rinascimento (termine con cui si indica l'eccezionale fioritura artistica e letteraria che caratterizza l'Italia nei secoli XV e XVI). Anche in questi casi, la consultazione del vocabolario può aiutare.
  • Alcuni hanno usato un argomento fantoccio per costruire antitesi comode: chi si è soffermato sull'attendibilità, chi sul pericolo dei virus, chi sulla contrapposizione tra uso saggio e uso sconsiderato. C'è stato anche chi ha sollevato il problema della contrapposizione tra una realtà che non ci soddisfa e un mondo virtuale che può offrire occasioni di svago e di quiete. Argomenti interessanti ma diversi dalla questione focale proposta dalla traccia. 
  • Se l'argomento principe a sostegno della vostra tesi è la possibilità di distinguere i "siti seri" dai "siti non attendibili" occorre che illustriate la procedura che consente tale distinzione. Quanto meno fate un esempio, spiegate come vi comportate, riferite quanto vi è stato insegnato...

19 ottobre 2022

You-tldr

you-tldr

Piattaforma che consente di ottenere trascrizioni di facile lettura dei video Youtube.
È sufficiente inserire il link del video che ci interessa

11 ottobre 2022

GDPR Scuola sui gruppi WA

Un interessante articolo da GDPR Scuola sui gruppi WhatsApp 
A questo punto occorre chiedersi: “Hanno validità le comunicazioni che avvengono tramite WhatsApp o altri canali non ufficiali?”. 
Ebbene, la risposta è no! 
Altri sono gli strumenti istituzionali da utilizzare [...] 
Per quanto riguarda i dirigenti poi, non è legittimo impartire ordini di servizio ai docenti della scuola tramite WhatsApp [...]  
I gruppi WhatsApp dei collegi docenti sono luoghi virtuali che nulla hanno a che fare con gli atti professionali che si svolgono nelle aule scolastiche e negli uffici di segreteria.

5 settembre 2022

write.as

Write.as un servizio che consente di pubblicare in maniera rapida contenuti testuali.

Principali pregi
  • Il text editor non consente distrazioni (non occorre colorare, decorare, abbellire e fare i ricci);
  • formattazione tramite sintassi markdown (molto semplice);
  • condividere un post è molto facile.

Markdown
  • Per le intestazioni anteporre un # (1 per il primo livello, 2 per il secondo...);
  • per il grassetto sistemare due asterischi prima e dopo la porzione di testo che dovrà apparire in grassetto;
  • per il corsivo inserire un asterisco prima e uno dopo la porzione di testo che dovrà apparire in corsivo.
Questi sono solo alcuni esempi (anche se nella maggior parte dei casi non dovrebbe servire altro). Un elenco completo è disponibile a questo indirizzo.

11 giugno 2022

The Laughing Heart - Charles Bukowski - A Short Film


Animation and Illustration: Bradley Bell Poem by: Charles Bukowski Spoken by: Tom Waits Music: Grizzly Bear - Foreground

The Laughing Heart by Charles Bukowski
your life is your life don’t let it be clubbed into dank submission. be on the watch. there are ways out. there is light somewhere. it may not be much light but it beats the darkness. be on the watch. the gods will offer you chances. know them. take them. you can’t beat death but you can beat death in life, sometimes. and the more often you learn to do it, the more light there will be. your life is your life. know it while you have it. you are marvelous the gods wait to delight in you.

La tua vita è la tua vita non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza. stai in guardia. ci sono delle uscite. da qualche parte c’è luce. forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre. stai in guardia. gli dei ti offriranno delle occasioni. riconoscile. afferrale. non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte nella vita, qualche volta. e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà. la tua vita è la tua vita. sappilo finché ce l’hai. tu sei meraviglioso gli dei aspettano di compiacersi in te.

18 maggio 2022

Angela Davis - violenza e rivoluzione

Questo video è tratto da un'intervista del 1972.
Un giornalista chiede ad Angela Davis, all'epoca rinchiusa nella cella di una prigione statale della California, cosa pensa del ricorso alla violenza da parte delle organizzazioni rivoluzionarie afroamericane.

30 marzo 2022

Ogni volta che mi baci muore un nazista

Ogni volta che mi baci muore un nazista è tratto dalla raccolta di Guido Catalano intitolata Ogni volta che mi baci muore un nazista. 144 poesie bellissime pubblicata nel 2017. Nella prefazione l'autore spiega che "ci sono poesie che, se le usi con dovizia, tipo dedicandole alla donna dei tuoi sogni, poi lei si innamora di te" e anche che "In realtà le poesie contenute in questo libro non sono 144, ma di più. È che ci piaceva il numero". Spesso, come in questo caso, le sue poesie sono costruite come un dialogo.


Ogni volta che mi baci muore un nazista

«Ogni volta che mi baci muore un nazista.»

«Avremmo dovuto conoscerci durante la Seconda guerra mondiale, non trovi?»


«Ogni volta che mi dici che ti manco, un camionista sorride.»

«Cosa c’entra?»


«Non lo so, mi piaceva l’immagine di un camionista

stanco che percorre la sua lunga interminabile

strada dall’est all’ovest sul suo gigantesco

autoarticolato e a un certo punto sorride,

senza sapere neanche lui il perché.»

«Sei strano tu.»


«Ogni volta che facciamo l’amore, ringiovanisco di tre anni.»

«Allora dobbiamo stare attenti, che non vorrei una mattina o l’altra, svegliarmi accanto a un bimbo.»


«Ogni volta che vedo la luna che galleggia piena e gialla

sulla mia città penso che anche tu, dalla tua città,

se alzi il naso, vedi la mia stessa luna piena e gialla

e tutto ciò mi sembra meraviglioso

e romantico e bellissimo.»

«Poi capisci che stai rincoglionendo?»

«Sì.»

«Eh.»


«Ogni volta che penso alla possibilità di perderti, il mio cuore si ferma per cinque secondi.»

«Ho un amico cardiologo, ti do il numero.»


«Ogni volta che mi dici che m’ami divento cintura nera di felicità settimo dan.»

«Io non t’ho mai detto che t’amo.»

«C’è sempre una prima volta.»

«Sembri molto sicuro di te.»


«Non credi che io abbia un sacco di buoni motivi per esserlo?»

«Vuoi la verità?»


«Non so se sono pronto per la verità, baciami.»

«E sia, un nazista in meno.»

IL VECCHIO PROFESSORE di Wisława Szymborska


Premio Nobel per la Letteratura nel 1996, Wisława Szymborska (1923-2012) è una poetessa polacca. La poesia che segue, Il vecchio professore, è tratta dalla raccolta di poesie Dwukropek (Due punti) del 2005. 


IL VECCHIO PROFESSORE

Gli ho chiesto di quei tempi,

quando ancora eravamo così giovani,

ingenui, impetuosi, sciocchi, sprovveduti.

È rimasto qualcosa, tranne la giovinezza

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto se sa ancora di sicuro

cosa è bene e male per il genere umano.

È la più mortifera di tutte le illusioni

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto del futuro,

se ancora lo vede luminoso.

Ho letto troppi libri di storia

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto della foto,

quella in cornice sulla scrivania.

Erano, sono stati. Fratello, cugino, cognata,

moglie, figlioletta sulle sue ginocchia,

gatto in braccio alla figlioletta,

e il ciliegio in fiore, e sopra quel ciliegio

un uccello non identificato in volo

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto se gli capita di essere felice.

Lavoro

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto degli amici, se ne ha ancora.

