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26 novembre 2023

La testa del chiodo

La testa del chiodo è una filastrocca di Gianni Rodari, pubblicata nel libro “Filastrocche in cielo e in terra” nel 1960. Questa poesia è un esempio di come Rodari sappia sfruttare il gioco di parole e l’umorismo per stimolare la riflessione nei giovani lettori.

La poesia è composta da tre strofe di quattro settenari (piani, tronchi e sdruccioli).

Il significato della poesia risiede nelle sue apparenti contraddizioni, che sfidano le aspettative del lettore. Ad esempio, la palma della mano che non fa datteri o il treno che ha una coda ma non scodinzola. Questi giochi di parole invitano i lettori a riflettere sulle diverse accezioni delle parole.

L’ultima strofa offre una riflessione finale: anche se un chiodo ha una testa, non può ragionare, un’osservazione che, secondo Rodari, può applicarsi anche ad alcune persone. Questo finale offre un tocco di saggezza e invita i lettori a riflettere sulla differenza tra avere una “testa” fisica e usarla per pensare e ragionare.

La testa del chiodo, di Gianni Rodari, da Filastrocche in cielo e in terra, edito nel 1960 da Einaudi.


La palma della mano

i datteri non fa,

sulla pianta del piede

chi si arrampicherà?


Non porta scarpe il tavolo,

su quattro piedi sta:

il treno non scodinzola

ma la coda ce l'ha.


Anche il chiodo ha una testa,

però non ci ragiona:

la stessa cosa càpita

a più d'una persona.