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9 settembre 2020

Materiali per le lezioni di Lettere


In linea di massima, in assenza di ulteriori indicazioni, i materiali necessari per le mie lezioni sono i seguenti:

  • Quadernone/i formato A4 (preferibilmente ad anelli)
  • Penna/e a sfera (per esercizi sul quaderno e verifiche)
  • Matita/e (per la compilazione di esercizi sui manuali)
  • Fogli protocollo a righe (per le verifiche di produzione scritta)
Potranno risultare molto utili:
  • Vocabolario di italiano (per esercitazioni e verifiche di produzione scritta) 
  • Pendrive (chiavetta usb) - per lavori in formato digitale

*  *  *

Per quanto riguarda i libri ecco alcune indicazioni.

Libri per la Classe I D (Italiano e Storia)

Nel cuore dei Libri - volume 1 (italiano antologia)
Sito della casa editrice: Pearson
App per dispositivi mobili: Reader +
Piattaforma per la consultazione via browser: My Pearson Place

Alla lettera (italiano grammatica)
Sito della casa editrice: Loescher
App per dispositivi mobili: ScuolaBook
Piattaforma per la consultazione via browser: Scuolabook webreader

Di tempo in tempo - volume 1 (Storia ed Educazione civica)
Sito della casa editrice: Zanichelli
App per dispositivi mobili: Booktab
Piattaforma per la consultazione via browser: MyZanichelli

Libri per la Classe III B (ItalianoStoria e Geografia)

La scala dei sogni - volume 3 (Italiano antologia)
Sito della casa editrice: Atlas
App per dispositivi mobili: ScuolaBook
Piattaforma per la consultazione via browser: Scuolabook webreader

Alla lettera (italiano grammatica)
Sito della casa editrice: Loescher
App per dispositivi mobili: ScuolaBook
Piattaforma per la consultazione via browser: Scuolabook webreader

Di tempo in tempo - volume 3  (Storia ed Educazione civica)
Sito della casa editrice: Zanichelli
App per dispositivi mobili: Booktab
Piattaforma per la consultazione via browser: MyZanichelli

Facciamo Geografia - volume 3 (Geografia)
Sito della casa editrice: Zanichelli
App per dispositivi mobili: Booktab
Piattaforma per la consultazione via browser: MyZanichelli


4 settembre 2019

Ma tu sei felice? di F. Baccomo

Ma tu sei Felice, perfetto esempio di mimesi, è un'unica sequenza dialogica. Quello che segue non è che un piccolo assaggio.

VINCENZO«Piuttosto, tu che ci facevi all’Oviesse?» 
SAVERIO«Dovevo comprare un regalo a mia moglie.»
VINCENZO«E vai a comprarlo all’Oviesse?»
SAVERIO«Ti dirò di più, vado a comprarlo all’Oviesse con lo sconto del 75 per cento.»
VINCENZO«E lei te lo permette? Lo facessi io, con mia moglie, mi toccherebbe passare al pacchetto premium del consulente matrimoniale.»
SAVERIO«Lì c’è stata un’intuizione da parte mia che mi permetto di definire geniale.»
VINCENZO«Cioè?»
SAVERIO«Il fatto è che il primo regalo che le ho fatto, avevo venti e passa anni, non c’avevo una lira, il primo regalo gliel’ho comprato all’Oviesse. Tra l’altro, con questa fortuna che lei è nata ai primi di gennaio, era pure tempo di saldi. Da allora, le ho detto che ogni regalo che le avrei fatto, in ricordo di quel primo, sarebbe stato preso all’Oviesse, con la stessa percentuale di sconto, settantacinque, un modo romantico di celebrare il nostro primo incontro.»
VINCENZO«Ma tu non sei romantico.»
SAVERIO«Ma lei questo non lo sa.»
VINCENZO«E quindi?»
SAVERIO«E quindi, nel tempo, ecco che è arrivato l’innaffiatoio tecnico a goccia, poi gli occhialini da lettura con lucine ad alimentazione solare, poi la borraccia a forma di Darth Vader, poi i sottobicchieri fosforescenti, poi il grembiule con ritratto di donna nuda, e te ne potrei dire decine.»
VINCENZO«Dimmene un altro.»
SAVERIO«Spugnette abrasive per la levigatura delle vernici.»[...]
VINCENZO«E invece quel primo compleanno, che cosa le avevi regalato?»
SAVERIO«Una spilletta, una cosina terribile che tra l’altro è venuto pure fuori che era un aggeggio antipulci per cani, una sorta di vaporizzatore di non so cosa, io non me ne ero nemmeno accorto, sono arrivato in cassa e la cassiera mi fa, Di che razza è? Chi?, dico io, e lei agita la spilletta. A quel punto mi agito io, Di che razza vuole che sia?, le ho detto, Bianca. E lei a insistere, No, non il colore, la razza. Razza bianca, dico io, alzando la voce, bianchissima. E l’ho guardata male perché mi stavo innervosendo per un genere di illazioni che, per carità, non c’è niente di male ad avere una moglie nera, però non era il caso mio e ci tenevo che fosse chiaro, e non c’entra il razzismo, te lo dico io che ho un sacco di amici razzisti, a riprova che sono una persona che non mette paletti alle frequentazioni.»
VINCENZO«E quindi che cosa è successo?»
SAVERIO«È successo che la cassiera mi ha guardato un po’ impaurita e in quel momento ho fatto caso alla confezione. C’era sopra il disegno di un cane che correva in un giardino, o in un parco, adesso non ricordo, e tutta una serie di insetti morti per terra. Lì mi si è chiarito tutto l’equivoco, però a quel punto che cosa fai? Rifai le scale mobili per scegliere un altro regalo? Ho pensato, strappo l’etichetta, lo metto in un’altra scatolina e via andare.»
VINCENZO«E tua moglie non se ne è accorta?»
SAVERIO«Altroché se se ne è accorta, ma è saltato fuori che un cane ce l’aveva davvero.»[...]
VINCENZO«Socrate?»
SAVERIO«Lui, pelosino. A quel punto ho avuto buon gioco a inventarmi che era un pensiero per il piccolo Socrate, che stava sempre con la zampetta a grattarsi sul collo. Lei è rimasta un po’ così, Ma se non l’hai mai visto, mi fa, non te ne ho mai parlato.»
VINCENZO«E tu?»
SAVERIO«Solita policy di quando non so cosa dire: ho sorriso facendo sì con la testa. Credimi, metà della mia carriera credo sia fondata su questo sistema.»

