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27 gennaio 2023

27 gennaio 2023 - Sami Modiano al Senato con gli studenti

Venerdì 20 gennaio 2023, a Palazzo Giustiniani, nella Sala dove venne firmata la Costituzione, Sami Modiano, un superstite della Shoah, sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, ha incontrato gli studenti del Liceo scientifico Morgagni di Roma e ha risposto alle domande di SenatoTV. 
Quando portato nel campo nazista di Birkenau, nel 1944, aveva 14 anni. 

24 gennaio 2019

Trieste - 18 settembre 1938



Queste le parole pronunciate nella parte di discorso presente nel video:
Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito a imitazioni, o peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà [Benito Mussolini definisce "poveri deficienti" coloro i quali pensano che l'Italia stia seguendo le indicazioni della Germania nazista, che credono che Mussolini sia stato spinto da Hitler ad adottare posizioni antisemite]. Il problema razziale non è scoppiato all'improvviso come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. È in relazione con la conquista dell’Impero [la cui nascita era stata proclamata da Benito Mussolini il 9 maggio 1936 dopo la conquista italiana dell'Etiopia], poiché la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno. La nostra posizione è stata determinata da questi incontestabili dati di fatto. L’ebraismo mondiale è stato, durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile del Fascismo.
Sul blog sono anche disponibili:

23 gennaio 2019

Liliana Segre, a 13 anni deportata ad Auschwitz


Liliana Segre (Milano, 10 settembre 1930) è una superstite della Shoah e testimone dei campi di concentramento nazisti. Il 30 gennaio 1944, all'età di 14 anni, venne deportata dal Binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse sette giorni dopo.
Il 19 gennaio 2018 è stata nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

22 ottobre 2016

Campo di Concentramento di Fossoli

Il Campo di Fossoli, non molto distante da Carpi, fu costruito nel 1942 dal Regio Esercito per rinchiudervi i militari nemici. L'anno successivo comincia ad essere utilizzato, prima dalla Repubblica Sociale Italiana (gli italiani collaborazionisti che seguirono Mussolini dopo la sua destituzione da parte del Gran Consiglio del Fascismo) e poi dalle SS (le Schutz-staffeln), come principale campo di concentramento e transito (Polizei und Durchgangslager) per la deportazione in Germania di ebrei e oppositori politici.
Il campo viene anche ricordato in Se questo è un uomo di Primo Levi, che fu imprigionato a Fossoli e da qui deportato ad Auschwitz.

La Fondazione ex campo Fossoli, costituita nel gennaio 1996 dal Comune di Carpi e dall'Associazione Amici del Museo Monumento al Deportato, ha come obiettivo la diffusione della memoria storica mediante la conservazione, il recupero e la valorizzazione dell'ex campo di concentramento di Fossoli.
È presente anche una sezione didattica con molte offerte. Tra queste le proposte per gite, visite didattiche e laboratori destinate alle scuole.

27 gennaio 2016

Leggi razziali: Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola



Il regime fascista, con l'avallo della monarchia sabauda, arrivò a prendere posizione, in modo molto netto, contro i cittadini di "razza" ebraica. Questo è il testo del regio decreto che riguarda la scuola.


***

REGIO DECRETO LEGGE n. 1390
5 Settembre 1938
(Pubblicato il 13 Settembre 1938 sul n.209 della Gazzetta Ufficiale)

PROVVEDIMENTI PER LA DIFESA DELLA RAZZA NELLA SCUOLA


Visto l'art. 3, n.2, della legge 31 gennaio 1926-IV, n.100;
Ritenuta la necessità assoluta ed urgente di dettare disposizioni per la difesa della razza nella scuola italiana;
Udito il Consiglio dei Ministri;
Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per l'educazione nazionale, di concerto con quello per le finanze;

Abbiamo decretato e decretiamo:

Articolo 1.

All'ufficio di insegnante nelle scuole statali o parastatali di qualsiasi ordine e grado e nelle scuole non governative, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere ammesse persone di razza ebraica, anche se siano state comprese in graduatorie di concorso anteriormente al presente decreto; nè potranno essere ammesse all'assistentato universitario, nè al conseguimento dell'abilitazione alla libera docenza.

Articolo 2.

Alle scuole di qualsiasi ordine e grado, ai cui studi sia riconosciuto effetto legale, non potranno essere iscritti alunni di razza ebraica.

Articolo 3.