Alcuni miei ex assistenti,

che ormai hanno anche loro ex assistenti,

la signora Ludmila, che governa la casa,

qualcuno molto intimo, ma all’estero,

due signore della biblioteca, entrambe sorridenti,

il piccolo Jas che abita di fronte e Marco Aurelio

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto della salute e del suo morale.

Mi vietano caffè, vodka e sigarette,

di portare oggetti e ricordi pesanti.

Devo far finta di non aver sentito

– mi ha risposto.

Gli ho chiesto del giardino e della sua panchina.

Quando la sera è tersa, osservo il cielo.

Non finisco mai di stupirmi,

tanti punti di vista ci sono lassù

– mi ha risposto.

 

L’ODIO di Wisława Szymborska

Premio Nobel per la Letteratura nel 1996, Wisława Szymborska (1923-2012) è una poetessa polacca. La poesia che segue, L'odio, è tratta dal volumetto di poesie Koniec i początek (La fine e l’inizio) del 1993. Inutile dire, come spiega la Szymborska, che l'odio è - sempre - terribilmente attuale e - sempre - produce rovine.


L’ODIO

Guardate com’è sempre efficiente,

come si mantiene in forma

nel nostro secolo l’odio.

Con quanta facilità supera gli ostacoli.

Come gli è facile avventarsi, agguantare.

Non è come gli altri sentimenti.

Insieme più vecchio e più giovane di loro.

Da solo genera le cause

che lo fanno nascere.

Se si addormenta, il suo non è mai un sonno eterno.

L’insonnia non lo indebolisce, ma lo rafforza.

Religione o non religione –

purché ci si inginocchi per il via.

Patria o no –

purché si scatti alla partenza.

Anche la giustizia va bene all’inizio.

Poi corre tutto solo.

L’odio. L’odio.

Una smorfia di estasi amorosa

gli deforma il viso.

Oh, quegli altri sentimenti –

malaticci e fiacchi.

Da quando la fratellanza

può contare sulle folle?

La compassione è mai

giunta prima al traguardo?

Il dubbio quanti volenterosi trascina?

Lui solo trascina, che sa il fatto suo.

Capace, sveglio, molto laborioso.

Occorre dire quante canzoni ha composto?

Quante pagine ha scritto nei libri di storia?

Quanti tappeti umani ha disteso

su quante piazze, stadi?

Diciamoci la verità:

sa creare bellezza.

Splendidi i suoi bagliori nella notte nera.

Magnifiche le nubi degli scoppi nell’alba rosata.

Innegabile è il pathos delle rovine

e l’umorismo grasso

della colonna che vigorosa le sovrasta.

È un maestro del contrasto

tra fracasso e silenzio,

tra sangue rosso e neve bianca.

E soprattutto non lo annoia mai

il motivo del lindo carnefice

sopra la vittima insozzata.

In ogni istante è pronto a nuovi compiti.

Se deve aspettare, aspetterà.

Lo dicono cieco. Cieco?

Ha la vista acuta del cecchino

e guarda risoluto al futuro

– lui solo.


16 marzo 2022

Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie

Legge 8 marzo 2017, n. 20

  Art. 1 

  1. La Repubblica riconosce  il  giorno  21  marzo  quale  «Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie». 

[...]

  3. In occasione della Giornata nazionale di cui  al  comma 1, gli istituti scolastici di ogni ordine e  grado  promuovono [...] iniziative volte alla sensibilizzazione sul valore storico, istituzionale e  sociale  della lotta alle mafie e sulla memoria delle vittime delle mafie.  Al  fine di conservare, rinnovare e costruire una memoria storica condivisa in difesa  delle  istituzioni  democratiche,  possono essere altresì organizzati [...]  momenti comuni di ricordo dei fatti  e  di  riflessione,  nonché  iniziative finalizzate alla costruzione, nell'opinione pubblica e nelle  giovani generazioni, di  una  memoria  delle  vittime  delle  mafie  e  degli avvenimenti che hanno caratterizzato la storia recente [...].



Due o tre informazioni per comprendere meglio il film La mafia uccide solo d'estate (Pierfrancesco Diliberto, 2013).

La strage di viale Lazio, avvenuta a Palermo il 10 dicembre 1969, fu uno dei primi e  dei più cruenti regolamenti di conti della storia di Cosa nostra (5 morti).

Salvatore Riina (1930-2017), è un criminale italiano, legato a Cosa Nostra e considerato il capo dell'organizzazione dal 1982 fino al suo arresto (1993).

Rocco Chinnici (1925 – 1983) è stato un magistrato italiano, una delle vittime di Cosa Nostra. È divenuto famoso per l'idea dell'istituzione del "pool antimafia", che diede una svolta decisiva nella lotta alla mafia.

Giulio Andreotti (1919 – 2013) è stato un politico italiano, uno dei principali esponenti della DC. Protagonista della vita politica italiana per tutta la seconda metà del XX secolo ha ricoperto diversi importanti incarichi di governo (vari ministeri) ed è stato sette volte presidente del Consiglio. Subì un processo per concorso esterno in associazione mafiosa che stabilì che Andreotti aveva «commesso» il «reato di partecipazione all'associazione per delinquere» (Cosa Nostra) anche se fu dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione.

Giorgio Boris Giuliano (1930 – 1979) è stato un poliziotto italiano, ufficiale e investigatore della Polizia, capo della Squadra Mobile di Palermo, assassinato da cosa nostra. Diresse le indagini con metodi innovativi e determinazione. Fu ucciso da Leoluca Bagarella, che gli sparò sette colpi di pistola alle spalle.

Pio La Torre (1927 – 1982) è stato un politico e sindacalista italiano. Fu ucciso da Cosa Nostra perché aveva proposto il disegno di legge che prevedeva per la prima volta il reato di "associazione mafiosa" e la confisca dei patrimoni mafiosi.

Carlo Alberto dalla Chiesa (1920 – 1982) è stato un generale e prefetto italiano. Fondatore del Nucleo Speciale Antiterrorismo, fu vicecomandante generale dell'Arma dei carabinieri e prefetto di Palermo.

Salvo Lima (1928 – 1992), è stato un politico italiano, parlamentare siciliano della DC. Ebbe rapporti con Cosa nostra ma fu ucciso, forse, perché non riuscì ad intervenire a favore di alcuni boss nel maxiprocesso di Palermo.

Giovanni Falcone (1939 – 1992) è stato un magistrato italiano. Fu assassinato con la moglie Francesca Morvillo e tre uomini della scorta nella strage di Capaci per opera di Cosa nostra. Assieme all'amico e collega Paolo Borsellino è considerato uno fra gli eroi simbolo della lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

Paolo Emanuele Borsellino (1940 – 1992) è stato un magistrato italiano. Fu assassinato da Cosa nostra con cinque agenti della sua scorta nella strage di via d'Amelio. È considerato uno degli eroi simbolo della lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale, insieme a Giovanni Falcone, di cui fu amico e collega.

Mafia - organizzazione criminale originaria della Sicilia e sorta nell'Ottocento, sotto il governo borbonico. Esercita un controllo parassitario sulle attività economiche e produttive o su attività illecite come il traffico di stupefacenti.
Per estensione si utilizza il termine anche per indicare qualsiasi organizzazione criminale simile alla mafia: mafia cinese, russa.

Omertà - forma di solidarietà propria della malavita, per cui si mantiene il silenzio su un delitto o sulle sue circostanze in modo da ostacolare la ricerca e la punizione del colpevole. Il comportamento omertoso, in genere, è motivato dalla paura di ritorsioni.