14 aprile 2019

Il censimento dei radical chic

L'incipit de Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi

Il primo lo uccisero a bastonate perché aveva nominato Spinoza durante un talk show. In effetti da parte del professor Giovanni Prospero era stata un’imprudenza anche perché si era presentato in studio indossando un golfino di cachemire color aragosta. La citazione gli era scappata di getto nella foga del dibattito, nella convinzione che fosse suo preciso dovere alzarne il livello. Aveva commesso un errore e se ne rese conto all’istante: il pubblico ammutolì e il sorriso del conduttore, per solito così cordiale, si irrigidì in una smorfia ostile:
– Nel mio programma, disse, le pose da intellettuali non sono ammesse e non permetto a nessuno di usare parole difficili.
Dopo una pausa di ostentata comprensione, il conduttore proseguì:
– Questo è uno show per famiglie. Chi di giorno si spacca la schiena per la sua famiglia e per questo Paese ha tutto il diritto di rilassarsi e di non sentirsi inferiore.
Il pubblico esplose in un applauso di rabbia e liberazione, sembrava che a ognuno si fossero moltiplicate le mani. Prospero provò a difendersi, a spiegare, e cercò di semplificare il senso della frase che aveva appena pronunciato riformulandola nel modo più semplice possibile:
– Volevo solo dire che se non si sforza di ragionare, il popolo diventerà schiavo del primo tiranno.
Purtroppo ottenne l’effetto contrario: il pubblico cominciò a battere i piedi e a gridare buuuu in segno di disapprovazione. Da uno schermo grande come un campo da basket, intervenne il ministro degli Interni che rincarò la dose schifato:
– Lei fa citazioni colte e intanto il popolo muore di fame. Si vergogni! 


