Il passero solitario – G. Leopardi (1798-1837)
La datazione di questa poesia è
incerta, anche se appare verosimile che sia stata scritta intorno al
1830. Per certo fu pubblicata nel 1835 nella prima edizione dei
Canti.
Leopardi descrive un passero avvistato
sulla torre del campanile di Recanati e, dal momento che entrambi
conducono un'esistenza solitaria, confronta la propria vita a quella
dell'uccello. Il passero solitario però desidera la solitudine
soltanto perché spinto dalla natura (“di natura è frutto // ogni
vostra vaghezza”), quindi non proverà dispiacere (“del tuo
costume // non ti dorrai”). Leopardi, al contrario, sa che se
giungerà alla dura età matura (che renderà il giorno “più
noioso e tetro") non potrà far altro che volgersi indietro -
senza possibilità di conforto - e pentirsi del passato.
Metrica: canzone libera in
endecasillabi e settenari, in tre strofe.
Il passero solitario
D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il
giorno;
Ed erra1
l'armonia per questa valle.
Brilla nell'aria, e per li campi
esulta4,
Sì ch'a mirarla5
intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti6;
Gli altri augelli7
contenti, a gara insieme
Per lo libero8
ciel fan mille giri,
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Canti, e così trapassi13
Dell'anno e di tua vita il più bel
fiore14.
Oimè15,
quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo16
e riso,
Della novella età17
dolce famiglia,
E te german18
di giovinezza, amore,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai24
cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla25,
Odi spesso un tonar di ferree canne26,
Che rimbomba lontan di villa27
in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor
s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Steso nell'aria aprica30
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno33.
Tu, solingo34
augellin, venuto a sera
Ogni vostra vaghezza42.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro43,
Quando muti questi occhi all'altrui
core44,
Del dì presente più noioso e tetro47,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? che di me
stesso?
Ahi pentirommi48,
e spesso,
NOTE
1Si
diffonde.
2Personificazione
della Primavera, soggetto dei predicati che seguono.
3Tutto
attorno
4La
primavera è al suo culmine
5Osservarla.
Il pronome enclitico è riferito alla primavera.
6Branco
(di bovini). Si noti il chiasmo (soggetto e predicato – predicato
e soggetto)
7Uccelli.
8Sereno.
Libero dalle nubi.
9Anche
loro.
10Giovinezza
e primavera.
11Non
ti cale, Non ti importa.
12Eviti
i divertimenti.
13Trascorri.
14Il
più bel periodo dell'anno e della tua vita.
15Interiezione
di dolore e disperazione. Variante grafica di ohimè. Inizia
la strofa in cui Leopardi mette a confronto la propria vita con
quella del passero..
16Divertimento.
17Giovinezza.
18Fratello.
19Rimpianto.
20Amaro.
21Della
vecchiaia.
22Lontano,
appartato.
23Estraneo.
24Ormai.
25Campana.
26Si
riferisce al suono di colpi di fucile (sparano per festeggiare).
27Borgo
di campagna, casolare.
28Rimando.
29Sguard.
È l'oggetto di “fere”.
30Limpida,
serena.
31Colpisce,
ferisce.
32Sole.
Soggetto di “fere”.
33Il
tramonto diventa un monito che sembra avvertire (“par che dica”)
che la gioventù è destinata a finire (“vien meno”).
34Solitario.
35Arrivato
alla fine della vita.
36Il
destino.
37Certamente.
38Modo
di vivere, di comportarti. L'allusione è, ovviamente, alla scelta
di stare in disparte.
39Lamenterai.
40Ha
valore causale: perché.
41Conseguenza,
prodotto.
42Desiderio.
43Otterrò
(impetrare è ottenere con preghiere).
44Quando
i miei occhi non saranno più in grado di dire nulla ad altri.
45Sarà,
diventerà.
46E
a loro (gli occhi) il mondo apparirà vuoto, privo di interesse.
47Il
futuro (la vecchiaia) sarà ancora più noioso e triste del
presente.
48Mi
pentirò.
49Senza
speranza di trovare un conforto.
50Mi
volgerò.
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