Cupola - struttura di vertice dell’organizzazione mafiosa formata dai capi delle cosche più potenti, che concorda le strategie generali e decide e ordina le più rilevanti operazioni criminali.



28 febbraio 2022

L'urlo - di Luis Sepulveda

Una sporca storia è un libro di Sepulveda pubblicato nel 2004. Come lui stesso scrive contiene testi che "sono tratti dalle tre Moleskine che ho finito tra il gennaio 2002 e il marzo 2004". L'urlo, che parla dell'assurdità della guerra, è uno di questi testi.

L'urlo

Ci sono molti quadri enigmatici di cui ho sempre voluto conoscere il vero significato, ma ce n'è uno, L'urlo, del pittore norvegese Edvard Munch, il cui orrore ha paralizzato qualunque desiderio di indagare. Ora so cosa urla quel viso stravolto da un'espressione che riunisce tutto l'umano terrore, l'umana paura, l'umano abbandono. Urla: «MALEDETTE LE GUERRE E LE CANAGLIE CHE LE FANNO». La voce senza suono di Munch ha trovato espressione spagnola, ad onta di molti, nella bocca di Julio Anguita, leader comunista, un uomo di pace, uno di quelli che hanno reso possibile il ritorno della democrazia in Spagna e che ora, proprio perché è uomo di pace, viene stigmatizzato, demonizzato, da quanti cercheranno disperatamente una giustificazione per la morte di suo figlio, il giornalista Julio Anguita Parrado.

Impariamo a forza di colpi che ci umiliano. Impariamo per esempio che non tutti gli anziani sono saggi e che nessun sentimento di pietà davanti alla vecchiaia consiglia di accettare con rassegnazione che don Manuel Fraga, presidente della Galizia, confronti le morti di una guerra ingiusta, perché tutte le guerre lo sono, con quelle provocate dagli incidenti stradali. Impariamo che la politica, soprattutto quella internazionale, in quanto antica arte del possibile, non ha bisogno di dame di ferro come la ministra Ana Palacio, e che la sua ovvia inesperienza non l'autorizza a sentenziare cos'è un massacro e cosa non lo è in funzione di una mostruosa statistica delle vittime, perché confrontare il numero di caduti di questa guerra con un'altra è semplicemente osceno. Impariamo che la pace è la strada più difficile perché richiede risposte molto complesse a problemi che i guerrafondai presentano con stupefacente semplicità. Impariamo, e Julio Anguita Parrado ha dato la sua vita perché potessimo farlo, che ci sono uomini disposti a difendere la verità anche a prezzo della propria vita. I giornalisti della sua statura vanno al fronte per salvare la prima vittima e cioè la verità, per darci modo di sapere cos'accade realmente, per salvarci dalla disinformazione dei guerrafondai. Il primo morto spagnolo della guerra in Iraq non è stato ucciso dal caso, né dal rischio intrinseco al suo lavoro di corrispondente da una zona calda. Poco importa che il missile fosse iracheno. Poco importa se quei ragazzi di Manchester o di Dublino, del Tennessee, del New Jersey o del Colorado, che tornano a casa avvolti in una bandiera, sono morti sotto fuoco amico o sono stati colpiti dagli iracheni. Poco importa se quegli uomini di Bassora o di Baghdad sono periti negli atroci bombardamenti o assassinati da fanatici seguaci di Saddam. Poco importa se i bambini mutilati, se le migliaia di civili morti o feriti sono l'«inevitabile percentuale di danni collaterali», come ha dichiarato Donald Rumsfeld. L'importante è che tutti sono vittime di una guerra che poteva essere evitata.

L'urlo di Munch è uscito dalle pinacoteche e si è istallato nelle strade dell'Iraq, del Regno Unito, degli Stati Uniti, della «vecchia Europa» e di una Spagna che «per uscire dall'angolo» ha sacrificato venticinque anni di vocazione pacifica.

Impariamo a forza di colpi, ma impariamo tutti? La massa entusiasta della maggioranza assoluta si chiederà per esempio: perché il terzo uomo non è stato invitato in Irlanda dove verrà decisa la spartizione del bottino? Perché alle Azzorre sì e a Dublino no? Impareranno che si può perdere anche la dignità e che i bulli non sono particolarmente gentili con la gente ossequiosa? Impareranno che le nazioni sono veramente grandi quando si dedicano senza cedimenti al più grande compito umano: la convivenza pacifica?

Quale aggettivo di biasimo, quale entelechia galiziana, quale distacco da atleta della fuga in avanti, quale mormorio della massa potrà far tacere la voce di un uomo che perde un figlio, il suo sereno e dignitoso dolore che gli fa esclamare: «MALEDETTE LE GUERRE E LE CANAGLIE CHE LE FANNO».


 

La Costituzione e l'Articolo 11

La Costituzione è l'insieme delle leggi fondamentali che regolano l'organizzazione e la struttura di uno Stato.
La Costituzione della Repubblica Italiana è stata approvata dall'Assemblea Costituente, eletta dal popolo italiano dopo un ventennio di dittatura, è stata promulgata dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, è entrata in vigore il 1 gennaio 1948 ed è, almeno in linea teorica, tuttora in vigore.
La Costituzione italiana è una costituzione rigida (può essere modificata solo dopo due successive deliberazioni delle Camere, a intervallo non minore di tre mesi... dura lex sed lex). Una caratteristica importante della Costituzione è che tutte le altre leggi dovrebbero conformarsi ad essa e non contraddirne lo spirito.

L'articolo 11 della Costituzione italiana recita:

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

L'Italia è da pochi anni uscita da una guerra disastrosa, la Seconda guerra mondiale (che fu vinta, essenzialmente da UK, USA, URSS e Francia), e la ovvia volontà di pace si esplicita in un'importante dichiarazione di principio.

L’Assemblea Costituente, l'insieme delle persone che discusse e approvò la Costituzione, si trovò del tutto concorde nell’approvare questo articolo che ripudia la guerra come strumento di offesa verso gli altri popoli: da un lato era ben salda la volontà di non ripetere gli errori del regime fascista, dall'altro l'Italia si trovava in uno stato di profonda miseria che era il risultato della tragica scelta di partecipare a quella guerra.

La seconda parte dell’art. 11 - pensata per consentire l'adesione a un nuovo organismo sovranazionale, come l’ONU - è stata generalmente interpretata come fondamento giuridico per legittimare l'adesione ad operazioni internazionali.
Negli ultimi anni infatti si è posto più volte il problema della partecipazione italiana ad interventi che implicano l’uso della forza armata con modalità belliche. Secondo alcuni questi interventi sono privi delle necessaria legittimità costituzionale; altri ritengono ammissibile la partecipazione italiana per la tutela dei diritti umani.

Gino Strada - EMERGENCY: abolire la guerra è l'unica speranza per l'umanità...


Gino Strada, chirurgo e fondatore di EMERGENCY, è tra i vincitori del Right Livelihood Award 2015, il "premio Nobel alternativo", "per la sua grande umanità e la sua capacità di offrire assistenza medica e chirurgica di eccellenza alle vittime della guerra e dell'ingiustizia, continuando a denunciare senza paura le cause della guerra".

La cerimonia di consegna del premio si è tenuta a Stoccolma, in Svezia, il 30 novembre 2015.

Il testo dell'intervento è disponibile sul sito di Emergency.

Onorevoli Membri del Parlamento, onorevoli membri del Governo svedese, membri della Fondazione RLA, colleghi vincitori del Premio, Eccellenze, amici, signore e signori.

