16 giugno 2020

PRIMO SECONDO TERZO di Michela Murgia

PRIMO SECONDO TERZO è una delle storie di Noi siamo tempesta di Michela Murgia.
È una storia raccontata a tre voci. Quello che segue è un accenno del racconto di Peter Norman

"[...] sono arrivato secondo tra loro due e mentre lo stadio esultava ho pensato che ero proprio dove avrei voluto essere. Purtroppo quella sensazione è durata un istante solo, perché poi li ho guardati – simili nella pelle e nello sguardo – e mi sono sentito un punto di domanda bianco tra due punti esclamativi neri, qualcosa di infiltrato che non doveva essere lì. Nello spogliatoio è stato peggio ancora. Loro non pensavano già più alla vittoria, erano già qualcosa di diverso dai due corridori contro cui avevo corso pochi minuti prima. Si sono tolti le scarpe, John si è infilato una collana di pietre ed entrambi hanno indossato una spilla con un simbolo. L’ho riconosciuto: è quello del Progetto Olimpico per i Diritti Umani. Ecco cosa sono: attivisti per i diritti dei neri! E io che cosa sono? Non lo so, so soltanto che questa era la mia gara, ma quella lotta appartiene soltanto a loro. Io non sono niente per questi due uomini. Prima di entrare nello spogliatoio non avevamo nemmeno mai parlato. Non so perché hanno deciso di dirmi cosa stavano per fare, ma si sono fidati e io mi sono sentito parte di qualcosa come non mi era mai accaduto prima. ‘Ne hai un’altra di quelle spille?’, gli ho chiesto con una voce che non sembrava nemmeno la mia. Tommie me l’ha data e io l’ho messa su anche se so che ora saranno guai, perché forse non so cosa può fare il mondo a due neri che lottano per i neri, ma so benissimo cosa può succedere a un bianco che li aiuta".

PREMIAZIONE OLIMPICA
200 METRI PIANI
CITTÀ DEL MESSICO 16 OTTOBRE 1968
Il fatto storico al quale la Murgia fa riferimento è di quelli di cui ancora oggi si fa fatica a parlare senza commuoversi. Il 16 ottobre 1968 gli atleti statunitensi Tommie Smith e John Carlos corsero la finale dei 200 metri piani alle Olimpiadi. Smith vinse l'oro. Dietro di lui l'australiano Peter Norman. Carlos si aggiudicò il bronzo.
Smith e Carlos, non appena l'inno statunitense risuonò nello stadio, alzarono il pugno chiuso, in sostegno del movimento denominato Olympic Project for Human Rights e, più in generale, delle rivendicazioni degli afroamericani. La foto fu scattata da John Dominis.
Smith e Carlos furono immediatamente sospesi dalla squadra statunitense ed espulsi dal villaggio olimpico.
Peter Norman, espresse la sua solidarietà indossando lo stemma dell'Olympic Project for Human Rights. Per questo motivo fu aspramente criticato dai media australiani e gli fu impedito di partecipare ai Giochi olimpici di Monaco di Baviera 1972 (nonostante si fosse qualificato).
Morì nel 2006 e le scuse arriveranno solo sei anni più tardi, nel 2012 quando il parlamento australiano ne riabilitò la memoria con queste parole:
Questo Parlamento:
  1. riconosce lo straordinario risultato atletico di Peter Norman, che vinse la medaglia d'argento nella gara dei 200 metri piani ai giochi Olimpici di Città del Messico del 1968, in un tempo di 20.06, ancora oggi record australiano;
  2. riconosce il coraggio di Peter Norman nell'indossare sul podio uno stemma del “Progetto Olimpico per i Diritti Umani”, in solidarietà con gli atleti afro-americani Tommie Smith e John Carlos, che effettuarono il saluto di “potere nero”;
  3. si scusa con Peter Norman per non averlo mandato ai Giochi di Monaco 1972, nonostante si fosse qualificato ripetutamente; e
  4. riconosce tardivamente il significativo ruolo che Peter Norman ebbe nel promuovere l'uguaglianza di razza.

Ecco il link al documento ufficiale.

Nessun commento:

Posta un commento

commenta