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17 settembre 2013

9 febbraio 2013

Costituzione - Articolo 1

L'articolo 1 della Costituzione della Repubblica italiana con breve chiosa esplicativa.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Cosa c'è da dire? Il 2 giugno del 1946 i cittadini italiani si espressero a favore della repubblica, forma di governo in cui la sovranità appartiene al popolo. La repubblica è democratica, ossia non oligarchica (oligarchia è una forma di governo in cui governano "pochi", ad esempio solo chi possiede determinati requisiti). Il concetto di sovranità popolare cresce con l'illuminismo e in particolare con Rousseau e indica che è il popolo ad essere sovrano e ad esercitare il potere supremo. Questo potere non è però assoluto ma deve essere esercitato entro i limiti dello stato di diritto e nei modi previsti. Dal momento che la nostra è una democrazia rappresentativa, il popolo esercita questo potere indirettamente eleggendo i propri rappresentanti (in parlamento e negli enti territoriali) e direttamente attraverso i referendum. Parte essenziale dell'articolo è rappresentata dall'esposizione del principio lavorista che riconosce il lavoro come valore sociale e base (fondata su) della vita sociale. Giova ricordare che le forze di sinistra che presero parte alla costituente proposero la dicitura "una repubblica di lavoratori" che fu però bocciata perché si ritenne che ciò potesse far credere che il potere apparteneva alla classe lavoratrice.

Il testo Lettera a una professoressa della Scuola di Barbiana cita in più occasioni la Costituzione. Il momento che mi piace di più, perché ha l'icasticità di una vangata sulla faccia,  è questo:
Una volta la mamma di Giampiero le disse: “Eppure mi pare che il bambino da che va al doposcuola comunale sia migliorato tanto. La sera a casa lo vedo leggere”. “Leggere? Sa cosa legge? La COSTITUZIONE! L’anno scorso aveva per il  capo le ragazzine, quest’anno la Costituzione”. Quella povera donna pensò che fosse un libro sporco. La sera voleva far cazzottare Giampiero dal suo babbo.
Oggi la costituzione si è ritagliata una suo spazio a scuola. In compenso sembra sempre più un testo scritto da qualche anima nobile per un film completamente diverso da quello che stanno proiettando.

Per esempio... fondata sul lavoro. Riporto le recenti osservazioni di Gustavo Zagrebelsky:
La Costituzione pone il lavoro a fondamento, come principio di ciò che segue e ne dipende: dal lavoro, le politiche economiche; dalle politiche economiche, l'economia. Oggi, assistiamo a un mondo che, rispetto a questa sequenza, è rovesciato: dall'economia dipendono le politiche economiche; da queste i diritti e i doveri del lavoro. Dicendo "dipendere" non s'intenda necessariamente determinare, ma condizionare, almeno, questo sì. Ora, il senso del condizionamento o, come si dice, delle compatibilità è certamente rovesciato. Il lavoro è il risultato passivo di fattori diversi, con i quali deve risultare compatibile. Non sono questi altri fattori a dover dimostrare la loro compatibilità col lavoro. Il lavoro, da "principale", è diventato "conseguenziale". Su questa constatazione, credo non ci sia bisogno di spendere parola. La Repubblica, possiamo dirla, senza mentire, "fondata" sul lavoro?