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3 gennaio 2022

Il discorso del 3 gennaio 1925

 Le elezioni del 6 aprile 1924, che si tennero in un clima di violenta intimidazione da parte degli squadristi, fecero ottenere al Listone, che faceva capo al Partito Nazionale Fascista, la maggioranza dei voti. Le rimostranze del deputato socialista Giacomo Matteotti contro il modo in cui era stato ottenuto questo risultato elettorale provocarono la violenta reazione dei fascisti. 

Matteotti venne ucciso il 10 giugno 1924

Per protesta verso questo omicidio le opposizioni abbandonarono la Camera dei Deputati (si tratta della cosiddetta Secessione dell'Aventino) mentre gli esponenti delle aree moderate si rivolsero a Vittorio Emanuele III affinché destituisse Mussolini. Per tutto l'autunno del 1924 il Paese fu nuovamente in bilico.


Il 3 gennaio 1925 Mussolini si assunse ogni responsabilità delle violenze squadriste, dichiarandole parte essenziale del percorso rivoluzionario e dichiarando di essere pronto ad usare la forza per stroncare ogni opposizione. 

Nel documento allegato, alcuni passaggi tratti da quel discorso, corredati da note esplicative.

30 dicembre 2021

L’Italia dopo la guerra greco-gotica

 Nel 553 Giustiniano riuscì a chiudere vittoriosamente la guerra contro gli ostrogoti e quindi a riconquistare l’Italia. La penisola era stata però devastata da un ventennio di guerra, cui erano seguite carestie e pestilenze.

In questo brano possiamo leggere la descrizione, particolarmente cruda, delle misere condizioni dell’Italia di quegli anni. Ci viene offerta da un testimone oculare, lo storico Procopio di Cesarea, nella Storia delle guerre di Giustiniano.
L’anno avanzava verso l’estate e già il grano cresceva spontaneo, non in tale quantità però come prima, ma assai minore: poiché non essendo stato interrato nei solchi con l’aratro, né con mano d’uomo, ma rimasto alla superficie, la terra non poté fecondarne che una piccola parteNé essendovi alcuno che lo mietesse, passata la maturità, ricadde giù e niente poi più ne nacque.
La stessa cosa avvenne pure nell’Emilia; perciò le genti di quei paesi, lasciate le loro case, si recarono nel Piceno pensando che quella regione, essendo marittima, non dovesse essere totalmente afflitta dalla carestia.
Né meno visitati dalla fame per la stessa ragione furono i toscani, dei quali quelli che abitavano i monti, macinando ghiande di quercia come grano, ne facevano pane, che mangiavano. Ne avveniva naturalmente che venissero colti da malattie di ogni sorta, solo alcuni uscendone salvi. Nel Piceno si dice che non meno di cinquantamila contadini romani morissero di fame, ed anche molti di più al di là del golfo ionico. Tutti divenivano emaciati e pallidi, e la loro carne, mancando di alimenti, secondo l’antico adagio consumava se stessa [...]. Vi furono alcuni che sotto la violenza della fame si mangiarono l’un l’altro. Ben molti travagliati dal bisogno della fame, se mai trovavano qualche erba, avidamente vi si gettavano sopra, e appuntate le ginocchia cercavano di strapparla dalla terra, ma non riuscendo, perché esausta era in loro ogni forza, cadevano morti su quell’erba e sulle proprie mani. Né v’era alcuno che li seppellisse, perché a dar sepoltura nessuno pensava; non erano però toccati da alcun uccello dei molti che sogliono pascersi di cadaveri, non essendovi nulla per questi, poiché, come ho già detto, tutte le carni la fame stessa aveva già consumato.
da Procopio di Cesarea, Storia delle guerre di Giustiniano

I Germani nella descrizione di Cesare

Giulio Cesare, oltre ad essere stato un grande condottiero romano e ad aver svolto un ruolo molto importante nel passaggio dalla fase repubblicana alla fase imperiale, fu anche uno scrittore.


La sua opera più famosa è intitolata La guerra Gallica (il titolo originale è De bello Gallico).

È stata scritta fra il 58 e il 50 a.C., quindi durante la conquista della Gallia, ed è composta di otto libri. Nel libro IV Cesare ci parla dei "barbari", descrivendo le abitudini di vita degli Svevi.