È per me un grande onore ricevere questo prestigioso riconoscimento, che considero un segno di apprezzamento per l’eccezionale lavoro svolto dall’organizzazione umanitaria EMERGENCY in questi 21 anni, a favore delle vittime della guerra e della povertà.

Io sono un chirurgo. Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti in Asia, Africa, Medio Oriente, America Latina e Europa. Ho operato migliaia di persone, ferite da proiettili, frammenti di bombe o missili.

A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti dalle cosiddette “mine giocattolo”, piccoli pappagalli verdi di plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po’, fino a quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini senza braccia e ciechi. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime e l’aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita.

Mi è occorso del tempo per accettare l’idea che una “strategia di guerra” possa includere prassi come quella di inserire, tra gli obiettivi, i bambini e la mutilazione dei bambini del “Paese nemico”. Armi progettate non per uccidere, ma per infliggere orribili sofferenze a bambini innocenti, ponendo a carico delle famiglie e della società un terribile peso. Ancora oggi quei bambini sono per me il simbolo vivente delle guerre contemporanee, una costante forma di terrorismo nei confronti dei civili.

Alcuni anni fa, a Kabul, ho esaminato le cartelle cliniche di circa 1200 pazienti per scoprire che meno del 10% erano presumibilmente dei militari.

Il 90% delle vittime erano civili, un terzo dei quali bambini. È quindi questo "il nemico"? Chi paga il prezzo della guerra?

Nel secolo scorso, la percentuale di civili morti aveva fatto registrare un forte incremento passando dal 15% circa nella prima guerra mondiale a oltre il 60% nella seconda. E nei 160 e più “conflitti rilevanti” che il pianeta ha vissuto dopo la fine della seconda guerra mondiale, con un costo di oltre 25 milioni di vite umane, la percentuale di vittime civili si aggirava costantemente intorno al 90% del totale, livello del tutto simile a quello riscontrato nel conflitto afgano.

Lavorando in regioni devastate dalle guerre da ormai più di 25 anni, ho potuto toccare con mano questa crudele e triste realtà e ho percepito l’entità di questa tragedia sociale, di questa carneficina di civili, che si consuma nella maggior parte dei casi in aree in cui le strutture sanitarie sono praticamente inesistenti.

Negli anni, EMERGENCY ha costruito e gestito ospedali con centri chirurgici per le vittime di guerra in Ruanda, Cambogia, Iraq, Afghanistan, Sierra Leone e in molti altri Paesi, ampliando in seguito le proprie attività in ambito medico con l’inclusione di centri pediatrici e reparti maternità, centri di riabilitazione, ambulatori e servizi di pronto soccorso.

L’origine e la fondazione di EMERGENCY, avvenuta nel 1994, non deriva da una serie di principi e dichiarazioni. È stata piuttosto concepita su tavoli operatori e in corsie d’ospedale.

Curare i feriti non è né generoso né misericordioso, è semplicemente giusto. Lo si deve fare.

In 21 anni di attività, EMERGENCY ha fornito assistenza medico-chirurgica a oltre 6,5 milioni di persone. Una goccia nell’oceano, si potrebbe dire, ma quella goccia ha fatto la differenza per molti. In qualche modo ha anche cambiato la vita di coloro che, come me, hanno condiviso l’esperienza di EMERGENCY.

Ogni volta, nei vari conflitti nell’ambito dei quali abbiamo lavorato, indipendentemente da chi combattesse contro chi e per quale ragione, il risultato era sempre lo stesso: la guerra non significava altro che l’uccisione di civili, morte, distruzione. La tragedia delle vittime è la sola verità della guerra.

Confrontandoci quotidianamente con questa terribile realtà, abbiamo concepito l’idea di una comunità in cui i rapporti umani fossero fondati sulla solidarietà e il rispetto reciproco.

In realtà, questa era la speranza condivisa in tutto il mondo all’indomani della seconda guerra mondiale. Tale speranza ha condotto all’istituzione delle Nazioni Unite, come dichiarato nella Premessa dello Statuto dell’ONU: “Salvare le future generazioni dal flagello della guerra, che per due volte nel corso di questa generazione ha portato indicibili afflizioni all’umanità, riaffermare la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nell’uguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni grandi e piccole”.

Il legame indissolubile tra diritti umani e pace e il rapporto di reciproca esclusione tra guerra e diritti erano stati inoltre sottolineati nella Dichiarazione universale dei diritti umani, sottoscritta nel 1948. “Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti” e il “riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo”.

70 anni dopo, quella Dichiarazione appare provocatoria, offensiva e chiaramente falsa. A oggi, non uno degli stati firmatari ha applicato completamente i diritti universali che si è impegnato a rispettare: il diritto a una vita dignitosa, a un lavoro e a una casa, all’istruzione e alla sanità. In una parola, il diritto alla giustizia sociale. All’inizio del nuovo millennio non vi sono diritti per tutti, ma privilegi per pochi.

La più aberrante in assoluto, diffusa e costante violazione dei diritti umani è la guerra, in tutte le sue forme. Cancellando il diritto di vivere, la guerra nega tutti i diritti umani.

Vorrei sottolineare ancora una volta che, nella maggior parte dei Paesi sconvolti dalla violenza, coloro che pagano il prezzo più alto sono uomini e donne come noi, nove volte su dieci. Non dobbiamo mai dimenticarlo.

Solo nel mese di novembre 2015, sono stati uccisi oltre 4000 civili in vari Paesi, tra cui Afghanistan, Egitto, Francia, Iraq, Libia, Mali, Nigeria, Siria e Somalia. Molte più persone sono state ferite e mutilate, o costrette a lasciare le loro case.

In qualità di testimone delle atrocità della guerra, ho potuto vedere come la scelta della violenza abbia – nella maggior parte dei casi – portato con sé solo un incremento della violenza e delle sofferenze. La guerra è un atto di terrorismo e il terrorismo è un atto di guerra: il denominatore è comune, l’uso della violenza.

Sessanta anni dopo, ci troviamo ancora davanti al dilemma posto nel 1955 dai più importanti scienziati del mondo nel cosiddetto Manifesto di Russell-Einstein: “Metteremo fine al genere umano o l’umanità saprà rinunciare alla guerra?”. È possibile un mondo senza guerra per garantire un futuro al genere umano?

Molti potrebbero eccepire che le guerre sono sempre esistite. È vero, ma ciò non dimostra che il ricorso alla guerra sia inevitabile, né possiamo presumere che un mondo senza guerra sia un traguardo impossibile da raggiungere. Il fatto che la guerra abbia segnato il nostro passato non significa che debba essere parte anche del nostro futuro.

Come le malattie, anche la guerra deve essere considerata un problema da risolvere e non un destino da abbracciare o apprezzare.

Come medico, potrei paragonare la guerra al cancro. Il cancro opprime l’umanità e miete molte vittime: significa forse che tutti gli sforzi compiuti dalla medicina sono inutili? Al contrario, è proprio il persistere di questa devastante malattia che ci spinge a moltiplicare gli sforzi per prevenirla e sconfiggerla.

Concepire un mondo senza guerra è il problema più stimolante al quale il genere umano debba far fronte. È anche il più urgente. Gli scienziati atomici, con il loro Orologio dell’apocalisse, stanno mettendo in guardia gli esseri umani: “L’orologio ora si trova ad appena tre minuti dalla mezzanotte perché i leader internazionali non stanno eseguendo il loro compito più importante: assicurare e preservare la salute e la vita della civiltà umana”.

