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15 settembre 2015

Uomo e montagna

Un elemento di grande importanza nei rapporti tra uomo e territorio è l'alternarsi di zone elevate e bassopiani, cioè montagne pianure.
Le montagne infatti hanno sempre costituito un ostacolo per:
  1. le difficoltà di transito (superare una montagna non è facile), 
  2. la crudezza del clima
  3. la ristrettezza dello spazio adatto alle colture (è più difficile praticare l'agricoltura).
Col crescere dell'altitudine la temperatura diminuisce di circa mezzo grado ogni cento metri e aumentano le precipitazioni: ciò significa che man mano che si procede in altitudine le aree coltivabili si restringono sempre di più;diminuisce anche il numero delle piante coltivabili perché ogni pianta ha un limite altimetrico al di sopra del quale non può sopravvivere.
È ovvio che parallelamente si delinea un limite altimetrico dell'insediamento umano.

A quello che abbiamo appena detto dobbiamo aggiungere due considerazioni:
  • innanzitutto nelle regioni tropicali (dove è più caldo per effetto della latitudine) è possibile trovare coltivazioni anche a 2000 metri di altitudine;
  • i progressi tecnici inducono ad abbandonare il tentativo di coltivazione in montagna (è inutile infatti coltivare frumento su terreni difficili quando il frumento coltivato in pianura, con l'impiego di macchine, è disponibile ad un prezzo minore).
Per tutti questi motivi la montagna è meno densamente abitata rispetto alla pianura.
Tra le attività più moderne possiamo ricordare l'impiego turistico della montagna (sci, escursionismo, ricerca di relax) e lo sfruttamento delle risorse idriche (per la produzione di energia idroelettrica), attività che danno un nuovo impulso alla rivalutazione delle montagne.
Si consideri infine che le aree a foresta (più diffuse in montagna) si oppongono, per la loro natura, alla vita e l'insediamento dell'uomo, ma nello stesso tempo rappresentano fonti di materie prime (si può ricavare il legno, utile per l'edilizia, per l'industria del mobile, per la produzione di carta).