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24 gennaio 2023

Costituzione e religione

Articolo 3

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

L'articolo 3 della Costituzione italiana stabilisce i principi di uguaglianza formale e sostanziale. Affida allo Stato il compito di "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale" (ossia ridurre le disuguaglianze tra i cittadini). L'uguaglianza è intesa come "pari dignità sociale" per ogni persona, ottenuta escludendo ogni forma di discriminazione (si consideri che l'Italia usciva da due decenni di dittatura fascista).

Articolo 7

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.

L'art. 7 della Costituzione Italiana interviene sul rapporto tra Stato e Chiesa Cattolica, riconoscendo alla Chiesa una posizione differente dalle altre confessioni religiose. Conferma la validità dei Patti Lateranensi del 1929 e ribadisce che i rapporti tra lo Stato e la Chiesa devono essere regolati da intese concordate.

Articolo 8

Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.

L'art. 8 riconosce la libertà di tutte le confessioni ponendo il limite del rispetto delle leggi e prevedendo intese con le relative rappresentanze. Secondo alcuni commentatori c'è ancora una disparità di trattamento tra la Chiesa cattolica e le altre confessioni.

Articolo 19

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

L'articolo 19 della Costituzione Italiana riconosce la libertà religiosa dei cittadini ma non fa espliciti riferimenti alla libertà di coscienza e alla libertà di cambiare religione. 

Articolo 20

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d'una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

L’art. 20 ribadisce le garanzie espresse dall’art.19 e spiega che non possono essere introdotti trattamenti discriminatori verso le associazioni e gli enti religiosi.


28 giugno 2017

Crabas e la religione

Michela Murgia descrive il pantheon del paese di Crabas (dal romanzo L'incontro).

Il paese viveva di un respiro comune ritmato dal suono delle campane: la chiesa parrocchiale di Santa Maria era il suo polmone, ma più per questioni di organizzazione cittadina che per aneliti di fede. Il primo regolatore della vita civile erano infatti i santi di categoria, celesti protettori sindacali di questo o quel gruppo di lavoratori, le cui celebrazioni erano anche un’occasione per fare il bilancio dell’anno produttivo trascorso.
I pescatori avevano come patrono Santu Pedru, il pescatore di uomini, e i suoi festeggiamenti erano costituiti da una processione, una messa in pompa magna con predicatore a pagamento venuto da fuori, e soprattutto quintali di muggini arrosto cucinati in piazza durante i balli. L’odore del pesce arrostito si sentiva dai paesi vicini e Maurizio lo associava per istinto alle occasioni speciali di Crabas, che per i suoi muggini era famosa fino a Cagliari.
I contadini, che erano appena meno numerosi dei pescatori, erano protetti autorevolmente da Santu Sidoru, un nume spagnolo che pare avesse fatto il contadino e che chiudeva con la sua festa il lavoro della trebbiatura del grano a fine luglio.
I muratori – che erano pochi ma si festeggiavano come se fossero gli unici a lavorare a Crabas – veneravano Santa Lughìa, non tanto perché in vita sua la santa avesse mai fatto il muratore, ma in quanto protettrice degli occhi, senza i quali nessun muro sarebbe mai venuto a piombo.
Oltre al pantheon delle categorie professionali c’erano poi i santi davvero potenti, quelli efficaci per tutti e in tutte le occasioni, confidenzialmente denominati il Santo e la Santa. La Santa era Maria Assunta in cielo in anima e corpo, patrona del paese. Il Santo era Sarbadori, il Salvatore, ovvero Gesù Cristo stesso, onorato con una processione maschile lunga nove chilometri fatta correndo a piedi nudi dal centro di Crabas fino alla chiesa campestre in mezzo agli sterrati del Sinis.
Nei paesi del circondario si guardava con invidia manifesta al fatto che Crabas
avesse così tanti soldi da poter celebrare un santo quasi ogni due mesi, e i crabrarissi dal canto loro amavano ribadire la propria supremazia bombardando il cielo notturno con fuochi artificiali a ogni festa più spettacolari e visibili.
(pp. 12-13) 

Nel passo che segue spiega l'Incontro.

L’Incontro era un avvenimento atipico anche per le complesse abitudini religiose sarde: a differenza delle normali processioni dei santi non c’era solo una statua a girare per il paese con la folla al seguito come orante serpentone, ma due simulacri e due cortei distinti: uno trasportava la statua di Gesú appena risorto che andava simbolicamente in cerca di sua madre, l’altro recava la statua di Maria Santissima in gramaglie che andava incontro al figlio.
(pp. 70-71)

Michela Murgia, L'incontro, Einaudi, 2012

7 ottobre 2016

Crisi Impero Romano

Una linea del tempo dedicata alla crisi dell'Impero romano.


26 dicembre 2013

29 dicembre 2010

La crisi del III secolo e la diffusione del cristianesimo

Può essere utile se utilizzata a mo' d'esempio, per spiegare come realizzare una linea del tempo, o come "sfondo" per una lezione di riepilogo.

Linea del tempo crisi III secolo