La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell’immaginare, progettare e implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi. La guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente.

L'abolizione della guerra è il primo e indispensabile passo in questa direzione.

Possiamo chiamarla “utopia”, visto che non è mai accaduto prima. Tuttavia, il termine utopia non indica qualcosa di assurdo, ma piuttosto una possibilità non ancora esplorata e portata a compimento.

Molti anni fa anche l’abolizione della schiavitù sembrava “utopistica”. Nel XVII secolo, “possedere degli schiavi” era ritenuto “normale”, fisiologico.

Un movimento di massa, che negli anni, nei decenni e nei secoli ha raccolto il consenso di centinaia di migliaia di cittadini, ha cambiato la percezione della schiavitù: oggi l’idea di esseri umani incatenati e ridotti in schiavitù ci repelle. Quell’utopia è divenuta realtà.

Un mondo senza guerra è un’altra utopia che non possiamo attendere oltre a vedere trasformata in realtà.

Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l’idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell’umanità.

Ricevere il Premio “Right Livelihood Award” incoraggia me personalmente ed EMERGENCY nel suo insieme a moltiplicare gli sforzi: prendersi cura delle vittime e promuovere un movimento culturale per l’abolizione della guerra.

Approfitto di questa occasione per fare appello a voi tutti, alla comunità dei colleghi vincitori del Premio, affinché uniamo le forze a sostegno di questa iniziativa.

Lavorare insieme per un mondo senza guerra è la miglior cosa che possiamo fare per le generazioni future.

Grazie.

— Gino Strada, Stoccolma, 30 novembre 2015

Testo e video sono disponibili a questo indirizzo: https://www.emergency.it/cultura-di-pace/abolire-la-guerra/ 

19 febbraio 2022

Il massacro di Addis Abeba - 19 febbraio 1937

Il 5 maggio 1936 le truppe del maresciallo Badoglio entrarono nella capitale Addis Abeba. Quattro giorni dopo Mussolini proclamò la nascita dell'impero

 

Tutti i civili che si trovano ad Addis Abeba hanno assunto il compito della vendetta condotta fulmineamente coi sistemi del più autentico squadrismo fascista. Girano armati di manganelli e di sbarre di ferro, accoppando quanti indigeni si trovano ancora in strada. Inutile dire che lo scempio si abbatte contro gente ignara ed innocente… Episodi orripilanti di violenze inutili… In tutta la città massacrarono tantissime persone. Orribile. Una vergogna per l’Italia. 
(C. Poggiali, Diario AOI 15 giugno 1936- 4 ottobre 1937, Longanesi, 1971, pp. 182-184 - Ciro Poggiali era un fascista, inviato del “Corriere della sera”, che si occupava di propaganda fascista. Scrisse però un diario personale che fu pubblicato nel 1971)

Il 19 febbraio (che nel calendario etiopico corrisponde al giorno Yekatit 12) ricorre l'anniversario della strage di Addis Abeba: una indiscriminata e brutale rappresaglia, compiuta tra il 19 e il 21 febbraio 1937 contro civili etiopici.

La repressione seguì il fallito attentato contro il viceré d'Etiopia Rodolfo Graziani e causò la morte di migliaia di persone e la distruzione di migliaia di abitazioni (le vittime - secondo un recente studio del Prof. Ian Campbell* - furono circa 20mila).

Nel 1946 il governo etiope presentò una nota alla Conferenza di Pace di Parigi, per chiedere il riconoscimento dei crimini di guerra italiani durante i cinque anni di occupazione del paese. Alla voce massacro del febbraio 1937, sono calcolate 30mila vittime, mentre 760mila sono le vittime complessive dell’aggressione fascista.

Nel 2006 fu presentata una proposta di legge per istituire una giornata della memoria in ricordo delle vittime africane durante l'occupazione coloniale italiana, al fine di ricordare gli oltre 500.000 africani uccisi durante il periodo di occupazione coloniale in Eritrea, Etiopia, Libia e Somalia. 

Fece seguito a questi fatti anche il Massacro di Debra Libanòs, in cui, tra il 21 e il 29 maggio 1937, furono uccise diverse centinaia di monaci cristiani del villaggio conventuale di Debra Libanòs, uno dei principali insediamenti religiosi dell’Etiopia. 

______________
*Ian Campbell, Il massacro di Addis Abeba. Una vergogna italiana, 2018, Rizzoli. Si veda in particolare la Tavola 3: Stima del tributo in vite umane basata sui tre metodi.

7 gennaio 2022

Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno, canto I

 Dal canale La Divina Commedia in HD

Il primo video è una sorta di riassunto animato del I canto. Il secondo contiene il testo del I canto dell'Inferno, quello che fa da proemio a tutta la Commedia e ci racconta come e perché Dante si trova nella selva oscura. 





3 gennaio 2022

Legge 5 febbraio 1992, n. 104

La legge 5 febbraio 1992, n. 104, meglio nota come Legge 104, detta i principi dell'ordinamento in materia di diritti, integrazione e assistenza della persone disabili.

Di seguito alcuni estratti (il testo integrale è qui)

Art. 2

1. La presente legge detta i principi dell'ordinamento in materia  di diritti,    integrazione   sociale   e   assistenza   della   persona handicappata.

Art. 3

1. È persona handicappata colui che presenta una minorazione fisica, psichica o sensoriale, stabilizzata o progressiva, che  è  causa  di difficoltà   di   apprendimento,  di  relazione  o  di  integrazione lavorativa e tale da determinare un processo di svantaggio sociale  o di emarginazione.

2.  La  persona handicappata ha diritto alle prestazioni stabilite in suo  favore  in  relazione  alla  natura  e  alla  consistenza  della minorazione,  alla  capacità  complessiva individuale residua e alla efficacia delle terapie riabilitative.

3.  Qualora  la  minorazione,  singola  o  plurima,   abbia   ridotto l'autonomia   personale,  correlata  all'età,  in  modo  da  rendere necessario un intervento  assistenziale  permanente,  continuativo  e globale  nella  sfera  individuale  o  in  quella  di  relazione,  la situazione   assume   connotazione   di   gravità.   Le   situazioni riconosciute  di gravità determinano priorità nei programmi e negli interventi dei servizi pubblici.

4. La presente legge si applica anche agli stranieri e agli  apolidi, residenti,   domiciliati  o  aventi  stabile  dimora  nel  territorio nazionale. Le relative prestazioni sono  corrisposte  nei  limiti  ed alle  condizioni  previste  dalla  vigente  legislazione o da accordi internazionali.

Art. 12

Diritto all'educazione e all'istruzione 

1. Al bambino da 0 a 3 anni handicappato è garantito l'inserimento negli asili nido. 

2. È garantito il diritto all'educazione  e  all'istruzione  della persona handicappata [...]

3. L'integrazione scolastica ha come obiettivo  lo  sviluppo  delle potenzialità della persona  handicappata  nell'apprendimento,  nella comunicazione, nelle relazioni e nella socializzazione. [...]

5. All'individuazione  dell'alunno  come  persona  handicappata  ed all'acquisizione  della  documentazione  risultante  dalla   diagnosi funzionale, fa seguito un profilo dinamico-funzionale ai  fini  della formulazione  di  un  piano  educativo  individualizzato,  alla   cui definizione provvedono  congiuntamente,  con  la  collaborazione  dei genitori della  persona  handicappata,  gli  operatori  delle  unità sanitarie locali e, per ciascun grado di scuola, personale insegnante specializzato della scuola,  con  la  partecipazione  dell'insegnante operatore psico-pedagogico individuato secondo criteri stabiliti  dal Ministro  della   pubblica   istruzione. [...]

