14 aprile 2019

Il censimento dei radical chic

L'incipit de Il censimento dei radical chic di Giacomo Papi

Il primo lo uccisero a bastonate perché aveva nominato Spinoza durante un talk show. In effetti da parte del professor Giovanni Prospero era stata un’imprudenza anche perché si era presentato in studio indossando un golfino di cachemire color aragosta. La citazione gli era scappata di getto nella foga del dibattito, nella convinzione che fosse suo preciso dovere alzarne il livello. Aveva commesso un errore e se ne rese conto all’istante: il pubblico ammutolì e il sorriso del conduttore, per solito così cordiale, si irrigidì in una smorfia ostile:
– Nel mio programma, disse, le pose da intellettuali non sono ammesse e non permetto a nessuno di usare parole difficili.
Dopo una pausa di ostentata comprensione, il conduttore proseguì:
– Questo è uno show per famiglie. Chi di giorno si spacca la schiena per la sua famiglia e per questo Paese ha tutto il diritto di rilassarsi e di non sentirsi inferiore.
Il pubblico esplose in un applauso di rabbia e liberazione, sembrava che a ognuno si fossero moltiplicate le mani. Prospero provò a difendersi, a spiegare, e cercò di semplificare il senso della frase che aveva appena pronunciato riformulandola nel modo più semplice possibile:
– Volevo solo dire che se non si sforza di ragionare, il popolo diventerà schiavo del primo tiranno.
Purtroppo ottenne l’effetto contrario: il pubblico cominciò a battere i piedi e a gridare buuuu in segno di disapprovazione. Da uno schermo grande come un campo da basket, intervenne il ministro degli Interni che rincarò la dose schifato:
– Lei fa citazioni colte e intanto il popolo muore di fame. Si vergogni! 


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