A datare dal 16 ottobre 1938-XVI tutti gli insegnanti di razza ebraica che appartengano ai ruoli per le scuole di cui al precedente art. 1, saranno sospesi dal servizio; sono a tal fine equiparati al personale insegnante i presidi e direttori delle scuole anzidette, gli aiuti e assistenti universitari, il personale di vigilanza delle scuole elementari. Analogamente i liberi docenti di razza ebraica saranno sospesi dall'esercizio della libera docenza.

Articolo 4.

I membri di razza ebraica delle Accademie, degli Istituti e delle Associazioni di scienze, lettere ed arti, cesseranno di far parte delle dette istituzioni a datare dal 16 ottobre 1938-XVI.

Articolo 5.

In deroga al precedente art. 2 potranno in via transitoria essere ammessi a proseguire gli studi universitari studenti di razza ebraica, già iscritti a istituti di istruzione superiore nei passati anni accademici.

Articolo 6.

Agli effetti del presente decreto-legge è considerato di razza ebraica colui che è nato da genitori entrambi di razza ebraica, anche se egli professi religione diversa da quella ebraica.

Articolo 7.

Il presente decreto-legge, che entrerà in vigore alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del Regno, sarà presentato al Parlamento per la sua conversione in legge. Il Ministro per l'educazione nazionale è autorizzato a presentare il relativo disegno di legge.

ORDINIAMO

che il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sia inserto nella raccolta delle leggi e dei decreti del Regno d'Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a San Rossore, addì 5 settembre 1938 - Anno XVI
Vittorio Emanuele, Mussolini, Bottai, Di Revel
***

Le leggi razziste del 1938, chiamate Leggi razziali fasciste, non riguardarono solo la scuola.



26 gennaio 2014

27 gennaio

Alcuni brani tratti da I sommersi e i salvati di Primo Levi
Dal Capitolo V,
Violenza inutile
V. Violenza inutile

Il titolo di questo capitolo può apparire provocatorio o addirittura offensivo: esiste una violenza utile? Purtroppo sì. La morte, anche non provocata, anche la più clemente, è una violenza, ma è tristemente utile [...]. Messi da parte i casi di follia omicida, chi uccide sa perché lo fa: per denaro, per sopprimere un nemico vero o presunto, per vendicare un’offesa. Le guerre sono detestabili, sono un pessimo modo di risolvere le controversie tra nazioni o tra fazioni, ma non si possono definire inutili: mirano ad uno scopo, magari iniquo o perverso. Non sono gratuite, non si propongono di infliggere sofferenze; le sofferenze ci sono, sono collettive, strazianti, ingiuste, ma sono un sottoprodotto, un di più. Ora, io credo che i dodici anni hitleriani abbiano condiviso la loro violenza con molti altri spazi-tempi storici, ma che siano stati caratterizzati da una diffusa violenza inutile, fine a se stessa, volta unicamente alla creazione di dolore; talora tesa ad uno scopo, ma sempre ridondante, sempre fuor di proporzione rispetto allo scopo medesimo.

27 gennaio 2013

27 gennaio 2013 - Memoria

Memoria, regia di Ruggero Gabbai.
Scritto da Marcello Pezzetti e Liliana Picciotto della Fondazione CDEC - Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea - Memoria è un film documentario

27 gennaio 2012

27 gennaio 2012 - Giorno della memoria

Molto spesso nei documenti che si leggono in giro o che si trovano via WWW si legge al di sotto del titolo Giorno della memoria una sorta di sottotitolo esplicativo con valore finale, a sottolinearne lo scopo: per non dimenticare. Ferma la constatazione del suo carattere pleonastico credo che si possa specificare meglio quale debba essere il passo successivo. Quello che,  pena l'inciampo, deve seguire questo "non dimenticare".

18 agosto 2011

Filmati e testimonianze da Mauthausen

In questo video sono state raccolte alcune testimonianze da Mauthausen e alcuni video risalenti al periodo in cui il campo era in funzione. Inutile aggiungere che è tristissimo e che alcune scene sono molto forti.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=8r50t7148sA]

A Mauthausen i prigionieri lavoravano nella cava di pietra.