9.  Ai  minori  handicappati   soggetti   all'obbligo   scolastico, temporaneamente impediti  per  motivi  di  salute  a  frequentare  la scuola,  sono  comunque   garantire   l'educazione   e   l'istruzione scolastica. A tal fine il provveditore agli studi,  d'intesa  con  le unità sanitarie locali e i centri di recupero e  di  riabilitazione, pubblici e privati, convenzionati con i Ministeri della sanità e del lavoro e della previdenza sociale, provvede alla istituzione,  per  i minori ricoverati, di classi ordinarie quali sezioni  staccate  della scuola statale. [...]

Art. 13

Integrazione scolastica 

3. Nelle scuole di ogni ordine e grado [...] sono garantite attività  di sostegno mediante l'assegnazione di docenti specializzati. 

5. Nella scuola secondaria di primo e secondo grado sono  garantite attività didattiche di sostegno. 

6. Gli insegnanti di  sostegno  assumono  la  contitolarità  delle sezioni  e  delle   classi   in   cui   operano,   partecipano   alla programmazione educativa e didattica e alla elaborazione  e  verifica delle attività  di  competenza  dei  consigli  di  interclasse,  dei consigli di classe e dei collegi dei docenti. 

Art. 16

Valutazione del rendimento e prove d'esame 

1. Nella valutazione  degli  alunni  handicappati  da  parte  degli insegnanti   è   indicato,  sulla   base   del   piano    educativo individualizzato,  per  quali   discipline   siano   stati  adottati particolari criteri  didattici,  quali  attività  integrative  e  di sostegno siano state  svolte,  anche  in  sostituzione  parziale  dei contenuti programmatici di alcune discipline. 




Il discorso del 3 gennaio 1925

 Le elezioni del 6 aprile 1924, che si tennero in un clima di violenta intimidazione da parte degli squadristi, fecero ottenere al Listone, che faceva capo al Partito Nazionale Fascista, la maggioranza dei voti. Le rimostranze del deputato socialista Giacomo Matteotti contro il modo in cui era stato ottenuto questo risultato elettorale provocarono la violenta reazione dei fascisti. 

Matteotti venne ucciso il 10 giugno 1924

Per protesta verso questo omicidio le opposizioni abbandonarono la Camera dei Deputati (si tratta della cosiddetta Secessione dell'Aventino) mentre gli esponenti delle aree moderate si rivolsero a Vittorio Emanuele III affinché destituisse Mussolini. Per tutto l'autunno del 1924 il Paese fu nuovamente in bilico.


Il 3 gennaio 1925 Mussolini si assunse ogni responsabilità delle violenze squadriste, dichiarandole parte essenziale del percorso rivoluzionario e dichiarando di essere pronto ad usare la forza per stroncare ogni opposizione. 

Nel documento allegato, alcuni passaggi tratti da quel discorso, corredati da note esplicative.

30 dicembre 2021

L’Italia dopo la guerra greco-gotica

 Nel 553 Giustiniano riuscì a chiudere vittoriosamente la guerra contro gli ostrogoti e quindi a riconquistare l’Italia. La penisola era stata però devastata da un ventennio di guerra, cui erano seguite carestie e pestilenze.

In questo brano possiamo leggere la descrizione, particolarmente cruda, delle misere condizioni dell’Italia di quegli anni. Ci viene offerta da un testimone oculare, lo storico Procopio di Cesarea, nella Storia delle guerre di Giustiniano.
L’anno avanzava verso l’estate e già il grano cresceva spontaneo, non in tale quantità però come prima, ma assai minore: poiché non essendo stato interrato nei solchi con l’aratro, né con mano d’uomo, ma rimasto alla superficie, la terra non poté fecondarne che una piccola parteNé essendovi alcuno che lo mietesse, passata la maturità, ricadde giù e niente poi più ne nacque.
La stessa cosa avvenne pure nell’Emilia; perciò le genti di quei paesi, lasciate le loro case, si recarono nel Piceno pensando che quella regione, essendo marittima, non dovesse essere totalmente afflitta dalla carestia.
Né meno visitati dalla fame per la stessa ragione furono i toscani, dei quali quelli che abitavano i monti, macinando ghiande di quercia come grano, ne facevano pane, che mangiavano. Ne avveniva naturalmente che venissero colti da malattie di ogni sorta, solo alcuni uscendone salvi. Nel Piceno si dice che non meno di cinquantamila contadini romani morissero di fame, ed anche molti di più al di là del golfo ionico. Tutti divenivano emaciati e pallidi, e la loro carne, mancando di alimenti, secondo l’antico adagio consumava se stessa [...]. Vi furono alcuni che sotto la violenza della fame si mangiarono l’un l’altro. Ben molti travagliati dal bisogno della fame, se mai trovavano qualche erba, avidamente vi si gettavano sopra, e appuntate le ginocchia cercavano di strapparla dalla terra, ma non riuscendo, perché esausta era in loro ogni forza, cadevano morti su quell’erba e sulle proprie mani. Né v’era alcuno che li seppellisse, perché a dar sepoltura nessuno pensava; non erano però toccati da alcun uccello dei molti che sogliono pascersi di cadaveri, non essendovi nulla per questi, poiché, come ho già detto, tutte le carni la fame stessa aveva già consumato.
da Procopio di Cesarea, Storia delle guerre di Giustiniano

I Germani nella descrizione di Cesare

Giulio Cesare, oltre ad essere stato un grande condottiero romano e ad aver svolto un ruolo molto importante nel passaggio dalla fase repubblicana alla fase imperiale, fu anche uno scrittore.


La sua opera più famosa è intitolata La guerra Gallica (il titolo originale è De bello Gallico).

È stata scritta fra il 58 e il 50 a.C., quindi durante la conquista della Gallia, ed è composta di otto libri. Nel libro IV Cesare ci parla dei "barbari", descrivendo le abitudini di vita degli Svevi.

Gli Svevi, tra tutti i Germani, sono il popolo più numeroso ed agguerrito in assoluto. Si dice che siano formati da cento tribù: ognuna fornisce annualmente mille soldati, che vengono portati a combattere fuori dai loro territori contro i popoli vicini. Chi è rimasto a casa, provvede a mantenere sé e gli altri; l'anno seguente si avvicendano: questi ultimi vanno a combattere, i primi rimangono in patria. Così non tralasciano né l'agricoltura, né la teoria e la pratica delle armi.Non hanno terreni privati o divisi, nessuno può rimanere più di un anno nello stesso luogo per praticare l'agricoltura.
Si nutrono poco di frumento, vivono soprattutto di latte carne ovina, praticano molto la caccia. Il tipo di alimentazione, l'esercizio quotidiano e la vita libera che conducono accrescono le loro forze e li rendono uomini dal fisico imponente.
Sono abituati a lavarsi nei fiumi e a portare come vestito, in quelle regioni freddissime, solo delle pelli che, piccole come sono, lasciano scoperta gran parte del corpo.

Concedono libero accesso ai mercanti, più per aver modo di vendere il loro bottino di guerra che per desiderio di comprare prodotti.

 

(Tradotto ed adattato da Gaio Giulio Cesare, De bello Gallico, IV, 1-2.)

