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11 luglio 2017

Computo sillabico
come contare le sillabe di un verso

Computo significa conto.

Il computo sillabico è quindi il conto delle sillabe di un verso.

Questo computo avviene per lo più utilizzando le normali regole della divisione in sillabe che tutti abbiamo imparato fin dalle e-le-men-ta-ri.
È però necessario tenere conto di alcuni particolari fenomeni metrici.

Innanzitutto la sinalefe.

La sinalefe si ha quando la vocale finale di una parola e la vocale iniziale della parola seguente si fondono in un'unica sillaba. Quindi la sillaba finale di una parola che termina con una vocale e la sillaba iniziale della parola seguente, ammesso che inizi con vocale, si contano come se fossero una sola sillaba.

Tan-to - o-ne-sta
diventa
Tan-t(o)o-ne-sta

L'altro fenomeno, analogo, è quello della sineresi: vocali contigue all'interno di una parola vengono considerate come facenti parte di un'unica sillaba.

All'opposto di questi due fenomeni ci sono la dialefe e la dieresi. La dialefe è la pronuncia in due sillabe distinte di vocali contigue appartenenti a due parole successive. La dieresi è la pronuncia in due sillabe distinte di vocali contigue appartenenti alla stessa parola.

Possiamo fare un esempio considerando il primo verso di Tanto gentile, il sonetto di Dante Alighieri.
Se le sillabe del primo verso venissero contate senza tener conto della sinalefe avremmo un totale di 13 sillabe:

Tan-to - gen-ti-le - e - tan-to - o-ne-sta - pa-re

Sarebbe anomalo in un sonetto. In realtà si tratta di un verso endecasillabo, un verso di undici sillabe, come possiamo notare tenendo conto della sinalefe.

Tan-to - gen-ti-l(e)e - tan-t(o)o-ne-sta - pà-re

Noteremo anche che l'ultimo accento tonico cade sulla decima sillaba e che siamo di fronte ad un verso piano.

10 luglio 2017

I versi e gli accenti

In base alla posizione dell'ultimo accento ritmico possiamo distinguere i versi in tre tipi:
  • versi piani 
  • versi tronchi
  • versi sdruccioli
Si dice piano il verso che termina con una parola piana, cioè accentata sulla penultima sillaba
Nel mezzo del cammin di nostra vìta (Dante Alighieri, Inferno I, 1)

Si dice tronco il verso che termina con una parola tronca, cioè accentata sull'ultima sillaba
Accanto a lui posò (Alessandro Manzoni, Il cinque maggio, 108)

Si dice invece sdrucciolo il verso che termina con una parola sdrucciola, ovvero accentata sulla terzultima sillaba
Ei fu. Siccome immòbile (Alessandro Manzoni, Il cinque maggio, 1)

La posizione dell'ultimo accento tonico è l'elemento più importante per la definizione del tipo di verso (l'endecasillabo, ad esempio, è il verso in cui l'ultimo accento tonico cade sulla decima sillaba; il settenario quello in cui l'ultimo accento tonico cade sulla sesta sillaba).

I versi tipici della metrica italiana sono:
  • Settenario - ultimo accento tonico sulla sesta sillaba (composto di sette sillabe nella forma piana, di sei sillabe nella forma tronca e di otto sillabe nella forma sdrucciola)
    es.: L’un-con-tro-l’al-tr(o)ar-mà-to
  • Ottonario - ultimo accento tonico sulla settima sillaba (composto di otte sillabe nella forma piana)
    es.: Quan-t’è-bel-la-gio-vi-nèz-za
  • Novenario - ultimo accento tonico sulla ottava sillaba (composto di nove sillabe nella forma piana)
    es.: Do-v'e-ra-la-lu-na?-ch(é)il-ciè-lo
  • Decasillabo - ultimo accento tonico sulla nona sillaba (composto di dieci sillabe nella forma piana)
    es.: San-Lo-ren-z(o,)io-lo-so-per-ché-tàn-to
  • Endecasillabo - ultimo accento tonico sulla decima sillaba (composto di undici sillabe nella forma piana, di dieci sillabe nella forma tronca e di dodici sillabe nella forma sdrucciola)
    es.:  Tan-to -gen-ti-le e- tan-to o-ne-sta -pà-re

