Quello che ci interessa è che la traccia non è utile di per sé: perché diventi utile occorre che lo storico la selezioni come fonte, cioè che riconosca la sua importanza e la sua capacità di rispondere alle domande che egli si pone. Occorre quindi che la scelga, tra tutte le tracce disponibili, e che decida di “interrogarla” cercando di trarne informazioni: solo così la traccia diviene “fonte” e diviene utile al progresso della conoscenza storica.
TRACCIA --> SELEZIONE DELLO STORICO --> FONTE
Dal punto di vista del loro aspetto le tracce del passato possono essere classificate in molti modi.
Ad esempio possiamo distinguere i resti (fossili, ossa), tracce strumentali (utensili, abitazioni, armi, tombe, monete, modificazioni dell’ambiente e del paesaggio), monumenti, narrazioni (diari, cronache, biografie), documenti iconografici (graffiti, quadri, disegni, carte geografiche), testimonianze documentarie (leggi, costituzioni, atti pubblici o privati, registri, bilanci), testimonianze orali, materiali audiovisivi (filmati, registrazioni).
Le fonti storiche vengono tradizionalmente suddivise in:
- fonti primarie, ovvero le fonti che risalgono all’epoca indagata;
- fonti secondarie, quelle che appartengono a un’epoca successiva al fatto indagato ma sono a questo inerenti (ad esempio, opere storiche).
Un’altra distinzione tradizionale è quella tra:
- fonti intenzionali, cioè costruite con lo scopo di tramandare un certo ricordo (ad esempio i monumenti che alcuni imperatori hanno fatto costruire per celebrare e tramandare le loro gesta) – queste fonti devono essere utilizzate con attenzione perché sono l’espressione del punto di vista di chi le ha volute;
- fonti non intenzionali, cioè quelle da cui si possono ricavare informazioni non volutamente elaborate per essere tramandate.
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