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22 ottobre 2015

Solcata ho fronte - Foscolo

Il sonetto fu pubblicato per la prima volta nel 1802 sul Nuovo Giornale dei letterati di Pisa.
Schema metrico: ABAB BABA CDE CED.

Si tratta evidentemente di un sonetto autobiografico in cui il Foscolo realizza il proprio autoritratto descrivendo il suo aspetto fisico e la sua personalità, senza nascondere quei difetti che sembrano riconducibili ad un'indole estremamente passionale.

Fu scritto tra il 1801 e il 1802.


Solcata ho fronte

Solcata ho fronte, occhi incavati intenti (1),
crin fulvo (2), emunte (3) guance, ardito aspetto,
labbro tumido (4) acceso, e tersi denti,
capo chino, bel collo, e largo petto;

giuste (5) membra; vestir semplice eletto (6);
ratti (7) i passi, i pensier, gli atti, gli accenti (8);
sobrio (9), umano, leal, prodigo (10), schietto (11);
avverso al mondo, avversi a me gli eventi:

talor di lingua, e spesso di man prode (12);
mesto (13) i più giorni e solo, ognor pensoso,
pronto (14), iracondo, inquieto, tenace:

di vizi ricco e di virtù, do lode (15)
alla ragion, ma corro ove al cor piace:
morte sol (16) mi darà fama e riposo.


Note
1. vigili
2. capelli rossi
3. smunte, pallide
4. carnoso
5. proporzionate
6. accurato
7. veloci, si riferisce ai quattro sostantivi seguenti
8. il parlare. Si noti che l'intero verso sottolinea il carattere impulsivo del Foscolo e ci consente un accostamento allo "spirto guerrier" di Alla sera.
9. semplice
10. generoso
11. sincero
12. audace, animoso
13. triste
14. risoluto
15. si noti l'enjabement
16. soltanto la morte. Anche qui, in modo analogo a quanto avviene in Alla sera, la morte la morte è dispensatrice di riposo.


26 settembre 2015

A Zacinto - Ugo Foscolo



A Zacinto

Né più mai1 toccherò le sacre2 sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell'onde
del greco mar3 da cui vergine nacque

Venere4, e fea5 quelle isole feconde6
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde7
l'inclito8 verso di colui9 che l'acque

cantò fatali10, ed il diverso11 esiglio,
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.12

Tu non altro che il canto avrai del figlio,
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata13 sepoltura.


Note
1. Come in Alla sera l'incipit sembra alludere ad una dolorosa meditazione.
2. Perché terra natale e, anche, perché presso di essa era nata una dea.
3. Il Mar Ionio.
4. Venere nacque già donna dalle onde del mare.
5. Rese.
6. Fertile, produttivo, fruttifero.
7. Omero cita Zacinto nell'Odissea e la descrive ricca di boschi (“la di selve bruna   Zacinto”).
8. Sublime, nobile (è il soggetto di “tacque”).
9. Omero, il riferimento è all'Odissea.
10. Dominate dal fato, che incontreremo nell'ultimo verso (si ricordi che l'aggettivo compare nel primo verso di Alla sera: “Forse perché della fatal quiete”).
11. Vario, in varie direzioni.
12. Si conclude qui il primo periodo che occupa le due quartine e la prima terzina del sonetto.
13. Neologismo foscoliano, senza il compianto dei parenti, perché lontana.

4 aprile 2012

Foscolo - Ultime lettere di Jacopo Ortis

Ultime lettere di Jacopo Ortis:  Al lettore

Pubblicando queste lettere, io tento di erigere un monumento alla virtù sconosciuta; e di consecrare alla memoria del solo amico mio quelle lagrime, che ora mi si vieta di spargere su la sua sepoltura. E tu, o Lettore, se uno non sei di coloro che esigono dagli altri quell'eroismo di cui non sono eglino stessi capaci, darai, spero, la tua compassione al giovine infelice dal quale potrai forse trarre esempio e conforto.
Lorenzo Alderani

25 gennaio 2012

Alla Sera - Foscolo







Alla sera

Forse perché della fatal quïete
tu sei l'immago, a me sì cara vieni,
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquïete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.


v. 1. Fatal quiete: il riposo che il destino (il fato) assegna all'esistenza umana.v. 2 Immago: immagine.v. 3 O sera: il complemento di vocazione ci indica il destinatario dei versi. Corteggian: accompagnano.
v. 4 Zeffiri: zefiri, venti leggeri (quindi ai vv. 3 e 4 troviamo una perifrasi, un giro di parole, per indicare la sera estiva).
v. 5 Aere: cielo. Inquiete: la seconda quartina ha come prima parola-rima l'antonimo di "quiete", presente nel primo verso. In questo caso le tenebre sono inquiete perché turbate dal maltempo. Inquiete tenebre e lunghe: sia inquiete sia lunghe sono aggettivi di tenebre: il poeta altera la normale disposizione delle parole all'interno del sintagma (abbiamo già incontrato l'anno scorso questa figura sintattica: si tratta dell'ipèrbato). Ai vv. 5 e 6 troviamo, quindi, una perifrasi opposta alla precedente: questa volta il Foscolo si riferisce alle sere invernali.
v. 6 All'universo meni: conduci sulla terra.
v. 7 secrete: segrete.
v.8 cor: animo; "Secrete... tieni": plachi con dolcezza le vie più segrete del mio animo.
v. 9 Vagar mi fai co' miei pensier su l'orme che vanno al...: mi fai andare qua e là con i miei pensieri sulle tracce del... ovvero, più liberamente, mi fai venire in mente...
v. 10 Nulla eterno: la morte.
v. 11 Reo: malvagio, cattivo. Torme: schiere, grandi quantità.
v. 12 Cure: preoccupazioni, problemi. Meco: con me. Egli: lo sapete... è un pronome personale. In questo caso, secondo voi, a quale termine si riferisce? Si strugge: si consuma.
v. 13 Dorme: si placa.
v. 14 Spirto guerrier: oggi diremmo animo indomito, ribelle. Rugge: ruggisce. A proposito di ruggiti... notate come "ruggisce" tutto il verso, con le allitterazioni che insistono sulla "r": quello spirto guerrier ch'entro mi rugge.

In buona sostanza
Il poeta ama la sera perché essa gli procura un senso di pace. Ama la sera sia quando il clima è mite sia quando il clima invernale le conferisce un aspetto più spaventoso. La ama perché lo induce a meditare sul senso di infinito, sul nulla eterno che essa rappresenta. La ama perché questa meditazione lo aiuta a rimuovere preoccupazioni e affanni. La ama, quindi, perché, mentre contempla la pace della sera, il suo animo ribelle e tormentato riesce a trovar riposo.