Vedi anche La rima

28 febbraio 2017

Canzone (metrica)

La canzone è un componimento poetico formato da un numero variabile di strofe (in genere cinque) che sono chiamate stanze
Generalmente i versi che la compongono sono endecasillabi misti a settenari.
Ogni strofa è formata da due parti una prima parte è detta fronte, una seconda parte è chiamata coda o sirma (o sìrima).
Fronte e sirma sono di solito uniti da un verso chiamato diesi o chiave o concatenatio.
Normalmente la fronte è divisa in piedi e la coda è divisa in due parti chiamate volte. Sia piedi sia volte si ripetono con la stessa struttura metrica.
Alla fine della canzone è possibile trovare una strofa più breve chiamata congedo o commiato che ha lo scopo di chiarire il significato della canzone.

Di seguito un esempio di stanza petrarchesca (Francesco Petrarca - Canzoniere, CXXIX).

Di pensier in pensier, di monte in monte
mi guida Amor, ch’ogni segnato calle
provo contrario a la tranquilla vita.
Se ’n solitaria piaggia, rivo, o fonte,
se ’nfra duo poggi siede ombrosa valle,
ivi s’acqueta l’alma sbigottita;
e come Amor l’envita,
or ride, or piange, or teme, or s’assecura;
e ’l volto che lei segue ov’ella il mena
si turba et rasserena,
et in un esser picciol tempo dura;
onde a la vista huom di tal vita experto
diria: Questo arde, et di suo stato è incerto.

Esempio, dalla stessa canzone, di congedo.

Canzone, oltra quell’alpe
là dove il ciel è piú sereno et lieto
mi rivedrai sovr’un ruscel corrente,
ove l’aura si sente
d’un fresco et odorifero laureto.
Ivi è ’l mio cor, et quella che ’l m’invola;
qui veder pôi l’imagine mia sola.



23 settembre 2016

Ballata (metrica)

La ballata, detta anche canzone a ballo, è un componimento poetico tipico della tradizione letteraria italiana. Ha origini popolari ma fu poi perfezionata e assunta a forma letteraria dagli stilnovisti e dal Petrarca.
Elemento caratteristico della ballata è il ritornello, ripetuto dopo ogni strofa.

Lorenzo De' Medici, autore del Trionfo di Bacco e Arianna

3 settembre 2016

La rima

Che cosa è la rima?

In poesia la rima è la perfetta identità tra due parole a partire dall'ultimo accento tonico

                  L'azzurro infinito del giorno           A
                  è come una seta ben tesa;                B
                  ma sulla serena distesa                    B
                  la luna già pensa al ritorno.            A
                                                      (da L'assenza di G. Gozzano)

La rima è componente essenziale della tradizione poetica italiana ma è sempre meno usata, o camuffata in vari modi, nella poesia contemporanea.
Semplificando potremmo dire che la funzione della rima è
  • ritmica poiché aiuta a costruire il ritmo del testo attraverso il ripetersi di suoni identici  e consente di strutturare il discorso in unità ritmiche (versi e strofe)
  • semantica poiché consente di sottolineare il valore di alcune parole collocandole in una particolare posizione all'interno del verso.


Ma se non c'è una "perfetta identità"?

In questo caso si parla di rima imperfetta e si distinguono
  • assonanza (vocali uguali ma consonanti diverse, frasca / rimasta) e
  • consonanza (vocali diverse e consonanti uguali, abbaglia, meraviglia).
Si usano anche le espressioni assonanza vocalica e assonanza consonantica.


Quali sono i principali schemi rimici della poesia italiana?