Gli Svevi, tra tutti i Germani, sono il popolo più numeroso ed agguerrito in assoluto. Si dice che siano formati da cento tribù: ognuna fornisce annualmente mille soldati, che vengono portati a combattere fuori dai loro territori contro i popoli vicini. Chi è rimasto a casa, provvede a mantenere sé e gli altri; l'anno seguente si avvicendano: questi ultimi vanno a combattere, i primi rimangono in patria. Così non tralasciano né l'agricoltura, né la teoria e la pratica delle armi.Non hanno terreni privati o divisi, nessuno può rimanere più di un anno nello stesso luogo per praticare l'agricoltura.
Si nutrono poco di frumento, vivono soprattutto di latte carne ovina, praticano molto la caccia. Il tipo di alimentazione, l'esercizio quotidiano e la vita libera che conducono accrescono le loro forze e li rendono uomini dal fisico imponente.
Sono abituati a lavarsi nei fiumi e a portare come vestito, in quelle regioni freddissime, solo delle pelli che, piccole come sono, lasciano scoperta gran parte del corpo.

Concedono libero accesso ai mercanti, più per aver modo di vendere il loro bottino di guerra che per desiderio di comprare prodotti.

 

(Tradotto ed adattato da Gaio Giulio Cesare, De bello Gallico, IV, 1-2.)

9 giugno 2021

Il discorso del bivacco

Il cosiddetto "discorso del bivacco" è stato il primo discorso alla Camera dei deputati di Benito Mussolini. 

Il discorso fu pronunciato il giorno 16 novembre 1922

Pochi giorni prima, in seguito alla Marcia su Roma, Mussolini aveva ricevuto dal re Vittorio Emanuele III l'incarico di formare il governo. 

Si tratta di un discorso particolarmente duro in cui già si intravedono i segnali della futura dittatura e che anticipa alcuni passaggi del discorso dell'ascensione del 26 maggio del 1927.

L'unico che gli si oppose apertamente fu il leader socialista Filippo Turati (che morirà pochi anni dopo, in esilio, a Parigi, mentre era ospite del sindacalista Bruno Buozzi, ucciso dai tedeschi nel 1944). Il discorso di Turati è noto come "Il parlamento è morto"

Dopo il "discorso del Bivacco" di Mussolini, dopo il discorso "Il parlamento è morto" di Turati, la camera votò la fiducia a Mussolini. Tra i voti a favore anche quelli del futuro leader dalla Democrazia Cristiana Alcide De Gasperi, di Giovanni Giolitti e del futuro Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Segno che, in un primo momento, alcuni non compresero il pericolo rappresentato dal fascismo. 


