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15 settembre 2015

L'uomo e il mare

Lo studio della geografia sarebbe scarsamente interessante se ci fermassimo agli elementi tecnici e oggettivi (il reticolato geografico, le carte, l'altezza dei monti, la lunghezza dei fiumi...). Parte fondamentale degli interessi del geografo è l'analisi dei modi con cui l'uomo interagisce con l'ambiente, adattandosi ad esso o modificandolo. In questa breve scheda si ricordano i principali aspetti del rapporto tra uomo e mare.

Che cos'è il mare?

Con il termine “mare” si indica l'insieme delle acque salate che ricoprono la superficie terrestre. Pur costituendo un complesso unico e intercomunicante, è suddiviso in grandi bacini, detti oceani, all'interno dei quali esistono bacini più piccoli, detti mari.
La superficie del nostro pianeta si estende per circa 510 milioni di km²: 362 milioni sono coperti da mari e oceani. Ciò significa che quasi il 71% circa del nostro pianeta è coperto di acqua salata.

Il confine tra acqua e terra è denominato costa o litorale.

Le più grandi masse d'acqua salata sono rappresentate dagli oceani, che sono tre: Oceano Pacifico, Oceano Atlantico e Oceano Indiano (hanno una superficie, rispettivamente, di 179 milioni, 106 milioni e 74 milioni di km²).

Perché il mare è così importante per l'uomo?

Partiamo da una semplice considerazione: le fasce costiere rappresentano un decimo delle terre abitate, eppure un terzo dell'umanità vive sulle fasce costiere. Questo ci permette di capire l'attrazione che il mare ha esercitato fin dall'antichità. Un'attrazione che deriva dalla possibilità di esercitare la pesca (il mare è quindi fonte primaria di risorse alimentari), dal clima temperato, dalle enormi possibilità che offre nell'ambito del commercio.
Soprattutto nel passato le coste hanno garantito anche un maggior sviluppo culturale e tecnologico: poter raggiungere altre nazioni non voleva soltanto dire poter commerciare con esse, ma anche poter apprendere culture e tecniche.

D'altro canto esistono anche coste repulsive, coste che non offrono possibilità di insediamento, ad esempio perché troppo alte o perché non è possibile costruirvi dei porti; possono anche esistere condizioni politiche tali da motivare l'abbandono di coste attrattive (ad esempio durante alcuni periodi del Medioevo, per ragioni di sicurezza, si evitavano le coste).

È legato al mare anche lo sviluppo delle attività turistiche e balneari (si tratta di un fenomeno che ha acquisito rilevanza soprattutto negli ultimi decenni).
Infine il mare è utile all'uomo perché è possibile produrre energia elettrica sfruttando il moto delle maree.

L'altra faccia della medaglia

Purtroppo, parlando di uomo e mare, occorre ricordare che uno dei principali impatti delle attività dell'uomo sugli oceani è l'inquinamento. Non si tratta solo dell'inquinamento legato agli incidenti delle petroliere o all'analoga dispersione accidentale di rifiuti tossici. Anche se questi sono gli aspetti più drammatici e telegenici del problema, l'inquinamento dei mari dipende soprattutto dagli scarichi urbani e industriali e dalla dispersione in acqua dei pesticidi e dei composti chimici usati nell'agricoltura.