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15 gennaio 2019

Scheda di sintesi Storia

Metto a disposizione la scheda per il ripasso che ho già condiviso per il tramite del registro elettronico.
Si tratta di un modello che può agevolare il ripasso e la rielaborazione di quanto studiato.
Il modello prevede che l'alunno individui i seguenti elementi:
  • il numero del capitolo e il numero del paragrafo;
  • l'argomento principale del paragrafo (può corrispondere al titolo proposto dal manuale o essere il risultato di un'operazione di semplificazione);
  • le parole-chiave del paragrafo studiato (il manuale utilizza delle convenzioni tipografiche per aiutare gli alunni e, tipicamente, le parole-chiave sono evidenziate);
  • i personaggi storici citati nel paragrafo studiato;
  • il periodo storico preso in esame (indicandone, ad esempio, gli estremi cronologici);
  • il luogo geografico in cui si collocano gli eventi studiati;
  • il contenuto del paragrafo, così da poter realizzare un riassunto (breve!) o, meglio, una mappa concettuale;
  • Le parole e le frasi problematiche, al fine di poter formulare domande puntuali al docente.
  • Le date degli eventi più significativi, in modo da poter realizzare una linea del tempo
Per quanto riguarda il metodo di studio potrete dare un'occhiata al post sul metodo SQ3R e, per quanto riguarda le mappe concettuali (che non sono "le mappe", non sono "gli schemini") potete leggere il post dedicato alle mappe concettuali.

3 dicembre 2018

Islam - Un esempio di mappa concettuale

Quella che segue è una mappa concettuale che ha la funzione di esempio.

Dategli un'occhiata, ricontrollate la procedura per la creazione di una mappa concettuale, aprite Cmap Cloud e create la vostra mappa (che può essere realizzata anche con foglio e matita).



22 settembre 2018

Alcuni consigli per le vostre presentazioni

Parto con il consigliare quelli che al momento sono i due software che considero maggiormente adeguati.
  • Prezi
    che permette di creare presentazioni zoomabili e d'effetto in modo molto semplice
  • Google slides
    altro programma molto semplice che può essere utilizzato da chiunque abbia un account Google. 
Sia Prezi sia Google slides permettono la collaborazione telematica con un gruppo di lavoro (si può condividere il lavoro con gli altri membri del gruppo e ognuno può fare la sua parte anche da casa, purché abbia un dispositivo connesso ad internet). 

1. Il mio primo consiglio è quello di essere moderati con la quantità di testo che inserirete all'interno delle vostre diapositive (slides/singole schermate). Riempire con troppo testo ogni singola slide è un errore comune quanto fastidioso. Una slide non dovrebbe contenere più di 50-60 parole. Non preoccupatevi se nella vostra slide non c'è tutto quello che avreste voluto dire: approfondirete il discorso nel momento della presentazione alla classe, fornendo tutte le informazioni necessarie, oppure suddividerete su più diapositive i testi troppo lunghi.

2. Il secondo consiglio riguarda la grafica. Ovviamente la grafica è importante proprio perché usiamo strumenti che consentono di superare la dimensione tradizionale di testo nero su foglio bianco. È però fondamentale che le scelte grafiche siano funzionali alla leggibilità del vostro testo, che permettano quindi a tutti coloro che osservano il vostro lavoro di comprendere facilmente quello che avete scritto. È quindi importante una scelta adeguata dei colori (cercate contrasti forti, altrimenti si fa fatica a leggere) ed una scelta adeguata dei caratteri tipografici (evitate caratteri inutilmente buffi e strani). Per lo stesso motivo è importante evitare di sovrapporre testo ed immagini.

3. Formattate il vostro testo in modo da evidenziare le informazioni più rilevanti (ad esempio, usate il grassetto per i toponimi e per le parole-chiave).

4. È importante che la prima slide contenga una sorta di mappa o di indice, in questo modo i nostri ascoltatori sapranno quali temi andremo a trattare.

