19 gennaio 2020

Camera dei fasci e delle corporazioni - 19 gennaio 1939

La transizione verso il totalitarismo dell'Italia mussoliniana avviene soprattutto dopo l'omicidio di Giacomo Matteotti.

Omicidio di cui, con il discorso del 3 gennaio 1925, alla Camera, Mussolini si assunse ogni responsabilità:
«Dichiaro qui, al cospetto di questa Assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto. Se le frasi più o meno storpiate bastano per impiccare un uomo, fuori il palo e fuori la corda! Se il fascismo non è stato che olio di ricino e manganello, e non invece una passione superba della migliore gioventù italiana, a me la colpa! Se il fascismo è stato un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere! Se tutte le violenze sono state il risultato di un determinato clima storico, politico e morale, ebbene a me la responsabilità di questo, perché questo clima storico, politico e morale io l'ho creato con una propaganda che va dall'intervento ad oggi. [...] 
Il Fascismo, Governo e Partito, è in piena efficienza. Signori, vi siete fatte delle illusioni! Voi avete creduto che il Fascismo fosse finito perché io lo comprimevo, che il Partito fosse morto perché io lo castigavo e poi avevo anche la crudeltà di dirlo. Se io la centesima parte dell’energia che ho messo a comprimerlo la mettessi a scatenarlo, oh, vedreste allora… Ma non ci sarà bisogno di questo, perché il Governo è abbastanza forte per stroncare in pieno e definitivamente la sedizione dell’Aventino. L’Italia, o signori, vuole la pace, vuole la tranquillità, vuole la calma laboriosa; gliela daremo con l’amore, se è possibile, o con la forza se sarà necessario.»
Il discorso, come è facile intuire, prelude all'avvento della dittatura.

Tra il 1925 e il 1926 vennero emanati una serie di provvedimenti che limitavano pesantemente le libertà politiche.
In sintesi... Vennero sciolti tutti i partiti e le associazioni sindacali non fasciste, venne soppressa ogni libertà di stampa, di riunione o di parola, venne ripristinata la pena di morte, venne creato un Tribunale speciale per i reati di matrice politica, venne potenziata la misura di prevenzione del confino, che costringeva ad abitare per un tempo determinato in un luogo diverso dal comune di residenza (tra le vittime di questa misura, ad esempio, troviamo lo scrittore Cesare Pavese; accusato di antifascismo, venne arrestato e incarcerato dapprima alle Nuove di Torino, poi a Regina Coeli a Roma e, in seguito al processo, venne condannato a tre anni di confino a Brancaleone Calabro, esperienza di cui parla nel racconto Il carcere).

Il 24 dicembre 1925 una legge cambia le caratteristiche dello stato liberale: Benito Mussolini cessa di essere presidente del Consiglio, cioè primus inter pares (primo tra i ministri), e Mussolini diventa Primo ministro segretario di Stato, nominato dal re e responsabile di fronte a lui e non più al Parlamento.
Non solo.
I vari ministri sono nominati dal re su proposta di Mussolini.
Inoltre la legge stabilisce che nessun progetto potrà essere discusso dal Parlamento senza l'approvazione di Mussolini.
Il 4 febbraio 1926 i sindaci elettivi vengono sostituiti da podestà nominati con decreto reale.
Il 16 marzo 1928 viene rinnovato il criterio della rappresentanza nazionale: ci sarà una lista unica di 400 candidati scelti dal Gran Consiglio del Fascismo su proposta dalle organizzazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro nonché da altre associazioni riconosciute. Gli elettori potranno approvare o non approvare tale lista. A Giolitti, che protesta, Mussolini risponde ironicamente che passerano da lui per imparare come si fanno le elezioni.

Il giorno giovedì 19 gennaio 1939, di cui oggi ricorre l'anniversario, compaiono ulteriori novità. Il fascismo scioglie il Parlamento, sostituendolo con la Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

I membri della Camera dei fasci e delle corporazioni, chiamati consiglieri nazionali, non erano eletti tramite elezioni, ma ne facevano parte di diritto in quanto componenti del Gran consiglio del fascismo, del Consiglio Nazionale del Partito Nazionale Fascista o di qualche altra associazione fascista. 

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