Addossato al muro della cantina, Jean-Baptiste Adamsberg fissava l’enorme caldaia che due giorni prima aveva interrotto ogni forma di attività. Era successo un sabato, il 4 ottobre, con la temperatura esterna scesa intorno a un grado e un vento che veniva dritto dall’Artico. Il commissario, inesperto, esaminava la calandra e i tubi silenziosi nella speranza che il suo sguardo benevolo ravvivasse l’energia del marchingegno o facesse apparire il tecnico che doveva venire e non veniva.
Non che fosse sensibile al freddo o che trovasse la situazione sgradevole. Al contrario, l'idea che ogni tanto il vento del nord si fiondasse dritto dalla banchisa fino alle vie del tredicesimo arrondissement di Parigi, senza scali né deviazioni, gli dava l'impressione di poter arrivare in un passo a quei ghiacci lontani, di poterci camminare sopra, di poterci scavare qualche buco per la caccia alla foca. Si era messo un gilet sotto la giacca nera e, fosse dipeso da lui, avrebbe aspettato tranquillamente l'arrivo del riparatore spiando nel frattempo l'apparizione del muso della foca.
29 giugno 2012
Sotto i venti di Nettuno
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letteratura,
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Stefano Maroni
Poseidone usa il tridente. Noi usiamo la fiocina. Fred Vargas comincia così il quarto romanzo della serie dedicata al commissario Adamsberg (la versione italiana è opera di Yasmina Melaouah).
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