15 luglio 2017

L'amicizia e la morte
secondo Jean-Baptiste Clamence

Clamence, racconta di un tale a cui avevano messo un amico in prigione e che, per non godere di una comodità che era stata tolta al suo amico, dormiva in terra. Si domanda se qualcuno lo farebbe per lui. Si domanda se ne sarebbe capace. E ne esce la seguente intuizione.
...l'amitié est distraite, ou du moins impuissante. Ce qu'elle veut, elle ne le peut pas. Peut-être, après tout, ne le veut-elle pas assez? Peut-être n'aimons nous pas assez la vie? Avez-vous remarqué que la mort seule réveille nos sentiments? Comme nous aimons les amis qui viennent de nous quitter, n'est-ce pas? Comme nous admirons ceux de nos maîtres qui ne parlent plus, la bouche pleine de terre! L'hommage vient alors tout naturellement, cet hommage que, peut-être, ils avaient attendu de nous toute leur vie. Mais savez-vous pourquoi nous sommes toujours plus justes et plus généreux avec les morts? La raison est simple ! Avec eux, il n'y a pas d'obligation. Ils nous laissent libres, nous pouvons prendre notre temps, caser l'hommage entre le cocktail et une gentille maîtresse, à temps perdu, en somme. S'ils nous obligeaient à quelque chose, ce serait à la mémoire, et nous avons la mémoire courte. Non, c'est le mort frais que nous aimons chez nos amis, le mort douloureux, notre émotion, nous-même enfin!
Albert Camus, da La chute  

11 luglio 2017

Michela Murgia - Accabadora

Maria si è appena trasferita a casa di Bonaria Urrai e... fatica ad ambientarsi

Tzia Bonaria le diede un letto solo suo e una camera
piena di santi, tutti cattivi. Lì Maria capì che il paradiso
non era un posto per bambini. Due notti stette zitta vegliando
con gli occhi tesi nel buio per cogliere lacrime di
sangue o scintille dalle aureole. La terza notte si fece vincere
dalla paura del sacro cuore col dito puntato, reso visibilmente
minaccioso dal peso di tre rosari sul petto zampillante.
Non resistette più, e gridò.
Tzia Bonaria aprì la porta dopo nemmeno un minuto,
trovando Maria in piedi accanto al muro che stringeva il
cuscino di lana irsuta eletto a cucciolo difensore. Poi
guardò la statua sanguinante, più vicina al letto di quanto
fosse sembrata mai. Prese sottobraccio la statua e la portò
via senza una parola; il giorno dopo sparirono dalla credenza
anche l’acquasantiera con santa Rita disegnata dentro
e l’agnello mistico di gesso, riccio come un cane randagio,
feroce come un leone. Maria ricominciò a dire l’Ave
solo dopo un po’, ma a bassa voce, perché la Madonna non
sentisse e la prendesse sul serio nell’ora della nostra morte
amen.

28 giugno 2017

Crabas e la religione

Michela Murgia descrive il pantheon del paese di Crabas (dal romanzo L'incontro).

Il paese viveva di un respiro comune ritmato dal suono delle campane: la chiesa parrocchiale di Santa Maria era il suo polmone, ma più per questioni di organizzazione cittadina che per aneliti di fede. Il primo regolatore della vita civile erano infatti i santi di categoria, celesti protettori sindacali di questo o quel gruppo di lavoratori, le cui celebrazioni erano anche un’occasione per fare il bilancio dell’anno produttivo trascorso.
I pescatori avevano come patrono Santu Pedru, il pescatore di uomini, e i suoi festeggiamenti erano costituiti da una processione, una messa in pompa magna con predicatore a pagamento venuto da fuori, e soprattutto quintali di muggini arrosto cucinati in piazza durante i balli. L’odore del pesce arrostito si sentiva dai paesi vicini e Maurizio lo associava per istinto alle occasioni speciali di Crabas, che per i suoi muggini era famosa fino a Cagliari.
I contadini, che erano appena meno numerosi dei pescatori, erano protetti autorevolmente da Santu Sidoru, un nume spagnolo che pare avesse fatto il contadino e che chiudeva con la sua festa il lavoro della trebbiatura del grano a fine luglio.
I muratori – che erano pochi ma si festeggiavano come se fossero gli unici a lavorare a Crabas – veneravano Santa Lughìa, non tanto perché in vita sua la santa avesse mai fatto il muratore, ma in quanto protettrice degli occhi, senza i quali nessun muro sarebbe mai venuto a piombo.
Oltre al pantheon delle categorie professionali c’erano poi i santi davvero potenti, quelli efficaci per tutti e in tutte le occasioni, confidenzialmente denominati il Santo e la Santa. La Santa era Maria Assunta in cielo in anima e corpo, patrona del paese. Il Santo era Sarbadori, il Salvatore, ovvero Gesù Cristo stesso, onorato con una processione maschile lunga nove chilometri fatta correndo a piedi nudi dal centro di Crabas fino alla chiesa campestre in mezzo agli sterrati del Sinis.
Nei paesi del circondario si guardava con invidia manifesta al fatto che Crabas
avesse così tanti soldi da poter celebrare un santo quasi ogni due mesi, e i crabrarissi dal canto loro amavano ribadire la propria supremazia bombardando il cielo notturno con fuochi artificiali a ogni festa più spettacolari e visibili.
(pp. 12-13) 

Nel passo che segue spiega l'Incontro.

