Giuseppe Gioacchino Belli è uno dei più importanti autori italiani, in particolare di quel ramo del romanticismo italiano che si interessò al popolo e scrisse nella lingua del popolo, il dialetto. Di seguito uno dei sonetti più interessanti, Li morti de Roma.
La voce narrante, il popolo di Roma, spiega che anche dopo la morte, nel momento del funerale, persistono quelle differenze e quelle iniquità che caratterizzano la società (del periodo). Ci sono funerali per morti di mezza tacca, funerali per la nobiltà, che predilige la sera, e poi ci siamo noantri, che non valiamo molto, che non abbiamo né cassa né candele, che veniamo buttati nella fossa comune.
Le note sono mie ma, dove possibile, si rifanno alle chiose del Belli.
Li Morti de Roma
Cuelli morti che ssò dde mezza tacca
fra ttanta ggente che sse va a ffà fotte,
vanno de ggiorno, cantanno a la stracca,
verzo la bbúscia che sse l’ha dda iggnotte.
Cuell’antri, in cammio, c’hanno la patacca
de Siggnori e dde fijji de miggnotte,
sò ppiú cciovili, e ttiengheno la cacca
de fuggí er Zole, e dde viaggià dde notte.
Cc’è ppoi ’na terza sorte de figura,
’n’antra spesce de morti, che ccammina
senza moccoli e ccassa in zepportura.
Cuesti semo noantri, Crementina,
che ccottivati a ppesce de frittura,
sce bbutteno a la mucchia de matina.
che sse va a ffà fotte: che vede terminare la propria terrena esistenza; de ggiorno: la porzione della giornata che va dal pranzo all'imbrunire; cantanno a la stracca: cantando stancamente; iggnotte: inghiottire, dove dovranno essere collocati; in cammio: invece; fijji de miggnotte: persona scaltra e fortunata; sò ppiú cciovili: è ovviamente ironico; ttiengheno la cacca: hanno la vanità; ccottivati a ppesce de frittura: quotati poco, come pesce da frittura (cottio, ce lo dice lo stesso Belli nelle note a Er pesscivennolo, è l'apprezzamento del pesce in pescheria).
Ecco un primo sonetto del Belli, uno di quelli in cui il popolo di Roma è ritratto nel tentativo di confrontarsi con la dottrina cattolica. Corredo con qualche nota e la versione recitata da Gassman.
Er giorno der Giudizzio
Cuattro angioloni co le tromme in bocca se metteranno uno pe cantone a ssonà: poi co ttanto de voscione cominceranno a ddì: ffora a cchi ttocca.
Allora vierà ssù una filastrocca1 de schertri da la terra a ppecorone, pe rripijjà ffigura de perzone, come purcini attorno de la bbiocca.2
E sta bbiocca sarà ddio bbenedetto, che ne farà du’ parte, bbianca, e nnera: una pe annà in cantina, una sur tetto. All’urtimo usscirà ’na sonajjera3 d’Angioli, e, ccome si ss’annassi a lletto, smorzeranno li lumi, e bbona sera.