Discorso alla Camera dei Deputati - Benito Mussolini
16 novembre 1922
Signori, quello che io compio oggi1, in questa Aula, è un atto di formale deferenza2 verso di voi e per il quale non vi chiedo nessun attestato3 di speciale riconoscenza. […]
Mi sono rifiutato di stravincere, e potevo stravincere. Mi sono imposto dei limiti. Mi sono detto che la migliore saggezza è quella che non vi abbandona dopo la vittoria. Con trecentomila giovani armati di tutto punto, decisi a tutto e quasi misticamente4 pronti ad un mio ordine, io potevo castigare tutti coloro che hanno diffamato e tentato di infangare il Fascismo.
Potevo fare di questa Aula sorda e grigia un bivacco di manipoli, potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto. […]
Ringrazio dal profondo del cuore i miei collaboratori, ministri e sottosegretari; ringrazio i miei colleghi di Governo, che hanno voluto assumere con me le pesanti responsabilità di questa ora. […]
Credo anche di interpretare il pensiero di tutta questa Assemblea5 e certamente della maggioranza del popolo italiano, tributando un caldo omaggio al Sovrano, il quale si è rifiutato ai tentativi inutilmente reazionari dell’ultima ora, ha evitato la guerra civile e permesso di immettere nelle stracche6 arterie dello Stato parlamentare la nuova impetuosa corrente fascista uscita dalla guerra ed esaltata dalla vittoria7. […]
Prima di giungere a questo posto da ogni parte ci chiedevano un programma. Non sono, ahimè, i programmi che difettano in Italia: sibbene8 gli uomini e la volontà di applicare i programmi. Tutti i problemi della vita italiana, tutti dico, sono già stati risolti sulla carta: ma è mancata la volontà di tradurli nei fatti. Il Governo rappresenta, oggi, questa ferma e decisa volontà.
La politica estera9 è quella che, specie in questo momento, più particolarmente ci occupa e preoccupa. […]
L’Italia di oggi conta, e deve adeguatamente contare. Lo si incomincia a riconoscere anche oltre i confini. Non abbiamo il cattivo gusto di esagerare la nostra potenza, ma non vogliamo nemmeno per eccessiva ed inutile modestia diminuirla.
La mia formula è semplice: niente per niente. Chi vuole avere da noi prove concrete di amicizia, tali prove di concreta amicizia ci dia. […]
Roma sta in linea con Parigi e Londra, ma l’Italia deve imporsi e deve porre agli Alleati quel coraggioso e severo esame di coscienza ch’essi non hanno affrontato dall’armistizio ad oggi. […]
Noi vogliamo seguire una politica di pace: non però una politica di suicidio.
Le direttive di politica interna si riassumono in queste parole: economie, lavoro, disciplina. Il problema finanziario è fondamentale: bisogna arrivare colla maggiore celerità possibile al pareggio del bilancio statale. […]
I cittadini, a qualunque partito siano iscritti, potranno circolare: tutte le fedi religiose saranno rispettate, con particolare riguardo a quella dominante che è il cattolicismo: le libertà statutarie10 non saranno vulnerate: la legge sarà fatta rispettare a qualunque costo. […]
Signori! Da ulteriori comunicazioni apprenderete il programma fascista, nei suoi dettagli e per ogni singolo dicastero11. Io non voglio, fin che mi sarà possibile, governare contro la Camera: ma la Camera deve sentire la sua particolare posizione che la rende passibile di scioglimento fra due giorni o fra due anni.
Chiediamo i pieni poteri perchè vogliamo assumere le piene responsabilità. […] Con ciò non intendiamo escludere la possibilità di volonterose collaborazioni che accetteremo cordialmente, partano esse da deputati, da senatori o da singoli cittadini competenti. […] Prendiamo impegno formale e solenne di risanare il bilancio12 e lo risaneremo. Vogliamo fare una politica estera di pace ma nel contempo di dignità e di fermezza: e la faremo. Ci siamo proposti di dare una disciplina alla Nazione e la daremo. Nessuno degli avversari di ieri, di oggi, di domani si illuda sulla brevità del nostro passaggio al potere.
Benito Mussolini, 16 novembre 1922

 

1È il 16 novembre del 1922. Il 28 ottobre del 1922 aveva avuto luogo la marcia su Roma. Il 30 ottobre il re Vittorio Emanuele III assegna a Mussolini il compito di formare il nuovo governo. Il 16 novembre 1922, Mussolini si recò alla Camera dei deputati per presentare la lista dei suoi ministri (tenne nelle sue mani le cariche di ministro dell'Interno e ministro degli Esteri) e pronunciò il "discorso del bivacco".

2Un atto di rispetto e riguardo.

3Certificato, dichiarazione (vuol dire che mostra rispetto per motivi puramente formali e che non chiede in cambio nulla).

4Con passione quasi religiosa.

5La Camera dei Deputati.

6Stanche e vecchie.

7Con questa frase allude alla decisione con cui il re Vittorio Emanuele III ha assegnato a Mussolini il compito di formare il nuovo governo.

8Bensì.

9La politica estera è quelal che riguarda i rapporti con gli altri Stati.

10Si riferisce allo Statuto Albertino.

11Settore della pubblica amministrazione che fa capo a un ministro, ministero.

12Migliorare, far tornare in salute, il bilancio ossia il rapporto fra le entrate e le uscite.


1 giugno 2021

Gli anni del boom: la società e la cultura

Un breve documentario che analizza gli anni del Boom economico soffermandosi sul ruolo della TV e del cinema. 

28 maggio 2019

Strage di Piazza della Loggia

Martedì 28 maggio 2019 ricorre il quarantacinquesimo anniversario della Strage di Piazza della Loggia a Brescia.