26 dicembre 2021

Stupor Mundi

Ghibellini, ricordate di festeggiare l'anniversario della nascita di Federico II


Federico Ruggero di Hohenstaufen, re di Sicilia e Imperatore del Sacro Romano Impero, nacque infatti  a Jesi, nella Marca anconitana, il giorno 26 dicembre del 1194. Tra le tante cose, si ricordi almeno il ruolo fondamentale della Scuola poetica siciliana.

20 dicembre 2021

Scorciatoie per YouTube

Alcune scorciatoie da tastiera per YouTube.


Pausa/Play ⏸️ ▶️

Barra spaziatrice o K


Passa a... 

Premendo il tasto 0 si torna all'inizio. Con i tasti numerici da 1 a 9 si passa al 10%, 20%, 30%... e così via.

Premendo il tasto Fine si passa alla fine del video e, se si sta guardando una playlist, si passa al video successivo.

Maiusc + N (next) permette di passare al prossimo video della playlist o al prossimo video consigliato.

Maiusc + P (prev) permette di passare al precedente video della playlist.


Avanti/indietro veloce ⏩

Freccia sinistra o destra (5 secondi). Tasto J e L (10 secondi).


Cambia la velocità di riproduzione

Tasto Maiusc + , (virgola) oppure Maiusc + . (punto)


Schermo intero o teatro

Tasto F → schermo intero. Tasto T → modalità teatro.


Attiva o disattiva sottotitoli

Tasto C.


Alzare e abbassare il volume 🔈

Freccia su ↑ o giù ↓ 



18 dicembre 2021

Alessandro Barbero - Il mito dell'alternanza scuola-lavoro

Se pure si tratta di una considerazione che è soltanto abbozzata, poco più di uno spunto di riflessione, è molto interessante il modo in cui Barbero analizza le trasformazioni (il progressivo impoverimento) che hanno investito il mondo della scuola negli ultimi decenni. 

1 novembre 2021

Dalla vignetta al testo

 Per esercitarsi con la scrittura è possibile, a vari livelli, partire da qualche immagine e mettere in atto una sorta di trasposizione. 

In questo caso, per alunni giovani, si parte da alcune vignette e si cerca di farne derivare un testo narrativo. Lo scopo è ottenere un testo, semplice e corretto, che racconti quanto è possibile osservare nella striscia.

Esercizio 1


Esercizio 2


Ovviamente si può fare qualcosa di simile anche con il testo descrittivo, a partire da una foto o da un dipinto. 


Giovanni Boldini - Attraversando la strada (1875)

24 ottobre 2021

Cosa comporta la scoperta dell'America?

Dai la tua risposta a questa domanda. 
Potrai usare solo 40 caratteri quindi scegli tra le conseguenze quella che ti sembra maggiormente importante (e rispondi sinteticamente).

 

8 ottobre 2021

Orario Definitivo a.s. 2021-2022

Il mio orario definitivo per l'a.s. 2021-2022


IID = classe II D
IB = classe I B

ITA =Italiano
GEO = Geografia (portare il materiale per geografia e il libro Facciamo geografia)
STO = Storia (portare il materiale per storia e il libro Di tempo in tempo)

Per quel che concerne la suddivisione interna delle ore di Italiano (si tratta di una sola disciplina)
  • lett → letteratura
    • Classe II D → Nel cuore dei libri - Letteratura
    • Classe I B → Nel cuore dei libri - Il mito e l'epica
  • ant → Antologia
    • Classe II D → Nel cuore dei libri - Antologia vol. 2
    • Classe I B → Nel cuore dei libri - Antologia vol. 1
  • gram → Grammatica 
    • Classe II D → Alla lettera vol. A (vi avvertirò quando sarà necessario il vol. B)
    • Classe I B → Alla lettera vol. A

I libri della I B







3 ottobre 2021

QR code generator

Piattaforme online per generare QR code gratuitamente e senza (troppa) pubblicità.


Parole in catena

Ci sono diversi giochi con le parole che possono aiutarci a parlare e scrivere meglio. Uno di questi è Parole in catena, un gioco di cui esistono versione diverse.

Una prima versione tiene conto del significato delle parole e chiede di trovare le parole mancanti di un elenco: un esempio.

Un'altra versione ha le seguenti regole. Si inizia da una parola scelta a caso e si prosegue scegliendo parole che comincino con l’ultima sillaba della parola precedente (al posto della sillaba si possono ripetere gruppi di lettere o singole lettere).

Un'ultima variante, chiamata La lettera che segue, prevede che le parole della frase procedano in ordine alfabetico. Dopo la parola CANE, ad esempio, occorrerà inserire una parola con la D. 




25 settembre 2021

Nuovo orario PROVVISORIO

 Il mio orario provvisorio (per la III settimana).


IID = classe II D
IB = classe I B

ITA =Italiano
GEO = Geografia (portare il materiale per geografia e il libro Facciamo geografia)
STO = Storia (portare il materiale per storia e il libro Di tempo in tempo)

Per quel che concerne la suddivisione interna delle ore di Italiano (si tratta di una sola disciplina)
  • lett → letteratura
    • Classe II D → Nel cuore dei libri - Letteratura
    • Classe I B → Nel cuore dei libri - Il mito e l'epica
  • ant → Antologia
    • Classe II D → Nel cuore dei libri - Antologia vol. 2
    • Classe I B → Nel cuore dei libri - Antologia vol. 1
  • gram → Grammatica 
    • Classe II D → Alla lettera vol. A (vi avvertirò quando sarà necessario il vol. B)
    • Classe I B → Alla lettera vol. A

15 settembre 2021

Acrostico

L'acrostico è un componimento poetico (o una frase) in cui le lettere o le sillabe iniziali di ciascun verso formano un nome o una frase.

Per realizzare un acrostico puoi fare così:

Scegli una parola e scrivila verticalmente (in stampatello).

M

A

R

E

Componi una frase usando parole che cominciano con le lettere incolonnate.

M i piace stare sulla sabbia

A ttendere la brezza salmastra

R idere con gli amici

E liminare ogni pensiero

Per iniziare, invece di un intero verso, possiamo limitarci a scrivere una sola parola per ogni lettera.

M olta

A cqua,

R isa,

E state!

13 settembre 2021

Mi presento ai compagni - testo descrittivo

Per iniziare a conoscerci meglio, per avere informazioni sui nuovi compagni di classe e per raccontare chi siamo ai nuovi compagni, compiliamo delle schede di presentazione. Potremo anche incollarvi una nostra fotografia o un nostro autoritratto.
Una volta compilate le schede, ognuno leggerà la propria ad alta voce e gli altri cercheranno di fare domande pertinenti per chiedere chiarimenti (utilizzando la formula “hai detto che… quindi vorrei chiederti….”).
Alla fine del lavoro, le schede saranno incollate su un cartellone, così da poterle riguardare e rileggere.
Per la realizzazione utilizzeremo il seguente modello.

Informazioni principali

Mi chiamo … 

Sono nato a … il giorno …

Abito a … con …

Aspetto fisico

Sono alto... peso... i miei capelli sono di colore... etc.

Altre notizie

Sport, animale domestico, strumento musicale, programmi televisivi, libri, social...