Sul sito dell'ANED (Associazione Nazionale ex deportati politici) si trova il calcolo del reddito derivante dallo sfruttamento dei detenuti nei Campi di concentramento effettuato dalle SS (Rm sta per Reichsmark, la valuta in vigore nel III Reich).
Tariffa quotidiana di noleggio in media: Rm 6;
Detrazione per vitto: - Rm 0,60;
Ammortizzazione vestiario: - Rm 0,10;
Totale reddito netto giornaliero: Rm 5,30;
Durata media di vita 9 mesi, ovvero 270 gg --> 270 x 5,30 = Rm 1431;
Ricavato dall'utilizzazione razionale del cadavere: «Oro dentario - Vestiario - Oggetti di valore - Denaro»; Detratte le spese di cremazione: Rm 200;
Guadagno totale dopo 9 mesi: Rm 1631.
Da aggiungere il ricavato dall'utilizzazione delle ossa e delle ceneri.

Per maggiori informazioni, ecco il link ad una breve scheda sul campo di Mauthausen.

11 agosto 2011

Campo di Auschwitz

Un filmato realizzato in occasione di una gita al campo concentramento di Auschwitz-Birkenau



26 gennaio 2011

27 gennaio 2011 - un video per il Giorno della Memoria







Nel video compaiono due testi. Il primo è l'art. 1 della legge 211/2000, quella che istituisce il Giorno della memoria. Il secondo è una citazione tratta da Fahrenheit 451, un romanzo di fantascienza scritto da Ray Bradbury. Di seguito il passaggio nella versione originale: "And when they ask us what we're doing, you can say, We're remembering. That's where we'll win out in the long run. And someday we'll remember so much that we'll build the biggest goddamn steamshovel in history and dig the biggest grave of all time and shove war in it and cover it up."

Music is "Rain Shadow" by Kathryn Tickell.

25 gennaio 2011

58973 - una testimoninaza da Mauthausen

Un breve video con la testimonianza di Ferruccio Maruffi, che venne deportato a Mauthausen per motivi politici.

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=y572GB1YpUY]

24 gennaio 2011

Giorno della memoria (bis)

Che cos'è il Giorno della memoria


Legge n. 211 del 20.07.2000 - art. 1
"La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati."

Perché ricordare?


E quando ci domanderemo cosa stiamo facendo, tu potrai rispondere loro: noi ricordiamo. Ecco dove alla lunga avremo vinto noi. E verrà il giorno in cui saremo in grado di ricordare una tal quantità di cose che potremo costruire la più grande scavatrice meccanica della storia e scavare, in tal modo, la più grande fossa di tutti i tempi, nella quale sotterrare la guerra.
da Fahrenheit 451, di Ray Bradbury

Primo Levi, da Se questo è un uomo


Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.
Primo Levi

Elie Wiesel, da La notte


Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.

(Elie Wiesel, tratto da La notte. Wiesel fu rinchiuso ad Auschwitz all'età di 15 anni)


Giorno della memoria - 27 gennaio

I sommersi e i salvati di Primo Levi
Dal Capitolo V,
Violenza inutile


V. Violenza inutile

Il titolo di questo capitolo può apparire provocatorio o addirittura offensivo: esiste una violenza utile? Purtroppo sì. La morte, anche non provocata, anche la più clemente, è una violenza, ma è tristemente utile: un mondo di immortali [...] non sarebbe concepibile né vivibile, sarebbe più violento del pur violento mondo attuale. Né è inutile, in generale, l’assassinio [...]. Messi da parte i casi di follia omicida, chi uccide sa perché lo fa: per denaro, per sopprimere un nemico vero o presunto, per vendicare un’offesa. Le guerre sono detestabili, sono un pessimo modo di risolvere le controversie tra nazioni o tra fazioni, ma non si possono definire inutili: mirano ad uno scopo, magari iniquo o perverso.
Non sono gratuite, non si propongono di infliggere sofferenze; le sofferenze ci sono, sono collettive, strazianti, ingiuste, ma sono un sottoprodotto, un di più. Ora, io credo che i dodici anni hitleriani abbiano condiviso la loro violenza con molti altri spazi-tempi storici, ma che siano stati caratterizzati da una diffusa violenza inutile, fine a se stessa, volta unicamente alla creazione di dolore; talora tesa ad uno scopo, ma sempre ridondante, sempre fuor di proporzione rispetto allo scopo medesimo.