Il 28 maggio 1974, alle 10:12, durante il comizio di una manifestazione antifascista, esplose una bomba che uccise otto manifestanti e ne ferì un centinaio. La manifestazione era stata indetta dai sindacati confederali e dal Comitato Antifascista.
Nel giugno 2017, dopo oltre quarant'anni di indagini e processi, la Cassazione ha confermato l’ergastolo per Maurizio Tramonte e Carlo Maria Maggi, legati all'organizzazione neofascista Ordine Nuovo.



Quello di piazza della Loggia è considerato uno degli attentati più gravi dei cosiddetti anni di piombo, assieme alla Strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 (17 morti), alla Strage del treno Italicus del 4 agosto 1974 (12 morti) e alla Strage di Bologna del 2 agosto 1980 (85 morti).

24 gennaio 2019

Trieste - 18 settembre 1938



Queste le parole pronunciate nella parte di discorso presente nel video:
Nei riguardi della politica interna il problema di scottante attualità è quello razziale. Anche in questo campo noi adotteremo le soluzioni necessarie. Coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito a imitazioni, o peggio, a suggestioni, sono dei poveri deficienti, ai quali non sappiamo se dirigere il nostro disprezzo o la nostra pietà [Benito Mussolini definisce "poveri deficienti" coloro i quali pensano che l'Italia stia seguendo le indicazioni della Germania nazista, che credono che Mussolini sia stato spinto da Hitler ad adottare posizioni antisemite]. Il problema razziale non è scoppiato all'improvviso come pensano coloro i quali sono abituati ai bruschi risvegli perché sono abituati ai lunghi sonni poltroni. È in relazione con la conquista dell’Impero [la cui nascita era stata proclamata da Benito Mussolini il 9 maggio 1936 dopo la conquista italiana dell'Etiopia], poiché la storia ci insegna che gli Imperi si conquistano con le armi, ma si tengono col prestigio. E per il prestigio occorre una chiara, severa coscienza razziale, che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime. Il problema ebraico non è dunque che un aspetto di questo fenomeno. La nostra posizione è stata determinata da questi incontestabili dati di fatto. L’ebraismo mondiale è stato, durante sedici anni, malgrado la nostra politica, un nemico irreconciliabile del Fascismo.
Sul blog sono anche disponibili:

23 gennaio 2019

Liliana Segre, a 13 anni deportata ad Auschwitz


Liliana Segre (Milano, 10 settembre 1930) è una superstite della Shoah e testimone dei campi di concentramento nazisti. Il 30 gennaio 1944, all'età di 14 anni, venne deportata dal Binario 21 della stazione di Milano Centrale al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, che raggiunse sette giorni dopo.
Il 19 gennaio 2018 è stata nominata senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

16 ottobre 2018

Il primo reportage di guerra

Nel corso del XIX secolo la fotografia si impone (anche) come una delle nuove fonti storiche.
In classe abbiamo ricordato come la Guerra di Crimea (1853-1856), guerra che Cavour riuscì a sfruttare per guadagnarsi il sostegno di Napoleone III, fu la prima occasione per un reportage di guerra e che il  fotografo inglese Roger Fenton (1819-1869), fu il primo reporter di guerra nella storia della fotografia.

Ecco quindi alcuni esempi del primo reportage fotografico di guerra.








15 ottobre 2015

La questione sociale - Manifesto e Rerum novarum



L'industrializzazione che investe alcune regioni europee a partire dagli ultimi decenni del XVIII secolo determina anche l'insorgenza di gravi problemi sociali. La riflessione su tali problemi porta alla nascita di nuove teorie e movimenti politici (il socialismo, il comunismo, l'anarchismo e il sindacalismo).
La scheda propone due importanti documenti (ridotti, semplificati e corredati di domande guida). Il primo è tratto dal Manifesto del Partito comunista di Karl Marx e Friedrich Engels, il secondo dalla Rerum Novarum di Leone XIII.

3 maggio 2013

La scuola fascista


Dal sito del CESP - Centro Studi per la Scuola Pubblica - seleziono alcune immagini significative dedicate alla scuola fascista e al rapporto tra scuola e propaganda. Potranno contribuire a comprendere il clima di quel periodo.