Quando si esegue l'analisi metrica di un componimento, i versi che rimano tra loro sono indicati con una lettera. Dal momento che, come detto, la rima assolve nella tradizione poetica italiana ad una importante funzione di organizzazione strofica, si sono consolidati i seguenti schemi:
  • rima baciata (AABB)
    Nella Torre il silenzio era già alto.
    Sussurravano i pioppi del Rio Salto.
    I cavalli normanni alle lor poste
    frangean la biada con rumor di croste.
  • rima alternata (ABAB)
    Forse perché della fatal quïete
    Tu sei l'imago a me sì cara vieni
    O sera! E quando ti corteggian liete
    Le nubi estive e i zeffiri sereni,
  • rima incrociata (ABBA)
    Voi ch'ascoltate in rime sparse il suono
    di quei sospiri ond'io nudriva 'l core
    in sul mio primo giovenile errore
    quand'era in parte altr'uom da quel ch'i' sono,
  • rima incatenata (ABA BCB CDC) detta anche terza rima o terzina dantesca
    Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
    prese costui de la bella persona
    che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.
    Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
    mi prese del costui piacer sì forte,
    che, come vedi, ancor non m'abbandona.
    Amor condusse noi ad una morte.
    Caina attende chi a vita ci spense.
    Queste parole da lor ci fuor porte.
  • rima replicata (CDE CDE) detta anche rima ripetuta
    sì ch’io mi credo omai che monti et piagge
    et fiumi et selve sappian di che tempre
    sia la mia vita, ch’è celata altrui.
    Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
    cercar non so, ch’Amor non venga sempre
    ragionando con meco, et io collui.
  • rima invertita (CDE EDC)
    Mostrasi sì piacente a chi la mira,
    che dà per li occhi una dolcezza al core,
    che ’ntender no la può chi no la prova:
    e par che de la sua labbia si mova
    uno spirito soave pien d’amore,
    che va dicendo a l’anima: Sospira.


Che cosa significano le espressioni "rima piana", "rima sdrucciola" e "rima tronca"?

Si tratta di definizioni che dipendono dalla posizione dell'ultima vocale accentata. Da questo punto di vista le rime si distinguono in
  • rime piane (l'accento cade sulla penultima sillaba, cigliòni / limòni)
  • rime sdrucciole (l'accento cade sulla terzultima sillaba, càntico, romàntico )
  • rime tronche (l'accento cade sull'ultima sillaba, verità / divinità)



27 maggio 2014

Il sonetto

Il sonetto è un breve componimento poetico.

Nella sua forma tipica, è composto di quattordici endecasillabi (versi con l'ultimo accento sulla decima sillaba) raggruppati in due quartine (fronte) e in due terzine (sirma).

Le quartine (strofe di quattro versi) hanno in genere rima alternata (ABAB) o incrociata (ABBA), le terzine (strofe di tre versi), in genere, hanno rima alternata (CDC DCD), ripetuta (CDE CDE) o invertita (CDE EDC).
Esempio - Tanto gentile di Dante Alighieri

sonetto

10 luglio 2013

Prosodia e metrica

La prosodia è l'insieme delle regole che guidano la corretta accentazione dei versi all'interno di un testo poetico. In tal senso il termine prosodia, come avveniva tradizionalmente, può essere considerato un sinonimo di metrica, intesa come la disciplina che studia le strutture che regolano la composizione dei versi e determinano la specificità dei versi all'interno della comunicazione poetica.

È bene sottolineare che sarebbe errato identificare l'oggetto della metrica con la poesia, infatti la versificazione è un concetto tecnico che riguarda tutti i discorsi dotati di certe caratteristiche formali mentre quello di poesia è un concetto estetico, il cui riconoscimento è un fatto culturale.

L'unità metrica fondamentale è rappresentata dal verso. Il verso si compone di una successione di sillabe che, strutturata secondo determinate regole che riguardano tanto il numero delle sillabe quanto la posizione degli accenti, va a costituire un organico insieme ritmico.