5. È molto importante utilizzare immagini adeguate e selezionate con cura, dato che devono servire a rendere più facilmente comprensibile il vostro discorso. Se stiamo lavorando ad una presentazione di Geografia, non dovremo dimenticare carte del territorio, grafici e tabelle.

6. Un'ultima cosa a cui è opportuno prestare attenzione è l'ipertestualità. All'interno delle nostre presentazioni possiamo inserire dei link che permettono di passare da una diapositiva all'altra ed è importante sfruttare questa potenzialità qualora, ad esempio, fosse necessario riprendere temi già trattati. 


28 marzo 2013

Mappe concettuali

Una rapidissima premessa

Uno dei problemi più sentiti da chi si occupa di insegnamento della storia riguarda la necessità di renderne significativo l’apprendimento e di evitare che gli allievi si limitino ad uno studio esclusivamente o prevalentemente mnemonico. Abitudine difficile da estirpare perché esiste una annosa tendenza in questa direzione, perché è più facile imparare a memoria che sforzarsi di capire, perché il tipo di performance richiesto dalla scuola può essere aggirato con questa scorciatoia.

L'apprendimento significativo avviene quando le nuove conoscenze e abilità si integrano con le preconoscenze producendo un mutamento nella struttura del nostro sapere. È parere di Joseph Novak che tale tipo di apprendimento possa essere agevolato dal ricorso alle mappe concettuali. In particolare sembra legittimo ravvisare una forte analogia tra il modo in cui incameriamo le informazioni all’interno della nostra rete di conoscenze e la costruzione di mappe concettuali. Dal punto di vista della costruzione di una cultura storica la creazione di mappe concettuali fa sì che il soggetto in fase di apprendimento sia stimolato a rendere esplicite le relazioni tra i concetti e la loro gerarchizzazione e favorisce quindi la comprensione del fatto storico studiato.

Le mappe possono essere utili nel momento in cui l'argomento viene presentato alla classe e in cui si raccolgono i dati sulle conoscenze pregresse, ma in questo caso la mappa serve solo come anticipatore cognitivo. Maggiormente utili nel momento “conclusivo” in cui viene rielaborata la conoscenza storiografica che è stata oggetto di studio e analisi .

Un ottimo software per la realizzazione di mappe concettuali è CmapTools, sviluppato dall’Institute for Human and Machine Cognition (IHMC).

Ok, ma nella pratica?


Le caratteristiche della mappa concettuale sono le seguenti:

  • rappresenta una piccola porzione di sapere che risponde ad una specifica domanda;

  • è costituita da nodi concettuali (un nodo, un concetto);

  • i nodi concettuali sono collegati mediante relazioni (linee provviste di un'etichetta che espliciti la relazione che collega i concetti).

Per realizzare una buona mappa concettuale occorre quindi:

  • esplicitare la domanda focale (dobbiamo formulare con chiarezza la domanda alla quale vogliamo rispondere con la nostra mappa);

  • inserire l'etichetta per l'argomento, i concetti principali e i concetti secondari;

  • collegare i diversi concetti con relazioni semplici e chiare.

Un esempio semplice semplice

Se la nostra domanda focale fosse Chi è Babbo Natale? Potremmo individuare come concetti basilari i seguenti: slitta, vestito rosso, barba bianca, costituzione robusta, regali, renne, bambini etc.

Le nostre relazioni potrebbero essere semplici voci verbali (usa --> la slitta; consegna --> i regali) o espressioni formate da verbi e preposizioni (trainata da --> renne; riconoscibile per -->vestito rosso; caratterizzato da --> barba bianca).

Un esempio fatto molto bene

Un esempio di mappa concettuale, realizzata con Cmap, che spiega come procedere alla realizzazione di una mappa.

Un altro esempio

Un esempio sui Normanni, realizzato con Cmap tools, in questo blog.

I concetti

Una delle difficoltà, dopo che l'alunno ha studiato l'argomento X e si appresta a rielaborarlo in forma di mappa concettuale, consiste nel riconoscere che cosa è concetto e che cosa è connessione.