Carattere

Cose che mi piacciono

Cose che non mi piacciono


12 settembre 2021

1 settembre 2021

Sospensione PC

Per attivare la modalità di sospensione:

  • arresta > sospendi
  • tasto sospendi (su tastiera)

Per evitare che il PC si svegli da solo dalla modalità di sospensione

  • mouse → Pannello di controllo → Mouse → Hardware → Proprietà → cambia impostazioni →  risparmio energia → disattivare l'opzione "Consenti al dispositivo di riattivare il computer"
  • scheda di rete → Pannello di controllo → Gestione dispositivi → schede di rete → tasto destro sulla scheda di rete utilizzata per andare su internet → Proprietà → risparmio energia → disattivare l'opzione "Consenti al dispositivo di riattivare il computer"
  • Altre cause → prompt dei comandi (con diritti da amministratore) ed eseguire: powercfg -lastwake (per sapere quale dispositivo ha risvegliato il PC dalla sospensione) oppure eseguire: powercfg -devicequery wake_armed (per sapere quali dispositivi possono riattivare il PC).

24 giugno 2021

COMPETENZA

Comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale.

(European Qualifications Framework – Quadro europeo delle Qualifiche e dei Titoli).

Sul sito della Zanichelli ci sono moltissimi materiali utili

19 giugno 2021

La scrittura è l'invenzione più importante

 Mi sono appena imbattuto in un sondaggio del canale You Tube Alessandro Barbero - La storia siamo noi (si tratta di un canale dove pubblicano interviste e conferenze di Barbero). 

Anche il popolo di YT (quella parte che ha partecipato al sondaggio) è concorde nel ritenere che la scrittura sia l'invenzione più importante della nostra storia. 



9 giugno 2021

 


Il discorso del bivacco

Il cosiddetto "discorso del bivacco" è stato il primo discorso alla Camera dei deputati di Benito Mussolini. 

Il discorso fu pronunciato il giorno 16 novembre 1922

Pochi giorni prima, in seguito alla Marcia su Roma, Mussolini aveva ricevuto dal re Vittorio Emanuele III l'incarico di formare il governo. 

Si tratta di un discorso particolarmente duro in cui già si intravedono i segnali della futura dittatura e che anticipa alcuni passaggi del discorso dell'ascensione del 26 maggio del 1927.

L'unico che gli si oppose apertamente fu il leader socialista Filippo Turati (che morirà pochi anni dopo, in esilio, a Parigi, mentre era ospite del sindacalista Bruno Buozzi, ucciso dai tedeschi nel 1944). Il discorso di Turati è noto come "Il parlamento è morto"

Dopo il "discorso del Bivacco" di Mussolini, dopo il discorso "Il parlamento è morto" di Turati, la camera votò la fiducia a Mussolini. Tra i voti a favore anche quelli del futuro leader dalla Democrazia Cristiana Alcide De Gasperi, di Giovanni Giolitti e del futuro Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Segno che, in un primo momento, alcuni non compresero il pericolo rappresentato dal fascismo. 


Discorso alla Camera dei Deputati - Benito Mussolini
16 novembre 1922
Signori, quello che io compio oggi1, in questa Aula, è un atto di formale deferenza2 verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato3 di speciale riconoscenza. […]
Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non vi abbandona dopo la vittoria. Con trecentomila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente4 pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo.
Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli, potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. […]
Ringrazio dal profondo del cuore i miei collaboratori, ministri e sottosegretari; ringrazio i miei colleghi di Governo, che hanno voluto assumere con me le pesanti responsabilità di questa ora. […]
Credo anche di interpretare il pensiero di tutta questa Assemblea5 e certamente della maggioranza del popolo italiano, tributando un caldo omaggio al Sovrano, il quale si è rifiutato ai tentativi inutilmente reazionari dell’ultima ora, ha evitato la guerra civile e permesso di immettere nelle stracche6 arterie dello Stato parlamentare la nuova impetuosa corrente fascista uscita dalla guerra ed esaltata dalla vittoria7. […]
Prima di giungere a questo posto da ogni parte ci chiedevano un programma. Non sono, ahimè, i programmi che difettano in Italia: sibbene8 gli uomini e la volontà di applicare i programmi. Tutti i problemi della vita italiana, tutti dico, sono già stati risolti sulla carta: ma è mancata la volontà di tradurli nei fatti. Il Governo rappresenta, oggi, questa ferma e decisa volontà.
La politica estera9 è quella che, specie in questo momento, più particolarmente ci occupa e preoccupa. […]
L’Italia di oggi conta, e deve adeguatamente contare. Lo si incomincia a riconoscere anche oltre i confini. Non abbiamo il cattivo gusto di esagerare la nostra potenza, ma non vogliamo nemmeno per eccessiva ed inutile modestia diminuirla.
La mia formula è semplice: niente per niente. Chi vuole avere da noi prove concrete di amicizia, tali prove di concreta amicizia ci dia. […]
Roma sta in linea con Parigi e Londra, ma l’Italia deve imporsi e deve porre agli Alleati quel coraggioso e severo esame di coscienza ch’essi non hanno affrontato dall’armistizio ad oggi. […]
Noi vogliamo seguire una politica di pace: non però una politica di suicidio.
Le direttive di politica interna si riassumono in queste parole: economie, lavoro, disciplina. Il problema finanziario è fondamentale: bisogna arrivare colla maggiore celerità possibile al pareggio del bilancio statale. […]
I cittadini, a qualunque partito siano iscritti, potranno circolare: tutte le fedi religiose saranno rispettate, con particolare riguardo a quella dominante che è il cattolicismo: le libertà statutarie10 non saranno vulnerate: la legge sarà fatta rispettare a qualunque costo. […]
Signori! Da ulteriori comunicazioni apprenderete il programma fascista, nei suoi dettagli e per ogni singolo dicastero11. Io non voglio, fin che mi sarà possibile, governare contro la Camera: ma la Camera deve sentire la sua particolare posizione che la rende passibile di scioglimento fra due giorni o fra due anni.
Chiediamo i pieni poteri perchè vogliamo assumere le piene responsabilità. […] Con ciò non intendiamo escludere la possibilità di volonterose collaborazioni che accetteremo cordialmente, partano esse da deputati, da senatori o da singoli cittadini competenti. […] Prendiamo impegno formale e solenne di risanare il bilancio12 e lo risaneremo. Vogliamo fare una politica estera di pace ma nel contempo di dignità e di fermezza: e la faremo. Ci siamo proposti di dare una disciplina alla Nazione e la daremo. Nessuno degli avversari di ieri, di oggi, di domani si illuda sulla brevità del nostro passaggio al potere.
Benito Mussolini, 16 novembre 1922

 

1È il 16 novembre del 1922. Il 28 ottobre del 1922 aveva avuto luogo la marcia su Roma. Il 30 ottobre il re Vittorio Emanuele III assegna a Mussolini il compito di formare il nuovo governo. Il 16 novembre 1922, Mussolini si recò alla Camera dei deputati per presentare la lista dei suoi ministri (tenne nelle sue mani le cariche di ministro dell'Interno e ministro degli Esteri) e pronunciò il "discorso del bivacco".

2Un atto di rispetto e riguardo.

3Certificato, dichiarazione (vuol dire che mostra rispetto per motivi puramente formali e che non chiede in cambio nulla).

4Con passione quasi religiosa.

5La Camera dei Deputati.

6Stanche e vecchie.

7Con questa frase allude alla decisione con cui il re Vittorio Emanuele III ha assegnato a Mussolini il compito di formare il nuovo governo.

8Bensì.

9La politica estera è quelal che riguarda i rapporti con gli altri Stati.

10Si riferisce allo Statuto Albertino.

11Settore della pubblica amministrazione che fa capo a un ministro, ministero.

12Migliorare, far tornare in salute, il bilancio ossia il rapporto fra le entrate e le uscite.