24 marzo 2012

Il passero solitario - Giacomo Leopardi








Il passero solitario – G. Leopardi (1798-1837)

La datazione di questa poesia è incerta, anche se appare verosimile che sia stata scritta intorno al 1830. Per certo fu pubblicata nel 1835 nella prima edizione dei Canti.
Leopardi descrive un passero avvistato sulla torre del campanile di Recanati e, dal momento che entrambi conducono un'esistenza solitaria, confronta la propria vita a quella dell'uccello. Il passero solitario però desidera la solitudine soltanto perché spinto dalla natura (“di natura è frutto // ogni vostra vaghezza”), quindi non proverà dispiacere (“del tuo costume // non ti dorrai”). Leopardi, al contrario, sa che se giungerà alla dura età matura (che renderà il giorno “più noioso e tetro") non potrà far altro che volgersi indietro - senza possibilità di conforto - e pentirsi del passato.
Metrica: canzone libera in endecasillabi e settenari, in tre strofe.

Il passero solitario

D'in su la vetta della torre antica,
Passero solitario, alla campagna
Cantando vai finché non more il giorno;
Ed erra1 l'armonia per questa valle.
Primavera2 dintorno3
Brilla nell'aria, e per li campi esulta4,
Sì ch'a mirarla5 intenerisce il core.
Odi greggi belar, muggire armenti6;
Gli altri augelli7 contenti, a gara insieme
Per lo libero8 ciel fan mille giri,
Pur9 festeggiando il lor tempo migliore10:
Tu pensoso in disparte il tutto miri;
Non compagni, non voli,
Non ti cal11 d'allegria, schivi gli spassi12;
Canti, e così trapassi13
Dell'anno e di tua vita il più bel fiore14.

Oimè15, quanto somiglia
Al tuo costume il mio! Sollazzo16 e riso,
Della novella età17 dolce famiglia,
E te german18 di giovinezza, amore,
Sospiro19 acerbo20 de' provetti21 giorni,
Non curo, io non so come; anzi da loro
Quasi fuggo lontano;
Quasi romito22, e strano23
Al mio loco natio,
Passo del viver mio la primavera.
Questo giorno ch'omai24 cede alla sera,
Festeggiar si costuma al nostro borgo.
Odi per lo sereno un suon di squilla25,
Odi spesso un tonar di ferree canne26,
Che rimbomba lontan di villa27 in villa.
Tutta vestita a festa
La gioventù del loco
Lascia le case, e per le vie si spande;
E mira ed è mirata, e in cor s'allegra.
Io solitario in questa
Rimota parte alla campagna uscendo,
Ogni diletto e gioco
Indugio28 in altro tempo: e intanto il guardo29
Steso nell'aria aprica30
Mi fere31 il Sol32 che tra lontani monti,
Dopo il giorno sereno,
Cadendo si dilegua, e par che dica
Che la beata gioventù vien meno33.

Tu, solingo34 augellin, venuto a sera
Del viver35 che daranno a te le stelle36,
Certo37 del tuo costume38
Non ti dorrai39; che40 di natura è frutto41
Ogni vostra vaghezza42.
A me, se di vecchiezza
La detestata soglia
Evitar non impetro43,
Quando muti questi occhi all'altrui core44,
E lor fia45 vòto il mondo46, e il dì futuro
Del dì presente più noioso e tetro47,
Che parrà di tal voglia?
Che di quest'anni miei? che di me stesso?
Ahi pentirommi48, e spesso,
Ma sconsolato49, volgerommi50 indietro.

NOTE
1Si diffonde.
2Personificazione della Primavera, soggetto dei predicati che seguono.
3Tutto attorno
4La primavera è al suo culmine
5Osservarla. Il pronome enclitico è riferito alla primavera.
6Branco (di bovini). Si noti il chiasmo (soggetto e predicato – predicato e soggetto)
7Uccelli.
8Sereno. Libero dalle nubi.
9Anche loro.
10Giovinezza e primavera.
11Non ti cale, Non ti importa.
12Eviti i divertimenti.
13Trascorri.
14Il più bel periodo dell'anno e della tua vita.
15Interiezione di dolore e disperazione. Variante grafica di ohimè. Inizia la strofa in cui Leopardi mette a confronto la propria vita con quella del passero..
16Divertimento.
17Giovinezza.
18Fratello.
19Rimpianto.
20Amaro.
21Della vecchiaia.
22Lontano, appartato.
23Estraneo.
24Ormai.
25Campana.
26Si riferisce al suono di colpi di fucile (sparano per festeggiare).
27Borgo di campagna, casolare.
28Rimando.
29Sguard. È l'oggetto di “fere”.
30Limpida, serena.
31Colpisce, ferisce.
32Sole. Soggetto di “fere”.
33Il tramonto diventa un monito che sembra avvertire (“par che dica”) che la gioventù è destinata a finire (“vien meno”).
34Solitario.
35Arrivato alla fine della vita.
36Il destino.
37Certamente.
38Modo di vivere, di comportarti. L'allusione è, ovviamente, alla scelta di stare in disparte.
39Lamenterai.
40Ha valore causale: perché.
41Conseguenza, prodotto.
42Desiderio.
43Otterrò (impetrare è ottenere con preghiere).
44Quando i miei occhi non saranno più in grado di dire nulla ad altri.
45Sarà, diventerà.
46E a loro (gli occhi) il mondo apparirà vuoto, privo di interesse.
47Il futuro (la vecchiaia) sarà ancora più noioso e triste del presente.
48Mi pentirò.
49Senza speranza di trovare un conforto.
50Mi volgerò.

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