12 marzo 2025
Frontaling vs altre metodologie in -ing
6 ottobre 2020
Che cos’è per te la storia?
Un brano tratto da Carlo Greppi, La storia ci salverà.
«Che cos’è per te la storia?» mi ha chiesto una volta uno studente di diciassette anni, durante un incontro. Ci ho pensato qualche secondo e poi ho risposto.
«L’eterna lotta tra il bene e il male, forse.»
D’istinto mi è venuto da citare Il Signore degli Anelli e Harry Potter, che non è che parlino di storia anche se un legame con la storia - come ogni cosa - ce l’hanno, per poi aggiungere subito che ovviamente anche nel bene ci sono porzioni di male, e viceversa.
Sempre d’istinto, mi è venuto da specificare che quella è la storia che interessa a me, mentre ci sono interi periodi in cui questa lotta non esiste. O forse non smette mai di esistere, mi viene da chiarire ora, solo che a volte non si vede.
Sicuramente non mi sarebbe mai venuto da definire la storia "uno degli argomenti che spesso annoiano i ragazzi", come avrebbe fatto in mia presenza tre anni dopo un’altra studentessa, benché io sia del tutto consapevole del fatto che, per molti la storia è esattamente quella roba lì. Non il modo per scoprire come siamo arrivati fin qui, ma qualcosa di tremendamente noioso, una litania di biografie di uomini e donne (ma per lo più uomini) illustri e delle loro imprese, una sfilza di eventi e date con pochi appigli logici - eventi e date che noi dovremmo imparare non si sa bene perché.
E allora vi dico subito come va a finire: la storia non è una cosa positiva di per sé. E non perché sia zeppa di male, e cioè di meschinità umane, di tragedie e di massacri. Quelli, ahinoi, sono già avvenuti. Viaggiare nel tempo per impedire Auschwitz, Hiroshima e Nagasaki, la "tratta" degli schiavi, lo sterminio dei nativi americani o quello messo in atto dall’impero mongolo non si può. La storia non è una cosa positiva di per sé perché la storia come mera esposizione di fatti che in quanto tali dovrebbero tornarci utili nel presente, sostanzialmente, non esiste. E se potesse esistere sarebbe davvero poco interessante.
La storia è quello che vediamo se guardiamo indietro, è vero anche questo - e quello che vediamo dipende innanzitutto da quello che è emerso. Ma quando lo facciamo è per capire se dal passato a noi vicino o lontano possiamo trarre degli insegnamenti, se grazie a quel passato possiamo diventare persone migliori, presenti a se stesse e al mondo. Dipende tutto da come vogliamo farlo: è questo "come" a rendere la storia un qualcosa su cui vale la pena spendere il nostro tempo, le nostre energie. Oppure no.
La storia è positiva solo se, anche per vie tortuose, arriva a farci capire come siamo fatti, cosa possiamo essere e cosa rischiamo di diventare. Questa è la prima cosa che vorrei dire: la storia è l’eterna lotta tra il bene e il male, forse - fuori e dentro di noi.
22 settembre 2018
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31 ottobre 2014
I numeri che fanno la storia (ma non a scuola) - Novecento.org
"Le trasformazioni più straordinarie della storia contemporanea sono quelle demografiche, anche se esse vengono quasi ignorate dai manuali di storia. Il saggio parte dalla “transizione demografica”, che ha segnato il passaggio dal regime demografico tradizionale, comune a tutte le società agrarie del passato, a quello attuale; essa si è realizzata in tempi e modi diversi nel Nord e nel Sud del Mondo, che hanno provocato l’esplosione demografica del Novecento, e che provocheranno il grande invecchiamento della popolazione mondiale nel Duemila.
In questo contesto, si ripercorrono gli aspetti comuni e le differenze tra le migrazioni del passato e quelle del presente; e si dimostra, con la forza dei numeri della demografia, l’inconsistenza dei più diffusi luoghi comuni e stereotipi sull’immigrazione.
Dopo avere iniziato sottolineando la sostanziale assenza della prospettiva demografica dalla storia insegnata, il saggio si conclude rimarcando la stessa assenza, o marginalità, in Italia, sia nel dibattito storiografico che in quello politico, con qualche positiva (ma finora isolata) eccezione."
from Diigo http://bit.ly/1vp6k0o - articolo di Cesare Grazioli
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