[...]
In lager si entrava nudi: anzi, più che nudi, privi non solo degli abiti e delle scarpe ma dei capelli e di tutti gli altri peli.
Lo stesso si fa, o si faceva, anche all'ingresso in caserma, certo, ma qui la rasatura era totale e settimanale, e la nudità pubblica e collettiva era una condizione ricorrente, tipica e piena di significato. Era anche questa una violenza con qualche radice di necessità (è chiaro che ci si deve spogliare per una doccia o per una visita medica), ma offensiva per la sua inutile ridondanza.
La giornata del Lager era costellata di innumerevoli spogliazioni vessatorie: per il controllo dei pidocchi, per le perquisizioni degli abiti, per la visita della scabbia, per la lavatura mattutina; ed inoltre per le selezioni periodiche, in cui una "commissione"decideva chi era ancora atto al lavoro e chi invece era destinato alla eliminazione. Ora, un uomo nudo e scalzo si sente i nervi e i tendini recisi: è una preda inerme.
Gli abiti, anche quelli immondi che venivano distribuiti, anche le scarpacce dalla suola di legno, sono una difesa tenue ma indispensabile. Chi non li ha non percepisce più se stesso come un essere umano, bensì come un lombrico: nudo, lento, ignobile, prono al suolo.
Sa che potrà essere schiacciato ad ogni momento.
La stessa sensazione debilitante di impotenza e di destituzione era provocata, nei primi giorni di prigionia, dalla mancanza di un cucchiaio: è questo un dettaglio che può apparire marginale a chi è abituato fin dall'infanzia all'abbondanza di attrezzi di cui dispone anche la più povera delle cucine, ma marginale non era.
Senza cucchiaio, la zuppa quotidiana non poteva essere consumata altrimenti che lappandola come fanno i cani; solo dopo molti giorni di apprendistato si veniva a sapere che nel campo i cucchiai c'erano sì, ma che bisognava comprarseli al mercato nero pagandoli con zuppa o pane: un cucchiaio costava di solito mezza razione di pane o un litro di zuppa, ma ai nuovi arrivati inesperti veniva chiesto sempre molto di più.
Eppure, alla liberazione del campo di Auschwitz, abbiamo trovato nei magazzini migliaia di cucchiai nuovissimi di plastica trasparente, oltre a decine di migliaia di cucchiai dalluminio, d'acciaio o perfino d'argento, che provenivano dal bagaglio dei deportati in arrivo.

[...]
Retaggio di caserma era anche il rito del "rifare il letto". Beninteso, quest'ultimo termine è ampiamente eufemistico; dove esistevano letti a castello, ogni cuccetta era costituita da un sottile materasso riempito di trucioli di legno, da due coperte e da un cuscino di crine, e vi dormivano di regola due persone.
I letti dovevano essere rifatti subito dopo la sveglia, simultaneamente in tutta la baracca; bisognava quindi che gli inquilini dei piani bassi si arrangiassero a sistemare coperte e materasso in mezzo ai piedi degli inquilini dei piani alti, in equilibrio precario sulle sponde di legno, ed intenti allo stesso lavoro: tutti i letti dovevano essere messi in ordine entro un minuto o due perché subito dopo incominciava la distribuzione del pane.
Erano momenti di frenesia: l'atmosfera si riempiva di polvere fino a diventare opaca, di tensione nervosa e di improperi scambiati in tutte le lingue, perché il "rifare il letto" era un'operazione sacrale, da eseguirsi secondo regole ferree. [...]
Chi faceva male il letto, o dimenticava di farlo, veniva punito pubblicamente e con ferocia.
[...]
La violenza del tatuaggio era gratuita, fine a se stessa, pura offesa: non bastavano i tre numeri di tela cuciti ai pantaloni, alla giacca ed al mantello invernale?
No non bastavano: occorreva un di più, un messaggio non verbale, affinché l'innocente sentisse scritta sulla carne la sua condanna.
Era anche un ritorno barbarico, tanto conturbante per gli ebrei ortodossi; infatti proprio a distinguere gli ebrei dai "barbari", il tatuaggio è vietato dalla legge mosaica (Levitico 19, 28).
A distanza di quarant'anni, il mio tatuaggio è diventato parte del mio corpo.
Non me ne glorio né me ne vergogno, non lo esibisco e non lo nascondo. Lo mostro malvolentieri a chi me ne fa richiesta per pura curiosità; prontamente e con ira a chi si dichiara incredulo. Spesso i giovani mi chiedono perché non me lo faccio cancellare, e questo mi stupisce: perché dovrei? Non siamo molti nel mondo a portare questa testimonianza.