Il concetto viene definito da Novak come una regolarità percepita in oggetti/eventi e contraddistinta da un'etichetta (una parola o una locuzione). Proviamo a capire. Gigi ha quattro anni, cammina e vede un oggetto che chiama "albero" (sua mamma gli ha detto che quell'oggetto si chiama così). Continua a camminare e vede un altro oggetto. L'oggetto è un altro ma lui lo chiama "albero". Lo chiama così perché percepisce una regolarità (le foglie verdi, il tronco di legno, le dimensioni...) che gli consente di accomunare il primo oggetto al secondo. Fa la stessa cosa con vari concetti-oggetto (pallone, automobile) e con vari concetti-evento (festa di compleanno, visita medica).

Gineprini-Guastavigna, per agevolare la comprensione, propongono altri tipi di concetto. Ne elenco alcuni, con qualche esempio.

  • Concetti-evento - Trattato di Campoformio, Marcia su Roma, Rivoluzione Bolscevica.

  • Concetti-tempo - Primo dopoguerra, Età della restaurazione, Età contemporanea.

  • Concetti-oggetto - Trincea, Baionetta, Sommergibile.

  • Concetti-persone - Borghesia, Proletariato, Aristocrazia.

  • Concetti-astrazione - Indipendenza, Libertà, Unità, Vittoria.

I collegamenti

Per far sì che la mappa sia chiara occorre esplicitare la natura delle connessioni che intercorrono tra i concetti.

Anche in questo caso può essere conveniente elencare i possibili tipi di relazione e giustapporre a questi qualche esempio.

  • Collegamenti inclusivi - indicano la relazione tra un concetto e altri concetti compresi nel primo; sono espressi da relazioni come comprende, si divide in, è composto da etc.

  • Collegamenti di causa-effetto - indicano la relazione tra un concetto causa e un concetto conseguenza; sono espressi da relazioni come causò, determinò, provocò.

  • Collegamenti di fine - indicano la relazione tra un concetto e il concetto che ne rappresenta lo scopo; sono espressi da relazioni come per, al fine di, con lo scopo di.

  • Collegamenti temporali - indicano la relazione tra un concetto e il concetto che lo contestualizza dal punto di vista cronologico; sono espressi da relazioni come nel, durante, al tempo del.

  • Collegamenti spaziali - come il precedente ma con riferimento allo spazio; sono espressi da preposizioni come in, a, nel o da verbo + preposizione (avvenne a, iniziò in).

  • Collegamenti transitivi e predicativi - indicano l'azione computa da un concetto nei confronti di un altro e sono espressi da forme verbali (Cesare --> conquista --> la Gallia; Leone XIII --> scrisse --> la Rerum novarum; Carlo V --> fu eletto --> imperatore del S.R.I.).

Per sistemare questi due appunti, oltre a Joseph Novak, ho tenuto in considerazione l'ottima riflessione di Gineprini e Guastavigna, in Mappe concettuali nella didattica.

27 gennaio 2013

Tecnica KWHL - KWHL chart

Si tratta essenzialmente di un metodo per promuovere l’esercizio di strategie metacognitive.

Il sistema è molto semplice e si concretizza nella compilazione di una tabella (KWL chart o KWLH chart).

KWL è l’acronimo di “what we Know”, “what we Want to know”, e “what we Learned”.

Al KWL di base viene talvolta aggiunta una che sta per “How...”. Un “come” che, a seconda del livello del soggetto in fase di apprendimento, potrà tradursi proficuamente nelle seguenti possibilità:
a) come potremmo approfondire (How we can learn more?);
b) come possiamo imparare ciò che desideriamo imparare (How can we find out what we want to learn?) .

Ne segue che potremo parlare di KWHL (come abbiamo fatto) o di KWLH.

La trasposizione operativa per integrare il metodo nella quotidiana pratica didattica consiste nel mostrare agli allievi come utilizzare la tabella KWHL (e nel chieder loro di redigerla). Una semplice tabella dedicata all’argomento di studio, divisa nelle quattro colonne K, W, H ed L, che la classe e gli alunni dovranno compilare (in un primo momento attraverso un brainstorming guidato).