L’Incontro era un avvenimento atipico anche per le complesse abitudini religiose sarde: a differenza delle normali processioni dei santi non c’era solo una statua a girare per il paese con la folla al seguito come orante serpentone, ma due simulacri e due cortei distinti: uno trasportava la statua di Gesú appena risorto che andava simbolicamente in cerca di sua madre, l’altro recava la statua di Maria Santissima in gramaglie che andava incontro al figlio.
(pp. 70-71)

Michela Murgia, L'incontro, Einaudi, 2012

5 settembre 2013

Contributo per i libri

La Delibera di Giunta regionale n. 936 dell’ 8 luglio 2013 fissa al 12 novembre 2013 il termine ultimo per consegnare, alle segreterie delle scuole secondarie di primo e secondo grado della regione, il modulo compilato di richiesta del contributo per la fornitura gratuita o semigratuita dei libri di testo (ai sensi dell'art. 3 della Legge Regionale 08/08/2001 n° 26).

Le domande  vanno quindi presentate entro il 12 novembre 2013

maggiori informazioni sul sito della regione E-R: http://scuola.regione.emilia-romagna.it/notizie/buoni-libro-richieste-entro-il-12-novembre-2013

14 dicembre 2012

Occorre essere parsimoniosi con il proprio disprezzo

Da L'uomo dei cerchi azzurri di Fred Vargas, un colloquio tra il commissario Adamsberg e l'ispettore Danglard:
...
Ma cosa, la mela marcia? - chiese. - Mica dobbiamo rinfacciare a Le Nermord di aver sudato per la paura! Perché pensare ancora a lui, santo Dio?
- Tutto ciò che è piccolo e crudele mi preoccupa. Lei è stato troppo a sentire Mathilde. Adesso si mette a difendere l'uomo dei cerchi.
- Non faccio niente del genere. Semplicemente mi occupo di Clémence e lascio in pace lui.
- Anch'io mi occupo di Clémence, solo di Clémence. Ma ciò non toglie che Le Nermord sia un uomo spregevole.
- Commissario, occorre essere parsimoniosi con il proprio disprezzo, a causa del gran numero di persone che lo meritano. E non sono io a dirlo.
- Chi lo dice?

29 giugno 2012

Sotto i venti di Nettuno

Poseidone usa il tridente. Noi usiamo la fiocina. Fred Vargas comincia così il quarto romanzo della serie dedicata al commissario Adamsberg (la versione italiana è opera di Yasmina Melaouah).

Addossato al muro della cantina, Jean-Baptiste Adamsberg fissava l’enorme caldaia che due giorni prima aveva interrotto ogni forma di attività. Era successo un sabato, il 4 ottobre, con la temperatura esterna scesa intorno a un grado e un vento che veniva dritto dall’Artico. Il commissario, inesperto, esaminava la calandra e i tubi silenziosi nella speranza che il suo sguardo benevolo ravvivasse l’energia del marchingegno o facesse apparire il tecnico che doveva venire e non veniva.
Non che fosse sensibile al freddo o che trovasse la situazione sgradevole. Al contrario, l'idea che ogni tanto il vento del nord si fiondasse dritto dalla banchisa fino alle vie del tredicesimo arrondissement di Parigi, senza scali né deviazioni, gli dava l'impressione di poter arrivare in un passo a quei ghiacci lontani, di poterci camminare sopra, di poterci scavare qualche buco per la caccia alla foca. Si era messo un gilet sotto la giacca nera e, fosse dipeso da lui, avrebbe aspettato tranquillamente l'arrivo del riparatore spiando nel frattempo l'apparizione del muso della foca.

28 maggio 2011

Il piccolo principe

Il piccolo principe di Antoine de Saint Exupéry.

Le Petit Prince è l'opera più conosciuta di Antoine de Saint Exupéry. Pubblicato nel 1943, è una sorta di educazione sentimentale in cui, attraverso l’espediente fiabesco dell’incontro con un petit bonhomme tout à fait extraordinaire, l’autore affronta temi profondi come l'amore, l'amicizia, il rapporto con il mondo degli adulti, l'importanza della fantasia.

Il romanzo di Saint Exupéry, oltre che per le tematiche affrontate e per i valori trasmessi, può venire "adottato" per il suo offrirsi alle esigenze didattiche come un ottimo e semplice esempio di testo allegorico, paradigmatico della necessità di un intervento cooperativo del lettore nel processo di interpretazione.