Si tratta quindi di annotare l’argomento di studio (a mo’ di titolo) e, a seguire, esplicitare le preconoscenze, definire i bisogni formativi, annotare la metodologia e gli strumenti utilizzati, elencare le conoscenze apprese.

Argomento: …....................................................



Know




Want




How




Learned

Che cosa conosco di questo argomento?Che cosa desidero imparare?Come posso imparare ciò che voglio imparare?Che cosa ho imparato?

Per gli allievi più giovani potrebbe essere opportuno aggiungere all’acronimo una A (actions) e una Q (questions): quali atti concreti possono rappresentare il seguito naturale di ciò che ho imparato? Quali domande nascono dalle nuove conoscenze?

13 gennaio 2012

SQ3R - metodo di studio

Si tratta di un metodo di studio o, meglio, di un sistema combinato di lettura-studio che può migliorare la concentrazione, la comprensione e la memoria. Quasi inutilizzato in Italia, il metodo SQ3R è diffuso nel mondo anglosassone da diversi decenni e parte dall'assunto che un apprendimento che ha origine dalla necessità di soddisfare curiosità personali è maggiormente efficace e maggiormente significativo (ovvero meno mnemonico e meno superficiale).

Per comprendere in cosa consista il metodo è sufficiente sciogliere l'acronimo: Survey, Questions, Read, Recite, Review.
  1. Survey. Osservazione preliminare. Si tratta di una pre-lettura veloce alla ricerca di indizi sul significato globale del testo che si dovrà studiare. Una sorta di skimming finalizzato a stabilire obiettivi, categorie e ambiti.
    La prelettura fornisce appunto quell'organizzazione preventiva che facilita l'interazione con il testo e l’attivazione di strategie metacognitive (attenzione selettiva, focalizzazione e programmazione funzionale). Importante anche l'impatto sull'atteggiamento psicologico del lettore che passa ad essere quello di una gestione intenzionale del testo. 

  2. Questions. Stabilire lo scopo della lettura è fondamentale per abituarsi a gestire la lettura come processo attivo di ricerca. Si ribalta così il rapporto di dipendenza dal testo con un decisivo incremento del livello di comprensione. Grosso modo è quello che si fa quando, prima di iniziare la lettura di un saggio, se ne legge l'indice.

  3. Read. La lettura. Ciò che occorre sottolineare è che la lettura vera e propria passa ad essere la terza fase (normalmente è la prima). Il soggetto in fase di apprendimento, in questo modo, sa già di cosa parla il testo che sta studiando e si è già fatto un'idea delle risposte che potrà trovarvi.

  4. Recite/Recall. Si tratta della riorganizzazione logica di quanto appreso (letto/studiato). È quindi una rielaborazione mentale rapida da effettuare con il sistema che si ritiene più congeniale (ma è importante che il soggetto in fase di apprendimento sia messo in grado di gestire più di un sistema di rielaborazione ed è importante non affidarsi unicamente al modello verbale). Fondamentale quindi fornire l'adeguata assistenza per la compilazione di mappe mentali, mappe concettuali o grafici temporali.

  5. Review. È il ri-controllo globale. Ormai lo studente possiede un contenuto cognitivo rielaborato di ciò che il testo trasmette: si tratta quindi di rivedere il testo per capire se qualcosa è andato indebitamente perso o se qualcosa appare impreciso.
Floyd (Floyd J., Study Skills for Higher Education, London, Collins, 1984) nota che a parità di tempo impiegato un alunno che utilizzi il metodo SQ3R e il sistema delle revisioni ottiene una assimilazione del 90% del materiale studiato (contro il 10% del "metodo tradizionale").

Dal metodo SQ3R deriva il metodo PQRSTPreviewQuestionReadSummaryTest. Del tutto analogo al precedente ha la caratteristica di correlare in modo più esplicito le fasi 2 e 5, question e test. Prevede infatti che l'ultima fase consista proprio nel rispondere alle domande sorte nella fase 2.

Il metodo SQ3R è ottimamente descritto in Stefania Frasca, Insegnare a imparare, Faenza, 1989.